sabato, 23 maggio 2015

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Caccia tradizionale: etica, religione e necessità

Caccia tradizionale: etica, religione e necessitàCaccia: Un tour virtuale all’interno di alcune tecniche di caccia antiche, felice commistione fra religione, necessità e tradizione.

Curiosare nelle antiche tradizioni di caccia, che in alcuni casi ancora oggi sopravvivono, regala sempre qualche punto di riflessione nuovo su quella che oggi viene chiamata etica di caccia. Comportamenti che l’osservatore moderno non condivide, taccia come illeciti o immorali, trovano invece una spiegazione piuttosto semplice che prende il nome di religione e più affondo ancora di necessità alimentare. Curiosare nella tradizione venatoria ci consente di affondare lo sguardo fino a quell’epoca nella quale la caccia non era una semplice distrazione, nemmeno uno sport impegnativo e passionale,  ma piuttosto una pratica dal significato più ampio e profondo, uno strumento di sopravvivenza.

Cacciare con l’inganno. Oggi qualcuno non lo considerebbe il modo migliore, eppure c’è stato un tempo in cui si trattava dell’unico modo. Il tempo era quello in cui si cacciava per portare a casa proteine animali e nel quale le cartucce non è che ce ne fossero da regalare. In alcuni paesi dell’Europa, nelle sue estremità più orientali c’è chi questa caccia la pratica ancora, rivolta a grossi animali, gli stambecchi, che vengono spinti con l’uso di levrieri su spuntoni rocciosi.

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Starne: come e perché censirle

Starne: come e perché censirle

Starne: Un tempo regine delle pianure coltivate, oggi le starne stanno lentamente scomparendo. Per mettere un freno alla situazione basterebbero censimenti attenti e piani di prelievo ben meditati. Ecco come si potrebbe fare.

Le starne stanno scomparendo, e questa non è una novità, eppure sembra che in pochi se ne rendano conto o siano interessati a quella che dovrebbe essere considerata una vera e propria catastrofe.  La prima domanda che viene da porsi è perché? Facile. I motivi sono almeno tre. Desiderano ambienti sani nei quali vivere, e non sempre quelli che possiamo offrirgli lo sono. Sono piuttosto avvelenati dai pesticidi, da sostanze chimiche e dall’inquinamento che distruggono entomofauna, ossia la presenza di tutti quegli insetti che sono nutrimento fondamentale per la salvaguardia della specie. Le macchine e l’industrializzazione hanno stravolto il mondo dell’agricoltura così come lo conoscevamo una trentina di anni fa. Tutto deve essere a portata di macchina, tutto deve essere semplice da raggiungere e comodo da arare, innaffiare e tagliare. Non c’è più spazio per tutti quei luoghi che erano un tempo luogo di rifugio delle starne: filari d’alberi, siepi, boschetti che erano belli da vedersi ma anche fonte di legna per i contadini e di foraggio per gli animali.

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Passo migratorio. Ecco come cambiano le specie migratrici

Passo migratorio. Ecco come cambiano le specie migratriciPasso Migratorio e i misteri della migrazione: le differenze fisiche fra volatili migratori e stanziali e magia evolutiva del selvatico che per sopravvivere percorre ogni anno milioni di chilometri in volo.

E’ una costante che accompagna la vita degli uccelli che ogni anno, se migratori, si spostano da un luogo all’altro del globo per trovare condizioni ideali per la loro sopravvivenza. Chi ritiene però che quello della migrazione sia un fenomeno immutabile sbaglia. Le abitudini dei volatili cambiano condizionate da diversi fattori: il clima annuale tanto per cominciare, le necessità contingenti e la genetica sono elementi da non sottovalutare. Se il fenomeno della migrazione fosse preciso e immutabili non si sprecherebbero tante parole per spiegarlo, non lo studierebbe con tanta attenzione e soprattutto i cacciatori ad ogni cambio stagionale non chiamerebbero insistentemente i propri colleghi, residenti più a nord, per conoscere il flusso della migrazione, in attesa che li raggiunga. Esistono invece annate di buon passo e annate tristemente deserte, e per quanto ci si sforzi di comprenderne a pieno i motivi, ancora la migrazione degli uccelli è fenomeno in buona dose misterioso e magico.

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Caccia alla pernice rossa: ogni volta una caccia diversa

Caccia alla pernice rossa: ogni volta una caccia diversa“La pernice abita tanto al secco ed allo scoperto fra i sassi ed i dirupi, quanto nelle brughiere e lungo le coste dei monti; tanto il bosco ceduo, quanto la rasura; tanto il castagneto al monte, quanto la vigna al colle. Nelle vigne a preferenza si ritira al fresco durante il luglio e l’agosto; e siccome oltre al fresco vi trova succulento alimento, essendo essa ghiottissima dell’uva, così vi rimane e vi torna molto tempo dopo la vendemmia. Cercatela dappertutto, giacchè in sito montuoso potrete ovunque trovarla”.

Così nel 1887 Camusso, nel suo Manuale del Cacciatore italiano parla della Pernice, e i consigli offerti sono a tutt’oggi validi. E’ un volatile tutto da ammirare la pernice, che lentamente sta tornando ad abitare l’Appennino. Un tempo erano numerose e tutti si augurano lo saranno ancora. Riconoscerle non è certo un gioco da ragazzi, visto che le differenze fra la rossa, la protagonista del nostro racconto, la Ciukar (la coturnice orientale), la starna e la sarda non saltano immediatamente all’occhio.

Pernice rossa: Il piumaggio

Osservarlo con cura ci da qualche possibilità in più di riconoscere il volatile con il quale abbiamo a che fare. Si tratta di un accorgimento dei vecchi cacciatori, che può però andare benissimo anche per i nuovi. Nella coturnice lo sfondo del piumaggio è color lavagna e si susseguono nero, bianco, nero castagno. Nella rossa il colore di base è il grigio e si sussegue il bianco, il nero e il castagno e quindi manca totalmente una fascia nera. La sarda invece ha un collare castano, le piume sulla gola azzurrognole e una sorta di doppia banda sulle penne dei fianchi e una doppia banda nera.

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Caccia al cinghiale a Pavia: Il rito e le regole della braccata.

Caccia al cinghiale a Pavia: Il rito e le regole della braccata.

Caccia al cinghiale. Il rito dela Braccata è la più diffusa tecnica di caccia al cinghiale, ecco come funziona.

LA CACCIA A PAVIA. Quasi 700 cinghialisti divisi in 20 squadre (16 nell’ambito territorile caccia di Varzi, 4 in quello di Casteggio) da circa 30 cacciatori l’una. Circa 1.800 animali abbattuti nella scorsa stagione in circa 700 battute, due la settimana per ogni squadra dal primo ottobre al 31 dicembre. Sono i numeri della caccia al cinghiale in Oltrepo che, tradizionalmente e per regolamento, si pratica in braccata o, per usare il termine più diffuso, in battuta.

Ma come funziona una battuta? E’ una tecnica di caccia “collettiva”, basata sulla collaborazione tra i cacciatori della squadra e i cosiddetti “canettieri” ovvero i conduttori dei cani che hanno il compito di spingere i cinghiali verso i cacciatori all’aspetto. La battuta è una forma di caccia collettiva al punto che, normalmente i cinghiali abbattuti si contano “per squadre” e non per singolo cacciatore. Ogni squadra è composta in media da 20-30 cacciatori anche se il numero minimo ammesso dal regolamento provinciale è di 15.

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Caccia alla lepre. Mito, sogno e realtà d’infinite generazioni di cacciatori

Caccia alla lepre. Mito, sogno e realtà d’infinite generazioni di cacciatori

Caccia alla Lepre: Fin dai tempi degli Antichi Romani ha rappresentato una delle prede più ambite, la timida orecchiona è stata decantata da chiunque ha scritto di caccia e di racconti di caccia, spesso mitizzata come il massimo obiettivo del cacciatore, specialmente in periodo di apertura.

Le forme di caccia sono infinite, sovente, specialmente all’inizio della stagione venatoria, le lepri cadono vittime dei cacciatori di penna che, con i loro cani da ferma, setacciano il territorio in cerca di fagiani, starne e pernici, in questi casi non è raro che s’imbattano nel cuccio dell’orecchiona. Sempre nel periodo dell’apertura, può capitare d’incontrarla per caso, magari battendo una maggese o una saggina può succedere di quasi calpestarla, in questo caso partirà praticamente dai piedi del cacciatore, che se non si farà sopraffare dall’emozione, con un tiro ben piazzato potrà festeggiare nel migliore dei modi la giornata di caccia. Tutte occasioni che possono capitare, e che in un giusto consesso di caccia hanno la loro dignità, mentre è da vigliacchi aspettarla alla posta all’imbrunire sul campo dove solitamente va in pastura, per non parlare poi del bracconaggio effettuato con i fari delle macchine, pratica che non merita alcun ulteriore commento e che, purtroppo, tanto danno provoca alla popolazione di lagomorfi presenti sul nostro territorio.

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Caccia al Camoscio: Il Kitz a sorpresa.

Caccia al Camoscio: Il Kitz a sorpresa.Caccia ai Camosci in zona Alpi: Le regole dei CA le conosciamo grosso modo tutti e il più delle volte si assomigliano. Una delle più importanti che vige in quello più spesso frequentato dal sottoscritto è di dover prendere, dopo un camoscio maschio, una femmina o un piccolo.

Si tratta di una regola contro la quale molti si sono opposti: nel settore vige una strana reticenza quando si parla di classe 0, quasi che gli unici che davvero si meritino d’essere predati siano i maschi. Personalmente non condivido questa filosofia e non ricordo nemmeno di averla mai condivisa. Vi è mai capitato di incontrare un camoscio di tre o quattro anni, magari stordito da qualche femmina in estro. Quella sì che è una preda davvero facile, contro la quale non mi è mai piaciuto accanirmi: i classe 0 sono tutto un altro paio di maniche, scortati a vista dalle mamme camoscio che rendono piuttosto difficile la loro cattura. Insomma, sorvolando sulla filosofia e sulla morale personale di ciascun cacciatore, quel giorno, dopo aver cacciato in ultima sessione un maschio era necessario cacciassi o una femmina o una classe 0, e per chi trova la caccia un’arte nobile e antica, ben accondiscende alle regole imposte dal CA.

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Gallinella d’acqua: le abitudini italiane

Gallinella d’acqua: le abitudini italiane

Caccia alla Gallinella d'acqua: Tendenze e habitat della gallinella in Italia, un rallide tutto da scoprire.

Esattamente come i suoi cugini porciglione e folaga la gallinella d’acqua è della famiglia dei rallidi e il suo habitat preferito è umido, meglio se a stretto contatto con l’acqua: d’altronde il nome del volatile qualcosa ce lo aveva fatto sospettare. Vive in diverse zone del mondo: la troviamo in Europa, la troviamo in Asia e Africa, la troviamo anche in America Settentrionale ma se in alcuni casi la gallinella è sedentaria, quelle che abitano in prossimità delle zone più settentrionali del mondo, vuoi soprattutto per il clima, sono costrette a migrare periodicamente dirigendosi anche e soprattutto in Italia, un eccellente sito di svernamento per le gallinelle nord europee.

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