Modalità di prelievo
La Giunta regionale del Veneto ha autorizzato anche per la stagione venatoria 2026/2027 il regime di gestione del cinghiale in provincia di Verona, confermando le modalità di prelievo già sperimentate negli anni scorsi nelle Unità gestionali della Lessinia e del Monte Baldo, con alcune modifiche legate all’evoluzione della presenza della specie e dei danni provocati sul territorio. “Il cinghiale non si può gestire soltanto quando il problema esplode – sottolinea l’assessore regionale all’agricoltura e alle Politiche venatorie Dario Bond –. Serve continuità. Dove la presenza della specie si è consolidata e dove aumentano i danni alle colture, dobbiamo avere strumenti di gestione adeguati, applicati con regole precise e sulla base della conoscenza del territorio. E’ una questione che riguarda gli agricoltori, ma anche la sicurezza, l’ambiente e la sanità animale”.
Contenimento della specie
Per la stagione venatoria 2026/2027 viene quindi confermata la modalità di gestione venatoria della specie in Provincia di Verona, consentendo il prelievo del cinghiale sia sul Monte Baldo, sia in Lessinia. Tale scelta conferma la volontà dell’Amministrazione regionale di potenziare il contenimento della specie, affiancando al regime di controllo anche il prelievo venatorio. In tal senso, anche per la stagione venatoria 2026-2027 l’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ha condiviso gli obiettivi regionali di contenimento della presenza di cinghiali, in ragione del forte impatto causato alle attività agricole del territorio, segnalando, nel contempo, il rischio elevato di introduzione del virus della peste suina africana nel nostro Paese da parte dei cinghiali. Per tale motivo l’Istituto nazionale di riferimento invita ad una accurata attività di conteggio e monitoraggio, anche spaziale, dei cinghiali.
L’area interessata
Complessivamente, l’area di territorio agro-silvo-pastorale interessata dalla gestione venatoria e dal controllo raggiunge circa 17.500 ettari. Vengono confermate le aree in cui il cinghiale deve essere oggetto di eradicazione quali le zone caratterizzate da maggiore antropizzazione, dalla presenza di colture di particolare valore, da esigenze di sicurezza pubblica o da specifiche necessità di tutela ambientale. Ogni cacciatore potrà prelevare un massimo di due cinghiali al giorno e 35 nell’intera stagione. E’ inoltre prevista la registrazione di ogni capo abbattuto sulla scheda venatoria e sulla scheda di girata, con la raccolta dei dati biologici e biometrici necessari a monitorare l’andamento della popolazione e a orientare le future scelte gestionali.
Il quadro delle azioni regionali
“Questi dati sono importanti quanto gli abbattimenti – evidenzia Bond – perché senza conoscere come cambia una popolazione animale non si può programmare una gestione seria. Ogni stagione deve servirci anche a capire meglio dove si concentra il cinghiale, come si muove e come evolve la sua presenza. Solo così possiamo correggere gli interventi e renderli più efficaci”. Il regime autorizzato si inserisce inoltre nel quadro delle azioni regionali per il contrasto alla Peste suina africana (PSA). “Sul cinghiale dobbiamo evitare due errori opposti: pensare che il problema si risolva da solo oppure affrontarlo senza una regia. La Regione sceglie una terza strada: gestione, controllo e monitoraggio. In Lessinia e sul Monte Baldo abbiamo territori diversi e problemi diversi, e per questo servono strumenti calibrati sulle caratteristiche di ciascuna area. L’obiettivo è riportare la presenza del cinghiale dentro una dimensione compatibile con le attività agricole e con gli ecosistemi”, conclude l’assessore Bond (fonte: Regione Veneto).

































