CACCIA:
Verona. - Tosi a caccia di voti? Le dichiarazioni rilasciate dal sindaco all’indomani della sua elezione a presidente regionale della Federcaccia stanno facendo il giro d’Italia. E sale la protesta degli ambientalisti e dei contrari alle doppiette con mail spedite alla redazione dell’Arena.it. Sono a decine e decine, vengono da Verona ma anche da Torino, Siena, Bologna, Pordenone, Parma. E non accennano a fermarsi. Per loro il sospetto è che per un pugno di voti, il sindaco Tosi privilegi gli interessi di pochi: i cacciatori.
Indignati, amareggiati, tutti criticano le parole del primo cittadino riportate sia su L’Arena sia sul Corriere del Veneto. Sul nostro giornale aveva detto: «Anche se sono pochi anni che pratico la caccia, me ne sono sempre interessato nei miei incarichi istituzionali … il mio obiettivo principale è riportare la Federcaccia al ruolo che le compete nella politica venatoria regionale, sollecitando mutamenti legislativi importanti come la concessione di una maggiore autonomia degli ambiti territoriali di caccia da parte della Regione e la tutela delle cacce tradizionali». Sul Corriere invece aveva parlato di «Arte nobile che esiste dalla notte dei tempi, anima del Veneto, oggi ecologista, eppure soggetta a troppi vincoli.
Ci vuole qualcuno che le ridia impulso: le aree venatorie sono sempre meno». Ricordando, tra l’altro, che la sua non è stata una scelta per accaparrarsi i voti delle doppiette (Alla Fidc sono iscritti in 27 mila nel Veneto e 4 mila solo a Verona) ma al contrario che si è trattato solo di una scelta dettata dalla passione. E per sottolinearlo ha dichiarato: «Sono bravo a tirare, anche da fermo, ho buon occhio … caccio soprattutto fagiani, che poi mangio, qualche volta il cinghiale».
Parole che hanno indignato gli amanti degli animali. E fatto sobbalzare le associazioni ambientaliste. «Troppi vincoli per la caccia? Le aree venatorie sono sempre meno?». Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto, è sconsolato. «Vorrei ricordare che il Veneto e la Lombardia sono due regioni dove si pratica la caccia in deroga, e cioè si cacciano delle specie protette e per questo l’Europa ha aperto un procedimento di infrazione contro di noi che ci costa milioni di euro. «Ma perché la Regione Veneto», aggiunge, «ha sempre legiferato negli ultimi quindici anni per consentire ampie deroghe all'attività venatoria? Perché il vero problema è sempre più l'assenza di fauna selvatica sul nostro territorio e per questo si autorizza la caccia in deroga. Ormai in Veneto i cacciatori sparano solo a selvaggina da allevamento». «Vogliamo parlare di oasi?», aggiunge, «bene, il lago di Garda, l’acqua per intenderci, è considerata oasi faunistica e questo è un escamotage per rispettare da una parte gli obblighi di superficie da dedicare alle oasi previsti per legge. E dall’altra dare di conseguenza più spazio sul territorio ai cacciatori». «Infine», conclude, «con la modifica della legge regionale sulla caccia, l.r.50/93 oltre a eliminare l’obbligo di detenere un registro per tutti quegli individui che detengono uccelli protetti, e quindi, l’unico modo per verificare che non siano attuati traffici illeciti, è stata inserita la possibilità di cacciare addirittura la fauna domestica inselvatichita, concetto questo, che di per sé lascia un po’ perplessi: come fa un cacciatore a sapere, infatti, quando si trova di fronte a un esemplare di animale domestico inselvatichito? Se trova un gatto in mezzo a un campo, cos’è, un animale inselvatichito che si può abbattere? Sarebbero questi i troppi vincoli che patiscono i cacciatori?».
Infine, bisogna ricordare che nel Veronese preposti a presidiare un territorio di 280 mila ettari, a vegliare su 13 mila cacciatori (compresi anche i tre mila che vengono da fuori provincia) e 40 mila pescatori ci sono infatti solo trenta agenti della Polizia provinciale. Un compito immane che, di fatto, lascia campo libero ai bracconieri e a cacciatori senza scrupoli. Fonte: Caccia Passione - Ufficio Stampa - AG. Adige.tv
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