Strumenti che fanno la differenza
Tre semplici lettere che però spaventano terribilmente. La PSA (Peste Suina Africana) rappresenta una delle principali sfide per quel che riguarda la salute animale e della fauna selvatica in tutta Europa, visto che si è diffusa in tanti (troppi) paesi dell’UE. Il controllo della malattia richiede una collaborazione intensa tra più soggetti, a partire dalle autorità e passando per gli scienziati e i cacciatori che vengono chiamati a monitorare le popolazioni di cinghiali e a individuare le carcasse infette. La tecnologia può però fare la differenza, come raccontato da FACE (Federazione europea per la caccia e la conservazione).
Mappatura digitale
A fare da sfondo all’iniziativa telematica di successo è stata una nazione scandinava, la Svezia. È qui che l’epidemia di peste suina è stata gestita al meglio da autorità e cacciatori nel 2023 grazie a una applicazione, WeHunt. Si tratta di un sistema di mappatura digitale che ha velocizzato il tracciamento delle aree ricercate, la ricerca del maggior numero di carcasse infette e la documentazione dei risultati in tempo reale. In poche parole, è stato potenziato il coordinamento tra gli attori in gioco.
Tentar non nuoce
L’app WeHunt è stata sviluppata da Natlink, startup con sede a Stoccolma che ha messo al primo posto la cooperazione. Come riconosciuto dalla stessa FACE, una soluzione di questo tipo potrebbe non funzionare ovunque, visto che a ogni paese corrispondono una conformazione geografica ben precisa, strutture di caccia peculiari e una organizzazione legata al territorio. È altrettanto vero però che è un esempio pratico che non può essere sottovalutato o visto con sufficienza, alla luce dei risultati ottenuti: d’altronde, come amava ricordare Salvador Dalì, quelli che non vogliono imitare qualcosa, non producono mai nulla.


































