Grande affluenza
Grande affluenza di partecipanti, provenienti da tutta la Lombardia, al corso di formazione per monitoratori di beccacce che si è tenuto a Berbenno in Valle Imagna il 24 gennaio scorso. Dopo il primo corso svoltosi a Bergamo nel febbraio 2020, poco prima dell’inizio della pandemia, questo secondo è stato programmato viste le numerose richieste da parte dei cacciatori che praticano la caccia alla beccaccia. Presenti al corso i funzionari di ERSAF Lombardia, la dott.ssa Francesca Meriggi e il dott. Nicolò Mottadelli in ottemperanza al protocollo con il quale Regione Lombardia nel 2022 aveva affidato a FIBEC (Federazione italiana beccacciai) la tenuta di tali corsi in tutta la regione.
Il relatore del corso
Ad oggi ben dodici regioni, con protocolli analoghi a quello di Regione Lombardia, hanno affidato a Fibec la tenuta dei corsi di formazione monitoratori, segno evidente della ritenuta competenza e professionalità degli esperti di FIBEC. Il relatore del corso è stato il professor Paolo Pennacchini presidente di FIBEC e FANBPO (Federazione delle associazioni nazionali dei beccacciai del paleartico occidentale), da considerarsi, al momento attuale, il maggior esperto della beccaccia a livello europeo, il quale, con la sua professionalità e con il solito piglio coinvolgente ha saputo catturare l’attenzione e l’interesse degli astanti. Pennacchini, dopo aver illustrato gli aspetti morfologici ed etologici della beccaccia, si è soffermato ad esaminare le statistiche elaborate sulla base dei dati forniti dai monitoratori lombardi, dati che evidenziano un buono stato di salute della beccaccia. Il messaggio preminente che il relatore teneva ad evidenziare era l’importanza della formazione del cacciatore finalizzata ad un prelievo venatorio responsabile e sostenibile. L’ attività dei monitoratori si svolge, durante l’esercizio venatorio, fornendo, da quest’anno online, le foto dell’ala della beccaccia abbattuta; nei mesi di febbraio e marzo invece attuando il vero e proprio monitoraggio con il cane da ferma.
La caccia del futuro
Un recentissimo rapporto di ISPRA dal titolo “Attuali problematiche della caccia in Italia e priorità per una gestione realmente sostenibile delle risorse faunistiche”a cura del dott. Pietro Genovesi, responsabile del Servizio Coordinamento Fauna Selvatica, sembra aver recepito le istanze del mondo scientifico, tanto da indicare come preminente per la caccia del futuro una svolta del sistema gestionale che preveda: verifica indifferibile della L. 157/92 per valutarne limiti e opportunità, investimenti nella formazione dei cacciatori, rafforzamento del monitoraggio delle specie cacciabili, controllo delle specie aliene invasive, controllo dei danni provocati dalla fauna selvatica, il tutto con il fine di contribuire al passaggio verso una gestione venatoria avanzata e sostenibile. “Finalità tutte peraltro da sempre previste e sostenute da FIBEC” afferma Dante Todeschini, delegato FIBEC per la Lombardia e segretario di Federcaccia Bergamo, che ha organizzato l’evento anche con il sostegno economico di FIdC Lombardia.
Studi e ricerca scientifica
“Questo cambiamento di rotta nella gestione della caccia è indispensabile” prosegue Todeschini “se vogliamo che la caccia abbia un futuro, anche seguendo l’esempio di altri Paesi europei, come per esempio la Germania, dove una gestione così strutturata e il positivo retaggio di una cultura mitteleuropea permettono di vedere il cacciatore come figura autorevole, perché posto a presidio del territorio e della società civile, e tutto ciò ha portato ad un aumento del numero dei cacciatori. Studi e ricerca scientifica, crescita della cultura venatoria, monitoraggio della fauna selvatica, miglioramenti ambientali, collaborazione con il mondo agricolo, sono principi fondamentali ed ineludibili sui quali costruire piani faunistici e calendari venatori dei prossimi anni” (fonte: FIDC).


































