venerdì, 28 novembre 2014

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Caccia alla Beccaccia: Beccacce? Si ma da dove?

Caccia alla Beccaccia: Beccacce? Si ma da dove?

Caccia alla Beccaccia: “Chissà da dove viene”, ognuno se lo è chiesto almeno un volta nella vita, dopo aver messo nel carniere una favolosa beccaccia. Oggi è possibile dare risposta a questa curiosità.

Quando si parla di beccacce la curiosità di cacciatori e studiosi si fa quasi morbosa e spesso le domande più ricorrenti che vengono poste sono relative al luogo di origine di una beccaccia o di un’altra. Fino a poco tempo fa l’unico modo per avere una risposta certa in merito al luogo di provenienza era rappresentato dall’inanellamento; di recente la scienza ci ha regalato qualche sorpresa e qualche risposta piuttosto precisa in merito ai luoghi di provenienza delle beccacce francesi e spagnole.

Il principio che è stato utilizzato lo si può definire piuttosto sicuro visto che si basa sull’analisi in laboratorio di un marcatore inconfondibile e naturale. Gli studiosi hanno infatti preso in considerazione il dosaggio del deuterio presente nelle piume dei volatili.

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Cinghiale: capire la mandibola per conoscere l’età del cinghiale

Cinghiale: capire la mandibola per conoscere l’età del cinghialeCaccia al Cinghiale: Guardami in bocca e ti dirò quanti anni ho. Questo potrebbe essere lo slogan per pubblicizzare il grosso potenziale relativo all’esame mandibolare del cinghiale.

Oltre allo stato di salute la mandibola di un cinghiale può dirci tantissime cose sulla sua età e sullo suo stato generale al momento della cattura. In base alla presenza di denti da latte, o denti definitivi è infatti semplice comprendere se il cinghiale ha pochi mesi di vita o è già un esemplare adulto.  Se stai pensando che l’esame mandibolare sia una cosa per pochi, che solo uno specialista può portare avanti ti stai sbagliando: determinare l’età di un cinghiale è piuttosto semplice e potrebbe rivelarsi davvero utile. Scopriamo perché e come è possibile portare avanti un esame casalingo in poche mosse.

La mandibola del cinghiale. Chiunque, con a disposizione la mandibola di un cinghiale, ha la possibilità di analizzare alcuni di quei denti che comunemente i professionisti del settore chiamano “denti chiave”.

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Caccia al Capriolo: il prelievo delle femmine

Caccia al Capriolo: il prelievo delle femmine

Caccia affascinante e complicata, quella al capriolo segue regole antiche dettate dalla tradizione e dall’esperienza dei cacciatori. Oggi, grazie anche ad una maggiore conoscenza biologica della specie, la caccia di selezione è riuscita ad individuare i periodi migliori durante i quali praticare questa attività venatoria ricca di sorprese e di emozione.

Specie nell’Italia nord est la caccia alla femmina del capriolo ha sempre trovato pochi estimatori e una grande reticenza; si preferiva dar la caccia agli esemplari maschi o giovani, ma la femmina matura della razza, in quanto per sua propria natura madre perennemente, era in un certo senso tutelata e protetta. Per quanto questo atteggiamento sia piuttosto comprensibile, ha creato non pochi problemi fra i vari gruppi di caprioli disseminati sul territorio italiano. Si riteneva infatti che nella sola femmina risiedessero tutte le possibilità riproduttive del gruppo, dimenticando totalmente la fondamentale funzione del maschio, che veniva prelevato con maggiore leggerezza. E’ stato lo studio con base biologica dei gruppi di caprioli a regalare un nuovo volto alla caccia di selezione.

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Caccia alla Beccaccia: leggere "la fatta"..

Caccia alla Beccaccia: leggere  la fatta ..

Caccia & Cacciatori: Leggere le fatte delle beccacce: una vera e propria arte che può dare una mano d’aiuto nella cattura della regina dei boschi.

Gli escrementi comunemente non ci entusiasmano, a patto che non si sia cacciatori e non si stia nel bel mezzo di una battuta di caccia. In quel caso incappare in una deiezione della beccaccia è fatto più che auspicabile che in più di una circostanza ha riportato il sorriso sul rattristato e stanco volto dei cacciatori. Perché? Semplice: se c’è quella che gergalmente viene detta fatta, è molto probabile che nei dintorni ci sia o ci sia stata una beccaccia. Al buon cacciatore non resta che scoprire quel che la fatta ha da raccontare e agire di conseguenza.

La fatta: identikit. Ogni selvatico lascia dietro di sé segnali diversi relativi al suo passaggio. Nel caso della beccaccia la fatta è dotata di riflessi brillanti, provocati da un sottile muco che la riveste: si tratta molto semplicemente dell’urina che viene emessa insieme con la fatta. Tutto questo rende la deiezione piuttosto brillante e lucente; non è un caso che i francesi la chiamino “miror” da tradursi con “specchio”. In effetti pare quasi riflettere.

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Caccia al Porciglione. Storia del Rallus aquaticus..

Caccia al Porciglione. Storia del Rallus aquaticus..

Conosci il porciglione? Oggi raccontiamo la storia di questo volatile dai colori seducenti dalla bellezza disarmante.

La sua famiglia è quella dei Rallidi, cugino della gallinella d’acqua, della folaga e del volantino. Tutte queste specie sono ben conosciute in Europa, nel Nord Africa ma anche in Asia occidentale. Il Porciglione l’Italia la frequenta con regolarità: per quanto sia un migrante regolare torna nella penisola a svernare ogni anno, e negli ultimi tempi si sono formate anche delle popolazioni sedentarie. In linea di massima possiamo ammettere che in tutte le regioni nelle quali il clima è continentale il porciglione è specie migrante o semi migrante, mentre diventa sedentaria nei paesi che si affacciano sul mare, quello del Nord, Sull’Atlantico e  sul Mediterraneo. Chi lo conosce lo sa, predilige frequentare le zone umide di acqua dolce, le pianure ed eventualmente la bassa collina, a patto che non sia presente una vegetazione troppo rada: molto meglio la vegetazione palustre, fitta e rassicurante.

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Caccia al cinghiale: suddividere il territorio fra squadre

Caccia al cinghiale: suddividere il territorio fra squadre

Caccia al Cinghiale: limitare i conflitti fra squadre è possibile: il segreto sta nella buona conoscenza del territorio che dovrà essere distribuito in maniera equa e tenendo conto di molti elementi spesso sottovalutati.

Quando si parla di caccia al cinghiale, uno dei problemi principali è quello della conflittualità delle squadre. Le zone di caccia vengono spesso vengono distibuite male, e non tenendo in considerazione elementi importanti. Questa disparità fra territori assegnati all’una e all’altra squadra, come è facile immaginare, sono motivo di scontri piuttosto intensi che vanno a discapito del selvatico e del territorio. Creare delle suddivisioni ben pensate non solo è possibile ma risulta altresì indispensabile per una buona gestione degli ungulati sui territori. D’altronde la presenza eccessiva di cinghiali sul territorio è in grado di causare non pochi  problemi a chi abita e coltiva a pochi passi dai boschi.

In pochi lo sanno, ma in condizioni ottimali il cinghiale lascia difficilmente il suo habitat. I motivi che lo spingono a farlo sono piuttosto semplici: per quanto preferiscano cibarsi di ghiande e castagne e di tutti i prodotti offerti dal bosco, non sempre questi sono disponibili.

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L’allevamento della Starna, vediamo come..

L’allevamento della Starna, vediamo come..

Alcune specie selvatiche, seppur annoverate tra quelle cacciabili, vengono considerate a rischio poiché le loro popolazioni sul territorio italiano risultano in declino per cause dipendenti da diversi e complessi fattori.

Per tentare di dare una soluzione al problema e ripristinare le popolazioni di animali selvatici in declino su un determinato territorio l’uomo effettua le cosiddette operazioni di ripopolamento. Oggigiorno le specie che maggiormente sono protagoniste di interventi di ripopolamento sono i Fagiani, le Lepri e le Starne; gli esemplari di queste specie vengono generalmente catturati in porzioni di territorio ove siano considerati in sovrannumero per essere poi liberati in quelle zone ove queste specie siano in declino. Spesso però l’intervento di ripopolamento richiede un numero di individui maggiore di quanti se ne possano catturare pertanto si ricorre ad esemplari allevati in cattività.

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Pernice Rossa: Caratteristiche, habitat, conservazione e gestione..

Pernice Rossa: Caratteristiche, habitat, conservazione e gestione..

Girando per le colline toscane, emiliane o comunque della zona medio montana situata immediatamente a ridosso della catena appenninica, in particolare in zone aperte a prato o pascolo, nei vigneti e tra le coltivazioni collinari potreste facilmente imbattervi nelle Pernici rosse (Alectoris rufa) una specie di galliforme tutta europea che trova in questi ambienti il proprio habitat più congeniale.

Sono infatti le aree incolte con vegetazione arborea rada, le brughiere, i terreni aperti ben drenati cespugliati con sassaie o contornati da siepi e filari, gli ambienti più frequentati dalla Pernice rossa ma anche i versanti rocciosi di collina e di media montagna evitando però in genere ambienti troppo umidi o troppo secchi; questa specie ben si adatta alle aree coltivate a grano ed erba medica con sufficiente presenza di incolti. I cacciatori che amano insidiare la Pernice rossa sicuramente sapranno che si tratta di una specie volatile residente, di indole sospettosa e accorta che in genere conduce vita gregaria in piccoli gruppi eccetto che nel periodo della cova; questa specie di pernice ha abitudini più terricole che aeree, infatti è un'ottima e veloce pedinatrice e raramente la potremmo vedere posata su alberi o su cespugli.

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