venerdì, 01 agosto 2014

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TORDO BOTTACCIO
(Turdus philomelos)
 

 
Fenologia
S N R







 

 Tordo bottaccioTordo bottaccio
 
   TORDO BOTTACCIO: Descrizione
Il Tordo bottaccio appartiene all’ordine Passeriformes, famiglia Turdidae. È un uccello di dimensioni medio piccole (circa 22 cm), con dorso bruno e fianchi e gola giallicci, più chiaro sul ventre. Le parti inferiori del tordo sono fittamente macchiettate di nero. Il sottoala è bruno fulvo e si può percepire quando l’uccello è in volo in piena luce. Il tordo bottaccio si distingue facilmente dai congeneri Tordela e Cesena rispettivamente per le dimensioni minori e il colore uniforme delle parti superiori, dal Tordo sassello per le dimensioni maggiori e l’assenza dell’area fulvo-castana sui fianchi. Il volo è veloce, sussultante, accompagnato spesso dal tipico “zip” di richiamo, simile a quello del Tordo sassello ma più breve e deciso.
 
 
 
   TORDO BOTTACCIO: Habitat e areale di diffusione
Il tordo bottaccio è una specie ad ampia distribuzione, nidifica in tutta l’Europa dalla Fennoscandia (fino a 60° gradi di latitudine N) a tutta l’Europa continentale, spingendo l’areale fino alle zone mediterranee occidentali e sud-est europee. Nella parte settentrionale dell’areale di nidificazione preferisce le foreste di Abete rosso e Larice, ma non disdegna i boschi di conifere misti a latifoglie, soprattutto Faggio (Dorst, 1970). Nella parte meridionale, il Tordo bottaccio nidifica in boschi di caducifoglie anche in pianura, ma lo si può incontrare in parchi cittadini, nei giardini, nelle siepi vicino alle abitazioni. Talvolta nidifica in fabbricati. È assente dove il terreno è troppo secco, dove il sottobosco è scarso o troppo rado, nei boschi dominati da pini o betulle. In Italia il tordo bottaccio nidifica sull’Arco Alpino e sugli Appennini fino alla Calabria in peccete umide, boschi cedui, abetine mature. In Pianura Padana è presente solo in pochi boschi planiziali, preferisce le fasce altitudinali tra i 500-600 e i 1500-1700 m s.l.m., dove fa registrare le densità maggiori (Fornasari et al., 1992). Il Tordo bottaccio è un migratore notturno a breve raggio, che segue differenti rotte e strategie di migrazione a seconda della localizzazione della popolazione d’origine. Gli individui di tordo bottaccio provenienti dalla zona settentrionale dell’areale di nidificazione migrano verso sud e sud-ovest fino a raggiungere il Marocco, le isole Canarie, l’Algeria e la Tunisia. I tordi provenienti dall’Europa centrale si muovono verso sud-ovest, per svernare in Francia, Spagna e Portogallo, quelli nati nell’Europa centro-orientale svernano in Grecia, Italia e ex-Jugoslavia, mentre le popolazioni di Danimarca, Olanda e Belgio sono parzialmente migratrici a breve raggio (Macchio et al., 1999).
 
   TORDO BOTTACCIO: Dimensione e andamento delle popolazioni
In Europa la popolazione nidificante di tordo bottaccio stimata è di 12-25 milioni di coppie, con densità maggiori in Germania (1,7-5 milioni di coppie), Svezia (1,5-3 milioni), Francia (400.000-2 milioni) e Inghilterra (1,1 milioni). Il contingente nidificante italiano conta 100.000-300.000 coppie, mentre i tordi bottacci che svernano in Italia o ne attraversano il territorio durante la migrazione provengono dall’Europa centrale, orientale e nord-orientale. Gli individui residenti nel nostro paese si limitano, probabilmente, a spostarsi su quote più basse o verso regioni più calde. Negli anni dal 1970 al 1990 la popolazione Europea è rimasta stabile eccetto per la Francia, dove si sono registrate ampie fluttuazioni, e l’Inghilterra, dove si sono registrati rapidi decrementi che hanno intaccato il numero del contingente nidificante. Nel complesso la specie del tordo bottaccio è considerata non minacciata e le popolazioni stabili.
 
   TORDO BOTTACCIO: Conservazione e gestione
Il Tordo bottaccio non necessita di specifiche misure di conservazione, l’ampiezza dell’areale di distribuzione e la varietà di habitat utilizzati per la nidificazione garantiscono alla specie una notevole plasticità riproduttiva, che può essere intaccata solo dall’eccessivo prelievo venatorio. Sono auspicabili quindi programmi di controllo dei carnieri per determinare la sostenibilità dell’attività venatoria, uniti a un continuo monitoraggio a lungo termine sull’avifauna nidificante (Vigorita et al., 2003a).
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