Caccia al tesoro in Val Susa

In primavera i cervi gettano i loro poderosi palchi per riformarne di più belli e maestosi. La ricerca e l’osservazione dei preziosi trofei può regalare grandissime soddisfazioni!

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La Val Susa è sicuramente una delle più belle valli del Piemonte
La Val Susa è sicuramente una delle più belle valli del Piemonte

Le risaie allagate riflettono la luce sbilenca di un sole che fatica ad uscire dalle sottili nuvole che velano il cielo. Col vento da nord sarebbe tutta un’altra cosa, si vedrebbe la catena delle alpi riflessa nell’acqua ferma e stagnante di questo “mare a quadretti” (come lo chiamano qui), e invece è tutto così grigio. E piatto. Qualche airone cenerino e numerose garzette punteggiano le risaie conferendo loro un aspetto un po’ meno lunare. L’autostrada arriva presto, e d’ora in poi, verso Torino, solo cemento e smog. Ma il mio stereo è a palla ed io canto a squarciagola, perché in questo venerdì pomeriggio mi lascio alle spalle il grigiore e il piattume di Novara, in direzione di un luogo bellissimo: la Val Susa. Mi sono “autoinvitata” dai miei amici Simone e Francesca, una giovane coppia che vive a Pavaglione (Chianocco, TO). Lei è una studentessa all’accademia di belle arti, maga del pirografo e ottima cesellatrice; lui è meccanico, tornitore, costruisce e progetta coltelli, è appassionato di carabine, scultore…praticamente un artista, e a conferma di ciò il volto spesso imbronciato e modi taglienti da montagnino completano il quadro. Ci siamo conosciuti due anni fa, grazie a un social network in un contesto “venatorio” e siamo rimasti in contatto. Le foto degli splendidi palchi di cervo che ha condiviso ultimamente nel mese di marzo hanno stuzzicato la mia curiosità e, così eccomi qui!

Non è affato semplice individuare i palchi che sembrano mimetizzarsi perfettamente nel sottobosco
Non è affato semplice individuare i palchi che sembrano mimetizzarsi perfettamente nel sottobosco

“In questa valle del comprensorio alpino non è consentita la caccia al cervo”, mi spiega a cena Simone, “la consistenza della popolazione è tale da richiedere una gestione. Io li seguo da un po’, ormai li conosco quasi tutti, almeno i maschi. Vado tutto l’anno a guardarli, a osservare da vicino la loro evoluzione, non solo nella formazione dei palchi. È impressionante vedere come lo stesso maschio evolva fisicamente e socialmente anno dopo anno!”. Mi fa specie vedere questo giovane cacciatore, affetto da un’ incurabile “febbre” da cinghiale, così appassionato e preparato sul nobile ungulato della montagna.m “Raccogliendo i palchi ogni anno mi è capitato di poter ricostruire la vita di quel singolo cervo: le rose sono come le impronte digitali, forma, asimmetrie, restano sempre le stesse, solo diventano complessivamente più grandi. Sulle stanghe, che aumentano di spessore, si vedono le ramificazioni che un anno prima erano solo accennate. Ognuno ha una particolare inclinazione dell’oculare, o l’assenza dell’ago per tutta la vita, e gli stessi solchi profondi che ospitano le potenti vene del velluto si formano sempre nello stesso modo… per me ritrovare il palco dello stesso cervo ogni anno è un’emozione grandissima, mi fa capire molte cose, nessun corso o seminario potrà insegnarmi tanto quanto la Natura!”.

“Qui i cervi vivono ad altitudini non elevate, in questo periodo li troviamo a mille metri di dislivello da qui… praticamente 10 minuti di Panda. Io e Simone ci andiamo quasi ogni sera a vederli”, Francesca strizza l’occhio al suo ragazzo, mentre beviamo il caffè. Dopo cena due tornanti ci stanno tutti, e il giro su per il versante sud della montagna tocca anche a me. Vediamo un numero impressionante di caprioli, cervi no, ma si sa, quando vuoi fare “bella figura” gli animali sanno bene dove andare pascolare.

Rose delle stesso cervo da un anno all'altro
Rose delle stesso cervo da un anno all’altro

Al mattino partiamo con calma. “Io il mio primo l’ho trovato proprio accanto a quel rovo” indica Francesca col dito, un cespuglio a dieci metri dalla mulattiera dove abbiamo parcheggiato. “Non è detto che i palchi cadano in punti particolari…ci vuole solo fortuna” sorride Francesca. Ci incamminiamo. Star dietro a Simone è impossibile, gli zoccoli che madre natura ha nascosto nei suoi scarponi sono una marcia in più, lo teniamo d’occhio ma ognuno di noi perlustra un angolo diverso.

Simone e Francesca, abili artisti prima ancora che artigiani
Simone e Francesca, abili artisti prima ancora che artigiani

Man mano che saliamo troviamo sempre più segni di presenza del cervo: fatte più o meno fresche, scortecciamenti alimentari con nastri di corteccia strappati via da gli alberi più “teneri”, impronte, un grosso insoglio, strofinamenti alti più di un metro!

“I cervi che vivono in questa zona hanno tutte le condizioni ideali. Quando vedrai dal vivo i palchi che abbiamo ritrovato il mese scorso resterai impressionata! Ma non è detto che non ce ne siano ancora, mi è capitato di trovarne dove il giorno prima non c’erano. Questo tipo di “caccia” richiede fortuna, occhio sveglio e soprattutto costanza!”, mi spiega Simone, mentre io cerco di dissimulare la fatica che faccio a tenere il suo passo. Poi si ferma. Si volta e sorride, aspetta che anche Francesca sia arrivata. “Eccolooo!!”. Sul suo volto serio si stampa la stessa espressione estasiata che farebbe un pirata dopo aver perlustrato tutta l’isola in cerca del tesoro. È proprio vero: finché gli occhi e il cuore sono aperti, anche la caccia è sempre aperta.

Ricomporre una coppia di un bel coronato è una grande soddisfazione
Ricomporre una coppia di un bel coronato è una grande soddisfazione

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