Una posizione di forte opposizione
Quello che è accaduto di recente in materia di Politica Venatoria ha davvero dell’incredibile. Gli amici dell’Arci Caccia, che si sono sentiti sminuiti per non essere stati inseriti nel Comitato Faunistico Venatorio Nazionale, hanno subito manifestato una posizione di forte opposizione, paragonabile a un “Muoia Sansone con tutti i Filistei”, e hanno fatto ricorso al Tar, buttando il bambino insieme all’acqua sporca. Ammesso e non concesso che la strepitosa e insperata rinascita del Comitato Faunistico Venatorio Nazionale – inattivo e di fatto soppresso per 9 anni, dal 2014 al 2023 – possa davvero essere considerata acqua sporca e una sciagura per la caccia e i cacciatori italiani.
La realtà dei fatti
La realtà dei fatti mostra che ogni iniziativa e ogni risultato ottenuto dall’attuale governo di cui non siamo certo la claque – anzi, quando c’è stato da criticare giustamente l’abbiamo fatto senza remore e senza mezzi termini – sembra suscitare un certo disagio e malcontento in una consistente parte della sinistra; quella stessa parte che da oltre trent’anni, ovvero fin dalla fase di concepimento e successiva promulgazione della legge 157/92, ha sostenuto, o comunque non ostacolato, una linea politica sicuramente non favorevole al mondo della caccia italiana. Oggi, però, abbiamo l’obbligo morale di ringraziare e sostenere con forza il ministro Lollobrigida, il ministero e l’intero governo per essere riusciti in questa impresa “disperata” e siamo pronti a prendere e a sostenere qualsiasi iniziativa volta a difendere questa composizione che è veramente democratica e funzionale per il mondo venatorio.
Piccoli interessi di parte
Finalmente abbiamo un Comitato agile ed efficiente, perfettamente in linea con il tanto invocato snellimento di enti e strutture, profondamente diverso dal vecchio carrozzone burocratico di una volta, e che è avversato solamente perché va a toccare i piccoli interessi di parte o di partito. Ora il Consiglio di Stato ha deciso di rinviare alla Consulta una parte del primo articolo della legge di bilancio del 2023 in virtù della quale il ministro dell’Agricoltura ha potuto finalmente ricostituire il “dormiente” CTFVN. Gli amici dell’Arci Caccia possono legittimamente festeggiare la vittoria di questa anacronistica scaramuccia da retroguardia ma sono davvero sicuri di fare il bene dei cacciatori italiani? E sono sicuri che questa guerra sarà compresa e condivisa da chi, dopo tanti anni, può finalmente contare su un organismo così importante? Forse, con il senno del poi, saranno costretti a fare come Pirro che, secondo la tradizione, avrebbe detto: “Un’altra vittoria come questa e siamo perduti” (Paolo Sparvoli, presidente dell’Associazione Nazionale Libera Caccia).



































