Proposta di legge
Ha già suscitato accese reazioni anche fra i comuni cittadini oltre che fra gli addetti ai lavori, la notizia che il Parlamento affronterà l’esame della proposta di legge “Norme per la tutela degli equini e loro riconoscimento come animali di affezione”, presentata dall’on. Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati), presidente della LIDAA, che ha iniziato il suo iter in Commissione Agricoltura della Camera e alla quale si sono aggiunte quelle a firma dell’on. Susanna Cherchi del Movimento Cinque Stelle e dell’on. Luna Zanella di Avs. Una norma che, se approvata, equiparerebbe cavalli, asini e muli a cani e gatti, vietandone di fatto l’uso produttivo e il consumo alimentare. “Dopo il coniglio è adesso il cavallo a essere portato all’attenzione degli italiani come nuovo animale da affezione, proibendone e sanzionandone il consumo. Il metodo è il consueto: fare leva sull’emotività per sferrare l’ennesimo attacco alla ruralità e alle sue tradizioni” ha commentato il Presidente Nazionale di Federcaccia, Massimo Buconi.
La posizione di Federcaccia
Sebbene il cavallo non sia ovviamente una specie cacciabile e quindi non rientri direttamente negli interessi venatori, Federcaccia sceglie di intervenire a difesa di un ecosistema rurale integrato. Il cavallo è il fulcro di un patrimonio storico e folkloristico inestimabile, che va dalle grandi manifestazioni popolari come il Palio di Siena – da sempre sotto attacco degli animalisti – alle tradizioni gastronomiche locali che caratterizzano intere regioni d’Italia, dalla Lombardia, al Veneto alla Puglia. Trasformare per legge il cavallo o uno dei suoi “cugini” in un “membro del salotto di casa” significa recidere il legame millenario tra l’uomo, l’animale e la terra. “Mi pare la situazione sia ben riassunta in una dichiarazione che ho avuto modo di leggere in questi giorni fra le tante contrarie provenienti dallo stesso mondo parlamentare, nel quale la proposta è definita un intervento che rischia di colpire tradizioni consolidate e un tessuto produttivo che opera nel pieno rispetto delle norme” ha proseguito il Presidente Buconi.
Il danno al settore produttivo
Nonostante la proposta di legge preveda facilitazioni per la transizione degli allevamenti verso altre forme di impiego, il danno al settore produttivo appare inevitabile. “Senza la filiera zootecnica e il valore economico legato all’allevamento – sottolinea Buconi – verrebbe meno l’interesse stesso a far nascere e crescere questi animali. Il paradosso è servito: nel nome di una tutela ideologica, il cavallo finirebbe per diventare un animale raro, un bene di lusso che pochissimi potrebbero permettersi di mantenere, scomparendo dalle nostre campagne e dal vissuto quotidiano della gente comune. Aprendo perdipiù le porte a un consumo delle sue carni importate da Paesi con standard di sicurezza e attenzione inferiori ai nostri o peggio, clandestine”. Federcaccia ribadisce che la vera tutela dell’animale passa attraverso la valorizzazione delle filiere controllate e il rispetto delle tradizioni rurali, non attraverso divieti che ignorano la realtà economica e culturale del Paese. “L’auspicio che questa proposta di legge rimanga soltanto l’ennesima forzatura ideologica di una parte che, malgrado le affermazioni propagandistiche, rimane decisamente minoritaria fra gli italiani e i loro rappresentanti parlamentari, non è in questo caso certo una difesa di categoria, ma una chiara e per noi sacrosanta tutela dell’identità rurale e della biodiversità zootecnica italiana” conclude il Presidente di Federcaccia.




































