Il dibattito pubblico
Con la conclusione della discussione in Aula al Senato del Disegno di Legge di modifica della Legge n. 157/1992, la Cabina di Regia del Mondo Venatorio che comprende le associazioni venatorie nazionali riconosciute (Federcaccia, Enalcaccia, Arcicaccia, ANLC, ANUUMigratoristi, Italcaccia) e il CNCN – Comitato Nazionale Caccia e Natura, ritiene necessario intervenire alla luce della campagna di disinformazione che, negli ultimi mesi e con intensità crescente nelle ultime settimane, ha accompagnato il dibattito pubblico sul provvedimento. Da mesi, infatti, da parte di alcune associazioni ambientaliste, animaliste e da parte alcuni esponenti del mondo politico sono state diffuse ricostruzioni errate, puramente allarmistiche e prive di fondamento, che contestano alla riforma elementi non previsti dal testo: dalla presunta apertura della caccia nei parchi e nelle città alla cancellazione del ruolo di ISPRA, dall’accusa che il provvedimento metta a rischio le specie protette alla liberalizzazione generalizzata dell’attività venatoria. Si tratta di affermazioni false o gravemente fuorvianti, che non corrispondono a quanto inserito nel DDL e che rischiano di trasformare un confronto parlamentare su un tema complesso in una campagna ideologica fondata su paura, pregiudizi e semplificazioni.
Mutato contesto
Aggiornare una legge quadro 157/1992, approvata oltre trent’anni fa, significa infatti rimetterla nelle condizioni di funzionare all’interno del mutato contesto relativo al territorio, alla contemporanea distribuzione delle specie selvatiche, al rinnovato ruolo delle Regioni e dell’assetto delle competenze amministrative, migliorando la convivenza tra fauna, agricoltura, sicurezza, sanità animale e tutela della biodiversità. Inoltre, la cabina di regia evidenzia che sarebbe stato sicuramente di aiuto, nel percorso di modifica normativa, avere avuto la disponibilità di un documento di valutazione sullo stato di attuazione della 157/92 per calibrare meglio gli interventi di modifica.
Punti fermi
Alla luce di quanto sopra, la Cabina di Regia ritiene indispensabile ristabilire alcuni punti fermi:
È falso che la riforma permetterebbe l’inizio della caccia in spiaggia Nel nostro Paese, la caccia lungo le coste (spiagge comprese) è già possibile durante la stagione venatoria e non dipende dalle attuali proposte di modifica della legge 157. Sono le Regioni, attraverso i propri piani faunistico-venatori e le leggi regionali, a stabilire limiti, regolamenti e aree effettivamente cacciabili. E’ indubbio che nessun cacciatore potrà mai circolare nelle spiagge durante la stagione balneare.
È falso che la riforma ampli indiscriminatamente le aree in cui si può cacciare. La pianificazione del territorio resta di competenza regionale, nel rispetto dei principi fissati dalla legge nazionale. L’aggiornamento delle aree e delle mappe non cancella le tutele, ma consente una pianificazione più aderente alla realtà ecologica attuale.
È falso che con la riforma si potrà cacciare nei parchi o in città. I parchi nazionali e regionali restano aree sottratte all’attività venatoria così come le oasi di protezione e le zone di ripopolamento. Lo stesso vale per i centri abitati, che restano incompatibili con l’esercizio dell’attività venatoria per evidenti ragioni di sicurezza e ordine pubblico. Il testo non introduce alcuna liberalizzazione del prelievo venatorio urbano. Le eventuali attività di controllo o selezione in aree protette sono fattispecie diverse dalla caccia ordinaria e già disciplinate da strumenti normativi specifici.
È falso che la riforma riduca parchi, aree protette e metta a rischio le specie protette. Non è previsto alcun obbligo generalizzato di riduzione delle aree protette. Il tema riguarda una pianificazione coerente e aggiornata, nel rispetto dei limiti stabiliti dalla legge e delle competenze istituzionali. Inoltre, la fauna selvatica resta patrimonio indisponibile dello Stato e l’attività venatoria continua a essere possibile solo per le specie previste dalla legge, nei limiti dei calendari, della pianificazione regionale e della normativa europea e sovranazionale.
È falso che foreste demaniali, valichi montani e terreni innevati diventeranno zone senza regole. L’eventuale inclusione di determinate aree nella pianificazione venatoria non elimina divieti, limiti, distanze di sicurezza, periodi consentiti, specie cacciabili, controlli e misure specifiche di tutela.
È falso che parlare di gestione significhi indebolire la protezione della fauna. La tutela della fauna non può coincidere con l’assenza di intervento. In territori fortemente abitati e coltivati, gestire significa conoscere, monitorare, prevenire i danni e intervenire sulla base di dati scientifici. La gestione è lo strumento attraverso cui la tutela diventa concreta.
È falso che la riforma cancelli il ruolo di ISPRA. ISPRA resta il riferimento tecnico-scientifico nazionale in materia di tutela e gestione della fauna. Il suo contributo viene inserito in un sistema consultivo più ampio, nel quale si confrontano competenze scientifiche, istituzioni, Regioni e rappresentanze del mondo venatorio, agricolo e ambientalista.
È falso che la Commissione europea abbia bocciato la riforma. Non esiste alcun atto formale di bocciatura del Disegno di Legge. Le interlocuzioni tecniche con la Commissione rientrano nel normale dialogo tra istituzioni europee e Stati membri, soprattutto su un testo ancora in corso di esame parlamentare.
È falso che il cacciatore sia un nemico dell’ambiente. Il cacciatore opera entro un sistema pubblico di regole, limiti, calendari, piani faunistico-venatori e controlli. Contribuisce alla gestione degli Ambiti Territoriali di Caccia, al presidio delle aree rurali, al monitoraggio del territorio e, quando autorizzato, alle attività selettive finalizzate al riequilibrio delle popolazioni animali. Chi esercita regolarmente l’attività venatoria è sottoposto a requisiti, abilitazioni, verifiche, obblighi assicurativi, controlli sull’idoneità psico-fisica e sanzioni. Il cacciatore regolare non può essere confuso con chi viola la legge.
È falso che la riforma favorisca il bracconaggio. Il testo prevede nuove sanzioni e l’inasprimento di quelle esistenti. Il bracconiere è chi agisce fuori dalle regole, senza titolo, fuori periodo, in aree vietate, su specie non consentite o con mezzi proibiti. È il primo avversario dei cacciatori regolari.
È falso che l’attività venatoria regolata sia incompatibile con la tutela della biodiversità. Il prelievo venatorio, se inserito in piani pubblici, controlli, limiti di specie, tempi e territori, è parte del sistema di gestione faunistica. Il controllo delle popolazioni in sovrannumero può contribuire alla prevenzione dei danni, alla tutela degli habitat e all’equilibrio degli ecosistemi.
È falso che la riforma apra alla caccia libera del lupo. Il lupo non diventa specie cacciabile. La specie mantiene il proprio regime di tutela nazionale ed europeo e ogni adeguamento dovrà avvenire nel rispetto della Direttiva Habitat e della Convenzione di Berna.
È falso che l’inserimento di oche e piccioni inselvatichiti tra le specie gestibili rappresenti una liberalizzazione. L’eventuale prelievo riguarda specie particolarmente diffuse e adattabili, con impatti su colture, edifici, igiene pubblica e altre specie. Le Regioni non sono obbligate a inserirle nei calendari e ogni scelta deve basarsi su valutazioni scientifiche e pianificazione.
È falso che visori notturni e dispositivi optoelettronici aprano alla caccia senza limiti. Il loro utilizzo è previsto solo in specifici contesti di caccia di selezione agli ungulati e nei limiti della normativa. Si tratta di strumenti finalizzati anche a migliorare sicurezza e precisione degli interventi.
È falso che i calendari venatori potranno essere estesi senza controllo. I calendari restano soggetti alla normativa nazionale ed europea e devono rispettare i periodi sensibili delle specie, tra cui riproduzione, migrazione e fasi di maggiore vulnerabilità.
È falso che la riforma cancelli il silenzio venatorio. Nel Disegno di Legge non è prevista l’eliminazione delle giornate di silenzio venatorio. La disciplina dei tempi e delle modalità resta affidata alla normativa vigente e ai calendari regionali.
È falso che le aziende faunistico-venatorie diventino spazi privi di controllo. Le aziende faunistico-venatorie operano già su autorizzazione pubblica e sotto controllo regionale, con obblighi di gestione ambientale, ripristino degli habitat e tutela delle specie. La riforma chiarisce il loro regime giuridico e organizzativo, favorendo maggiore trasparenza.
È falso che i cacciatori stranieri potranno venire in Italia senza conoscere o rispettare le regole. Il riconoscimento delle abilitazioni rilasciate in altri Paesi UE o SEE non elimina l’obbligo di rispettare leggi italiane, calendari regionali, divieti, limiti e norme di sicurezza.
È falso che la riforma censuri le proteste contro la caccia. Criticare la caccia, manifestare e sostenere posizioni ambientaliste o animaliste resta pienamente legittimo. Diverso è impedire materialmente lo svolgimento di un’attività autorizzata dalla legge o danneggiare strumenti pubblici destinati alla gestione della fauna.
È falso che la riforma sia un regalo alle lobby. Il provvedimento affronta questioni concrete che riguardano agricoltura, allevamento, sicurezza stradale, sanità animale, biodiversità e riparto delle competenze tra Stato, Regioni ed enti territoriali. Resta inserito in un sistema pubblico regolato e vincolato dalla normativa nazionale ed europea.
Questioni reali
Per la Cabina di Regia, ridurre il confronto a una contrapposizione ideologica preclude la possibilità di affrontare nel merito le questioni reali. Con tutte queste bugie e con questa disinformazione, come fanno le associazioni animaliste ed ambientaliste ad essere credibili? Infatti, la gestione della fauna selvatica richiede dati, pianificazione, controlli, responsabilità e collaborazione tra istituzioni, mondo scientifico, territori, agricoltori, cacciatori e associazioni e non può essere affrontata attraverso slogan, allarmismi o campagne di pressione costruite sulla paura. Spiace pertanto notare come persino grandi associazioni ambientaliste si leghino in questa battaglia a personaggi, quale l’On. Brambilla, che invece di osteggiare la caccia, farebbe meglio a pensare di risolvere le questioni personali che la vedono nuovamente inquisita. Oggi il nostro Paese necessita di una gestione faunistica moderna, scientifica e responsabile, capace di tenere insieme tutela della biodiversità, sicurezza, agricoltura, sanità animale e presidio del territorio. È su questo terreno che deve misurarsi il dibattito pubblico e politico, senza semplificazioni e senza ricostruzioni fuorvianti. Per queste ragioni, la Cabina di Regia del Mondo Venatorio auspica che, a partire dalla discussione in Aula al Senato, il confronto torni pienamente nei luoghi istituzionali nei quali il provvedimento è oggi incardinato. La scelta di procedere attraverso un Disegno di Legge, e non mediante uno strumento d’urgenza come il Decreto Legge, conferma infine l’esistenza di uno spazio parlamentare di approfondimento, confronto e possibile aggiornamento del testo. (Federcaccia, Enalcaccia, AnuuMigratoristi, Arcicaccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Italcaccia, CNCN – Comitato Nazionale Caccia Natura)


































