Con questo racconto mi riporto intorno agli anni cinquanta quando con un mio carissimo amico decisi di fare un’escursione sui monti Ernici, montagne di Sora, per controllare che vi fossero coturnici.
Partimmo molto presto dal nostro paese, Arpino in provincia di Frosinone, passando per Isola del Liri, San Domenico e nei pressi di dove oggi si prende l’autostrada Sora Frosinone. Imboccammo una stradina che ci portò proprio ai piedi della montagna. Trovammo poi un tracciato e con la mia cinquecento iniziammo a salire. Meta da raggiungere “I trenta faggi” una zona ambita dagli escursionisti e posta molto in alto.
Con l’ultima affannosa sgambata sgusciò dall’ombra evanescente del mattino e colse il sole sul ciglio dell’alta conca adagiata sotto i muraglioni di roccia della cima. Ritrovò l’antichissimo larice ardito solitario che le tempeste han ferito in ogni ramo e a mezzo scortecciato lungo il tronco contorto, sì buttò a sedere sul lastrone liscio ch’è ai suoi piedi gli mosse allegria la balorda ìdea che sudi quello, ormai a pensar tutte le volte che ci si era seduto. avrebbe dovuto esserci impressa l’impronta delle natiche. S’appoggiò di schiena alla scorza ruvida del tronco, le lunghe gambe distese sulla pietra e pur la nuca rovesciò all’indietro, il volto pienamente offrendo al sole per assorbirne il tepore insieme alla luminosa percossa filtrate dalle palpebre abbassate.
Correva l’anno 1948 quando incontrai un carrettiere che portava patate cereali e ortaggi dal Fucino ad Arpino.
“Essere cacciatori non significa solo uccidere, ma istruirsi, cercare di capire sempre più e rispettare la natura con tutte le sue creature buone e non buone che siano.




