Una motivazione particolare
Chi vuol vivere e star sano, dai parenti stia lontano. Dicevano bene i nostri avi con questo detto popolare, peccato che un cittadino di Racalmuto (in provincia di Agrigento) non sia riuscito a convincere la Questura proprio con queste parole. I rapporti di parentela, infatti, hanno portato alla bocciatura del rinnovo della licenza di caccia richiesto dall’uomo, il tutto con una motivazione particolare. Nonostante avesse rinnovato più volte il porto d’armi e fosse incensurato, sono stati i reati di alcuni suoi familiari a far propendere per il no (i fatti si sono svolti nel 2024).
Soggetti controindicati
Entrando più nel dettaglio della vicenda, i parenti in questione sono stati giudicati “controindicati”, soprattutto uno di loro che ha un precedente di polizia per un reato considerato grave. Il cacciatore si è quindi visto costretto a fare ricorso, sperando nel giudizio del TAR. I giudici amministrativi gli hanno dato ragione, spiegando come il semplice rapporto di parentela non sia sufficiente per accertare l’inaffidabilità di un soggetto. Inoltre, la Questura avrebbe dovuto capire in che modo queste frequentazioni avrebbero inciso sul comportamento dell’uomo.
Verifiche adeguate
Queste le parole dell’avvocato dell’uomo dopo la sentenza a lui favorevole: “La valutazione sul possibile abuso delle armi può basarsi anche su elementi probabilistici, ma deve essere preceduta da verifiche adeguate. Nel provvedimento devono inoltre essere indicate le circostanze che fanno ritenere il richiedente pericoloso o inaffidabile“.































