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Il dito nell’occhio: emergenza cinghiali

Bruno Modugno e l'emergenza cinghiali
Bruno Modugno cacciatore cinghiali
Bruno Modugno durante una battuta di caccia

Questa volta il dito voglio infilarlo nell’occhio di tutti quelli che, di fronte all’emergenza cinghiali, sanno indicare un solo responsabile: il cattivo cacciatore, che negli anni’50 importò dai Balcani e immise nei nostri boschi, a scopo venatorio e di ripopolamento, alcuni esemplari di cinghiali danubiani, grossi di taglia, molto più prolifici dei nostri.

Quindi ce l’ho con i colleghi giornalisti e conduttori televisivi poco informati e seguaci del pensiero unico, dei veterinari che pur di apparire in TV sono disposti a vestire di scienza le più clamorose cazzate. Lo abbiamo appena visto a Uno Mattina dove il nostro Direttore era stato invitato per esporre al pubblico cosa significhi e quanto sia utile all’ambiente e alla fauna selvatica la presenza di 18 mila cacciatori l’anno. Il veterinario che aveva il compito di spiegare i comportamenti deviati dei nostri amici cani e dei maiali rinselvaticiti nei parchi siciliani ha interrotto l’intervento di Cusimano e si è lanciato in una filippica contro i cattivi cacciatori e in difesa del leone asiatico che nessuno caccia! Ma, quel che è peggio, Il conduttore complice, pagato da tutti noi, l’ha lasciato fare.

Ce l’ho con ambientalisti e animalisti che continuano a dar la colpa di tutto ai cacciatori, anche del caldo, degli incendi e dell’inquinamento da piombo, tranne quei pochi illuminati come Wilderness, Federparchi oltre a qualche frangia umanistica di Legambiente, che riconoscono alla buona caccia una funzione riequilibratrice della dinamica delle specie. Ma torniamo all’emergenza cinghiali. È vero, dopo la guerra c’era il deserto. I cinghiali, in quelle poche zone tirreniche e in Calabria dove c’erano sempre stati, erano stati decimati dalla fame della gente, non dai cacciatori. Ecco il perché dei ripopolamenti degli anni ’50. Ma poi l’ambiente, come si sa, plasma le specie: nelle nostre fitte macchie avevano più facile gioco i grugni affusolati dei sopravvisuti cinghiali nostrani, sicché dopo 50 anni non è rimasta traccia dei giganteschi balcanici. Sì, è vero, il nostro cinghiale oggi è un po’ più grosso e fa più figli. Ma non è quella la causa delle disavventure nelle quali sono incorse alcune persone aggredite e ferite dai cinghiali e degli incidenti stradali mortali provocati dai branchi che scorrazzano di notte lungo le strade statali.

Una causa? Una delle tante, ma forse la più inedita: Il periodo di pasciona causato dall’innalzamento della temperatura che ha aumentato le capacità alimentari (ghiande, castagne e altri frutti del bosco) e quindi raddoppiato i parti nell’anno. L’abbandono delle colture e l’aumento delle zone boscate dove sono apparsi altri ospiti vecchi e nuovi come cervi, caprioli, daini e mufloni che, se non controllati da una caccia attenta e selettiva, possono provocare danno non solo al lavoro dell’uomo e pregiudizio alla sicurezza stradale, ma limitare lo sviluppo dei boschi. E più di tutti, i cervi. Che sono stati immessi in tutta Italia dai Forestali di Tarvisio. Anni fa, un intero branco che scorrazzava per i vigneti del Brunello, è stato sterminato per i disastri che combinava. Lì non si trattava di vile granturco, ma di un vino da 40 euro (prezzo base) a bottiglia! Mi stupisco che quella volta non se la siano presa con i cacciatori. Forse perché l’episodio è stato tenuto segreto perché avrebbe creato qualche problema a giornalisti felloni, veterinari vanitosi, animalisti pietosi. Un’altra causa? I parchi, detti anche “la madre del cinghiale”. Lì vivono indisturbati (tranne in quelle aree protette dove è prevista la caccia di selezione). Lì si riproducono e si rifugiano dopo le notturne incursioni nelle colture agricole. Ecco perché vanno in giro a branchi sulle strade nazionali provocando incidenti spesso mortali.

E chi vive dentro un parco? Se li ritrova in casa come aggressivi coabitanti. Io abito a Roma al confine tra il Parco di Veio e il Parco dell’Insugherata. I cinghiali escono nel giardino condominiale e pascolano nei prati dell’Acqua Traversa. Mica di notte, addirittura in pieno giorno bloccando il traffico per via della gente che si ferma all’improvviso per far fotografie col telefonino.

I cacciatori? Che c’entrano? Vi giuro che ce la mettono tutta per risolvere il problema, anche a caccia chiusa, nei parchi e laddove le provincie autorizzano gli abbattimenti selettivi soprattutto a spese delle femmine e delle classi giovani. Ora per la prima volta ho sentito al telegiornale una parola di buonsenso. Il responsabile delle politiche ambientali chiede la collaborazione dei cacciatori per risolvere l’emergenza cinghiali Ma lo sai che ti dico? Ora, dopo tanti anni di accuse e persecuzioni, farei uno sciopero di un paio di anni. Arrangiatevi!

Bruno Modugno

Dead men walking.. Bruno Modugno

Bruno Modugno Caccia Passione
Bruno Modugno durante una battuta di caccia

Bruno Modugno e l'emergenza cinghialiSe le stesse cose le facesse un agricoltore, questo finirebbe in galera con l’accusa di aver disperso ormoni nell’ambiente. C’è qualcuno che si è risentito. Ma io continuerò, finché non avrò delle risposte, a mettere il dito nell’occhio di chiunque faccia il furbo, il muto e il sordo di fronte ai problemi che non sono solo nostri ma di tutto il corpo sociale. Tanto più se gli occhi appartengono a chi dovrebbe difendere, per mandato dei cacciatori, i loro sacrosanti diritti e il bene comune che è l’ambiente.

La mia rabbia parte questa volta da una presa di posizione di Franco Zunino, segretario generale dell’Associazione italiana della Wilderness, che tutela l’ambiente senza ricevere un soldo dallo Stato, dalle Regioni, dalla petrolchimica e da altri pelosi sostenitori di molte associazioni ambientalistiche (che forse le finanziano per distrarre la pubblica opinione dalle loro malefatte ai danni dell’ambiente indirizzando odio e inimicizie nei confronti dei nuovi “untori”, i cacciatori, colpevoli di tutto). La Wilderness tutela l’ambiente senza preclusioni di sorta nei confronti di noialtri, difende la gente dallo strapotere e la prepotenza dei parchi creando, con la collaborazione delle popolazioni. le cosiddette “aree Wilderness” dove si chiede solo di lasciare le cose come stanno, con la caccia , la pesca, il taglio degli alberi, con tutte quelle attività umane compatibili che hanno consentito a un determinato territorio di arrivare fino a noi nel migliore dei modi. Niente strade, turismo chiassoso, centri visite. Solo silenzio e presenza rispettosa dei tradizionali fruitori. Da sempre ho cercato, insieme a qualche spirito eletto, di coinvolgere il mondo della caccia, di farlo entrare in contatto con la filosofia wilderness. In parte ci sono riuscito. Zunino ha avuto per qualche tempo l’attenzione del C.I.C., dell’UNCZA, della Federcaccia essendo presente con spirito laico ed equilibrato alle loro assemblee, riunioni, convegni. Ha pubblicato un bel libro, autofinanziato, dove spiega il ruolo e la funzione del “predatore compassionevole”, cioè del cacciatore. La Federcaccia gliene comprò solo 150 copie! Alle sue rimostranze, gli fu risposto che  “ la Federcaccia non era in grado di aiutare la Wilderness in quanto già impegnata a sostenere Legambiente, definendola l’unica associazione ambientalista che difende la caccia”! Uno schiaffo in faccia a chi da sempre sostiene la compatibilità tra la buona caccia e la difesa dell’ambiente. Quali possono essere le ragioni di questa Santa Alleanza? Interessi economici? Legambiente è favorevole agli impianti eolici che, sostenuti da una potente lobby, stanno facendo scempio del nostro paesaggio. Interessi politici? Ideologicamente, presidenza della Federcaccia e Legambiente respirano la stessa aria culturale. Ditemelo voi.

Da uomo avveduto e di lungo corso capisco che spesso si possa fare una po’ di strada insieme, anche con un leale avversario, quando occorra raggiungere obiettivi comuni. E poi, ognuno per la sua strada. Ma non capisco questa Santa Alleanza con chi da sempre ha firmato, caldeggiato e sostenuto tutte le iniziative – anche le più becere e talebane – non per una caccia più consapevole, ma addirittura per la sua abolizione. Volete sentire l’ultima?  La vicenda è un po’ complicata, ma ci è utile per comprendere quanto l’alleata Legambiente ami e difenda la caccia. Andiamo in Friuli- Venezia Giulia. Dopo 23 anni dal disposto della L.157/92 , con molto ritardo rispetto ad altre, la Regione ha approvato nel luglio 2015 il Piano Faunistico Regionale.

Successivamente con atti separati, come sempre avviene, devono essere redatti ed approvati i Piani Venatori Distrettuali. In considerazione del tempo esiguo prima dell’inizio della stagione venatoria, la Giunta Reginale in via provvisoria, ha adottato gli atti gestionali già esistenti che facevano riferimento al piano precedente. La LAC (Lega Anti Caccia) ha proposto ricorso avverso il provvedimento delle Giunta, chiedendo la sospensione dell’attività venatoria.

Subito, i nostri amici di Legambiente, insieme a tutte le altre associazioni ambientalistiche, si sono associati alla richiesta che avrebbe portato alla chiusura della caccia per tutta la stagione. Hai visto che amici abbiamo? Non vogliono che andiamo a caccia, forse perché potremmo farci male o per non lasciare sole le nostre signore. Il TAR ha dato la sospensiva – quindi, niente caccia – abrogando temporaneamente la delibera della Giunta Regionale e ha fissato l’udienza di merito ad Aprile 2016, a caccia ampiamente chiusa. Le ragioni degli ambientalisti sono state sostenute da un fervido e clamoroso battage sui giornali, alla radio, alla televisione. Non si parlava d’altro sulla carta stampata, si urlava contro i cattivi cacciatori, massacratori di Bambi e assassini. E’ stato tirato in ballo il Ministero dell’Ambiente, addirittura se n’è parlato a Bruxelles.

Ovviamente l’informazione è stata a senso unico, senza che i cacciatori riuscissero a dire la loro. Ma grazie a Dio, la Giunta regionale ha proposto ricorso al Consiglio di Stato nei confronti della sospensiva del TAR. Il 28 dicembre il Consiglio di Stato ha ripristinato la delibera della Giunta Regionale ed ha fissato l’udienza di merito al 14 gennaio 2016. In quella data, il massimo organo della giustizia amministrativa ha posto fine alla questione con una sentenza che dà ragione alla Giunta Regionale motivando l’utilizzo degli atti gestionali esistenti, in attesa di quelli nuovi, al fine di non creare un buco normativo.

Al momento, in attesa che si arrivi a concludere la vicenda  formulando ed approvando i piani venatori distrettuali, i cacciatori del Friuli VG forse continueranno ad andare a caccia, fino al prossimo attacco degli ambientalisti e di Lega Ambiente, alleata della Federcaccia nazionale. Abbiamo buttato soldi, perché le campagne e gli avvocati costano; abbiamo tutti perso tempo; ma c’è chi ha seminato in giro odii e rabbie contro i cacciatori attraverso la stampa, la radio e la televisione. Questa per me, che sono giornalista professionista dal 1954, è la nota più penosa, che la dice lunga sull’obiettività di certi miei colleghi, disonesti o non informati. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, silenzio. Non l’enfasi e il risalto che avevano caratterizzato quella che avrebbe dovuto essere pura informazione. Appena una breve di cronaca, sottovoce. E’ questo che vi hanno insegnato nelle redazioni o nelle università dove avete creduto di imparare il mestiere? Ne ho le palle piene (quando ce vo’ ce vo’)  di ambientalisti, Legambiente (Legambigua, vi piace di più?), giornalisti felloni, Zombi e “dead men walking”. Che vadano tutti a…farsi mettere le dita negli occhi!

Enalcaccia Arezzo va contro l’ATC e il mancato ripopolamento delle lepri

Enalcaccia ArezzoLa sezione provinciale di Arezzo di Enalcaccia (Ente Assistenza Lavoratori) ha indirizzato una lettera agli organi di stampa, alle armerie, al Consiglio Provinciale e ai circoli dell’ente per parlare dell’Ambito Territoriale di Caccia locale e del mancato ripopolamento delle lepri. Il presidente provinciale Iacopo Piantini ha fatto riferimento a quanto avvenuto l’estate scorsa, con il ripopolamento di fagiani definiti di pessima qualità nei sottoambiti 1 e 2. Ebbene, dopo questa negativa e recente esperienza, i 10mila cacciatori aretini hanno dovuto sopportare il mancato ripopolamento delle lepri per la corrente stagione nonostante si trattasse di un appuntamento tradizionale.

Enalcaccia Arezzo non ha affatto digerito questa scelta e ha voluto manifestare lo stato di malessere attuale e l’insoddisfazione. Come è stato ricostruito da Piantini, ogni anno la Provincia di Arezzo era pronta ad attivare la cattura delle lepri dal 9 dicembre e in sintonia con gli ATC, in modo da consentire le successive immissioni nel territorio libero. Alla fine del 2015, però, sono venute meno le competenze provinciali in materia di caccia, dunque l’ente ha deciso di non organizzare alcuna cattura, nonostante la competenza fosse ancora valida dal 9 al 31 dicembre scorso.

Enalcaccia Arezzo ritiene che le responsabilità siano da imputare anche al Comitato dell’Ambito Territoriale di Caccia e al suo presidente, in particolare a causa del ritardo con cui hanno richiesto le autorizzazioni per le catture e il ripopolamento. La Regione Toscana, nuovo ente competente, ha rilasciato queste autorizzazioni lo scorso 21 gennaio e secondo Piantini era possibile, anche se in pochi giorni, procedere con le catture fino ai primi dieci giorni del mese di febbraio, come avvenuto in passato.

La posizione della sezione aretina di Enalcaccia è stata resa nota il 23 gennaio successivo in occasione della riunione della Consulta Provinciale della Caccia, ma già undici giorni prima era stata inviata una nota all’ATC Arezzo per proporre l’attivazione nell’immediato per quel che riguarda la cattura, con le lepri da distribuire in percentuali uguali in tutti i comuni della provincia. Enalcaccia ha anche proposto l’acquisto di lepri provenienti da recinti di comprovata qualità.

Le posizioni di Federcaccia, ArciCaccia e Libera Caccia (si sta parlando sempre delle sezioni locali) non sono state però concordi, anzi le catture sono state bocciate con la motivazione del periodo ormai superato. L’Ambito Territoriale di Caccia ha dunque tenuto conto del parere della maggior parte delle associazioni venatorie e il ripopolamento non c’è stato. La lettera si conclude con il rispetto delle scelte della maggioranza ma anche con la non condivisione delle stesse.

Record assoluto per i Campionati Regionali di tiro a volo, sfiorate le 4mila presenze

tiro a voloSettimana dopo settimana i numeri del tiro a volo italiano fanno registrare dei record. Due settimane fa sono stati sfiorati i 3mila iscritti per quel che riguarda i Campionati Regionali FITAV, mentre le giornate del 30 e 31 gennaio scorsi sono state caratterizzate da oltre 2400 atleti che hanno partecipato. Il week-end che si è appena concluso è andato ancora meglio, con quasi 4mila tiratori (per la precisione 3895) scesi contemporaneamente in pedana nelle varie regioni. Il numero è di tutto rispetto e la stessa federazione non ha esitato a definirlo “importantissimo”, anche perché è il migliore in assoluto del 2016. L’ennesima due giorni dei Campionati Invernali hanno visto 2561 tiratori iscriversi alla specialità Trap, seguiti da quelli che hanno caratterizzato il Percorso di Caccia (527), la Fossa Universale (372), lo Sweet (302) e il Double Trap (133).

A cosa è dovuto principalmente un aumento del genere? Secondo la FITAV si tratta del frutto di una programmazione e di una pianificazione molto accurate e gestite nel migliore dei modi dai delegati regionali. Ancora una volta è possibile esaminare le cifre territorio per territorio, in modo da capire quali sono stati i trend al Nord, al Centro e al Sud. La Lombardia ha confermato la sua posizione di prima regione italiana dei Campionati Invernali in quanto a presenze complessive.

Si tratta di 620 atleti che si sono iscritti alle gare di Fossa Olimpica, Fossa Universale, Skeet e Percorso di Caccia, coinvolgendo i TAV Mattarona, Accademia Lombarda, Mesero, Cieli Aperti e Fagnano. La seconda piazza delle regioni è stata “conquistata” invece dal Veneto con i suoi 400 tiratori, mentre la piazza d’onore è andata per poche presenze alla Sicilia (390). Vanno sottolineati anche i 30 tiratori della Valle d’Aosta che sono stati protagonisti della gara di Fossa Olimpica organizzata dal Tiro a Volo Carisio: 45, invece, sono stati gli atleti del Molise che hanno preso vita alle gare.

Altre regioni si sono ben comportate in quanto a presenze, come ben testimoniato da quelle registrate dalla Toscana (302 iscritti), dall’Abruzzo (261) e dal Lazio (258). Vale la pena analizzare anche qualche dato relativo alle specialità più gettonate. La Fossa Olimpica è stata presente praticamente in tutti i Campionati Regionali Invernali d’Italia, al contrario la Sicilia ha deciso di organizzare (unica tra le regioni prese in considerazione) due gare della specialità Percorso di Traccia: l’organizzazione è stata curata e gestita dai TAV Etna Shooting e Il Tiro, con 80 tiratori in totali (40 in entrambe le competizioni). Il prossimo appuntamento è previsto per il fine settimana di sabato 13 e domenica 14 febbraio.

A Salisburgo la ventottesima Fiera della caccia e pesca dal 25 al 28 febbraio

Fiera della caccia e della pesca

Fiera della caccia e della pescaDie Hohe Jagd & Fischerei: è questo il nome ufficiale e in tedesco della Fiera della caccia e della pesca che si svolge per il 28° anno a Salisburgo, in Austria. La città di Mozart ospiterà l’importante manifestazione dal 25 al 28 febbraio prossimi, un appuntamento fondamentale in cui cacciatori, pescatori, amanti della natura e dell’outdoor potranno trovare pane per i loro denti. Le aziende presenti saranno più di 550 e proverranno da tutto il mondo, il tutto all’insegna della proposta di nuovi prodotti, servizi, ma anche delle offerte e dei trend del momento per quel che riguarda il settore. I numeri dell’ultima edizione, quella del 2015, sono stati davvero importanti.

In particolare, l’anno scorso hanno partecipato 557 esibitori, con 39mila visitatori, nel 2016 si punta con ambizione a fare ancora meglio. Gli stand sono ospitati dal centro “Messenzentrum Salzburg”, nella parte nord di Salisburgo e a soli quattro chilometri dal centro cittadino. Avranno uno stand personale aziende importanti del settore come Beretta, Benelli e Fiocchi, soltanto per citare alcuni dei nomi presenti.

Quali saranno gli eventi più interessanti in programma? Si comincerà il primo giorno con la presentazione ufficiale dei cani da caccia del Club Salisburgo, ma non mancheranno le conferenze e i dibattiti, come ad esempio quelli incentrati sulla volpe (“come attirare e infastidire la volpe”) e i cinghiali, senza dimenticare le dimostrazioni pratiche e il Red Fox Austria Award. In aggiunta ,la volpe sarà la grande protagonista anche di un’altra conferenza che è incentrata sull’uso del suo follicolo.

Per l’occasione, la sezione provinciale di Genova della Federazione Italiana della Caccia ha deciso di organizzare un viaggio nella città austriaca proprio per partecipare alla fiera. Si tratta di tre giorni con arrivo in autopullman riservato il 26 febbraio e la visita a Kitzbuhel. Il giorno successivo sarà dedicato interamente alla fiera salisburghese, mentre la terza e ultima giornata riguarderà la visita libera di Salisburgo.

Caccia in Calabria: grido di protesta dai cacciatori calabresi per decisione del Governo

Federcaccia - FIDC - Associazioni Venatorie
Federcaccia - Associazione Venatoria
Federcaccia – Associazione Venatoria

Caccia in Calabria. “I cacciatori calabresi ringraziano. Ringraziano il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ed il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti  per aver, con motivazioni superficiali ed ampiamente smentite da risultati scientifici prodotti dalle singole Regioni e dalla Calabria in particolare, riadottato provvedimenti autoritari e vessatori mirati ad imporre la chiusura anticipata della stagione venatoria ad alcune specie quali il Tordo Bottaccio, la Cesena e la Beccaccia.

Ringraziano la Giunta della Regione Calabria che, nonostante disponga di un quinquennio di dati scientificamente validi sull’inizio della migrazione prenuziale del Tordo Bottaccio  e che hanno permesso in questi anni all’Ente di fissare legittimamente alla data del 31 gennaio la chiusura della stagione di caccia per tale specie, per il secondo anno consecutivo,  ha supinamente aderito all’assurdo diktat del Governo Renzi anticipando con propria delibera la chiusura della caccia per tale specie.

Ringraziano, infatti, la Giunta Regionale della Calabria che, pur avendo avviato una compiuta difesa delle proprie decisioni presso le Sedi governative, ha poi voluto differenziarsi  da altre Amministrazioni Regionali che hanno agito in coerenza alle proprie legittime determinazioni,  impugnando  il provvedimento della Presidenza del Consiglio o semplicemente lasciando alla stessa l’attuazione dei poteri sostitutivi. Coerenza che ha premiato la Regione Liguria con la sospensiva del provvedimento governativo per il proprio calendario venatorio sancita dal TAR.

E si che per celerità ed efficienza l’Ente ha sinora brillato in negativo. Basti solo pensare che ci son voluti ben dodici mesi (al netto dei tempi di insediamento) perché venissero nominate le cinque Commissioni per gli esami di abilitazione all’esercizio venatorio mortificando e calpestando le legittime aspettative sia dei candidati che degli operatori economici dei settori interessati e che le risorse versate dai cacciatori, queste incamerate con grande diligenza, giacciono inutilizzate a danno della gestione faunistico-ambientale dell’intero territorio.

Queste Associazioni Venatorie, sulla scorta degli atti governativi di inammissibile impronta autoritaria, invitano i cittadini cacciatori ad una seria ed attenta riflessione sugli effetti di accentramento di poteri correlati alle riforme costituzionali appena varate e sui quali saremo chiamati ad esprimerci nel previsto referendum popolare. Comunicano altresì il proseguimento di tutte le azioni già intraprese nei confronti della Regione Calabria ivi compreso il contenzioso amministrativo instaurato lo scorso anno presso il TAR Calabria avverso la delibera di anticipazione della stagione di caccia al Tordo Bottaccio”.

I Responsabili regionali delle Associazioni Venatorie: Federazione Italiana della Caccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Enalcaccia, ArciCaccia, ANUU, Italcaccia ed EPS.

( 8 febbraio 2016 )

A Reana del Rojale (Udine) una prova di lavoro per cani da traccia il 20 febbraio

Prova nazionale cani su traccia e combinata alpina - Concei (TN) 7 e 8 maggio 2011

Cani da tracciaLa sezione provinciale di Udine della Federazione Italiana della Caccia ha comunicato ai conduttori e agli appassionati l’organizzazione e lo svolgimento di una prova di lavoro per cani da traccia a Reana del Rojale il prossimo 20 febbraio. Questa prova è dedicata a Edoardo Ferletic, Federcacciatore e appassionato di cani di traccia. Il comune udinese di Reana del Rojale vanta cinquemila abitanti e si affaccia sulle Prealpi Carniche e Giulie: inoltre, è ricordato dagli storici per essere stato un territorio in cui si svolsero alcune delle principali attività di resistenza friulana nel corso della seconda guerra mondiale. Nel caso della prova di lavoro di cui si sta parlando, il ritrovo e il perfezionamento delle iscrizioni sono stati fissati per le ore 7 del 20 febbraio, per la precisione presso il Centro Sagra di Rizzolo.

L’appuntamento immediatamente successivo sarà quello della scelta delle tracce, seguito a ruota dall’inizio della prova (ore 7:30), dalla prova dell’attesa, la premiazione e dal pranzo del conduttore. Volendo essere ancora più precisi, si tratta della seconda prova ENCI Open, organizzata in collaborazione con la sezione reanese di Federcaccia e la locale Riserva di Caccia. Come si svolgerà nello specifico la manifestazione? Il regolamento a cui fare riferimento è quello dell’Ente Nazionale Cinofilia Italiana.

Al momento della chiamata il conduttore deve presentarsi con il cane al guinzaglio: deve anche essere fornito di collare, guinzaglio corto e guinzaglio da caccia. Al giudice va comunicato il modo di lavorare lungo il percorso, vale a dire l’utilizzo o meno del guinzaglio da traccia. Altra informazione da fornire è quella relativa alla disciplina dell’ubbidienza al piede, con o senza guinzaglio corto. Il cane da traccia può essere incitato sottovoce dal conduttore durante il percorso oppure con il gesto, mentre non è consentito indirizzare il cane sullo stesso percorso da seguire. Riguardo ai punteggi, il primo posto in classifica non può essere assegnato a chi ha una qualifica inferiore a “Molto Buono”.

La qualifica più alta, “Eccellente”, viene assegnata al cane che dimostra di possedere tutte le doti di stile e le qualità naturali relative alle razze da traccia: il cane eccellente, inoltre, non mette in mostra difetti e non incorre in errori gravi. La seconda qualifica è quella del già citato “Molto Buono”, quando il lavoro viene considerato ottimo, con doti di notevole grado. Si conclude il tutto con la qualifica “Buono”: quest’ultima viene assegnata al cane che dimostra di essere in possesso in buona misura dei caratteri della razza, senza dimenticare lo svolgimento di un lavoro buono privo di gravi errori oppure con difetti lievi.

Provincia di Teramo, comunicate le date di riapertura delle zone cinofile

Cani da seguita: Basset Artésien Normand

Provincia di TeramoIl calendario ormai è ufficiale, il prossimo 11 febbraio, dunque tra meno di una settimana, saranno riaperte le zone cinofile della Provincia di Teramo. Le date sono state pubblicate dalla sezione locale della Federazione Italiana della Caccia, la quale ha fatto riferimento a due aree di competenza relative ad altrettanti Ambiti Territoriali di Caccia. Si tratta dell’ATC Vomano-Fino e dell’ATC Salinello (Tordino-Tronto). Analizziamo nel dettaglio quello che è stato comunicato in entrambi i casi. Anzitutto, le aree cinofile permanenti dell’ATC Vomano-Fino apriranno giovedì 11 febbraio per poi chiudere il prossimo 14 agosto. Si sta parlando delle zone di Castellalto-Canzano “Ripe”, Cellino Attanasio “Madonna degli Angeli”, Bisenti-Castiglione MR “Fosso Petronico” e Atri-Pineto-Silvi “Mutignano”.

Bisognerà tenere conto anche di una sospensione in questo caso, vale a dire dal 10 aprile al 10 luglio (date di chiusura). Nelle prime due zone elencate sopra le giornate di accesso saranno suddivise in base ai cani da ferma (lunedì, giovedì e domenica) e da seguita (mercoledì, sabato e domenica). Stesso discorso vale per le altre due aree teramane, con il mercoledì, il sabato e la domenica destinati ai cani da ferma e il lunedì, il giovedì e la domenica a quelli da seguita.

Il martedì e il venerdì sono invece giornate di silenzio venatorio. Il regolamento in vigore sarà quello provinciale. Le aree cinofili permanenti dell’ATC Salinello, invece, sono Favale (Civitella), Bellante e Monte Tre Croci (Torricella S.). Il periodo di attività è compreso tra il 13 febbraio prossimo e il 14 agosto, con la medesima sospensione e chiusura tra aprile e luglio. Nella zona cinofila di Bellante i cani da ferma potranno accedere il lunedì, il sabato e la domenica, mentre a quelli da seguita sono stati riservati il lunedì, il giovedì e la domenica.

Le giornate di accesso di Civitella sono il mercoledì, il sabato e la domenica per i cani da ferma e il lunedì, il mercoledì e il sabato per quelli da seguita. A Monte Tre Croci, poi, i cani da ferma avranno accesso alla zona cinofila il lunedì, il giovedì e la domenica, mentre i cani da seguita il mercoledì, il sabato e la domenica. Il martedì e il venerdì sono le due giornate di silenzio venatorio. L’Ambito Territoriale di caccia Salinello ha voluto ricordare, infine, che sono stati immesse dodici lepri riproduttori per le aree cinofile e 60 fagiani nelle zone di Civitella e Bellante (previste in tre periodi con venti fagiani ogni volta): nella zona di Monte Tre Croci saranno immessi 30 fagiani in un’unica soluzione.

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