Danni e distruzione
Crescono i danni alle colture e gli incidenti stradali causati dagli ungulati, Cia e Confagricoltura chiedono interventi urgenti per agricoltura e sicurezza. In Abruzzo la presenza del cervo sta assumendo dimensioni sempre più critiche, con conseguenze che non riguardano più soltanto il mondo agricolo ma l’intero territorio. Campi danneggiati, coltivazioni distrutte e un numero crescente di incidenti stradali causati dall’attraversamento degli ungulati stanno trasformando quella che un tempo era considerata una ricchezza naturalistica in un problema sempre più concreto per agricoltori e cittadini.
La relazione del periodo 2021-2024
Ad accendere la spia rossa sui danni provocati dalla fauna selvatica è l’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – che ha recentemente diffuso una relazione basata sui dati raccolti tra il 2021 e il 2024. Lo studio propone una collaborazione strutturata tra Regioni, Province autonome e Parchi nazionali, finalizzata all’incrocio delle informazioni e alla creazione di una banca dati unificata sul fenomeno. Dalla relazione emerge che nel solo 2024, in Italia, i danni ammontano complessivamente a circa 24 milioni di euro per le colture agricole, 2,8 milioni per le predazioni e 19,5 milioni per gli incidenti stradali. Questi i dati abruzzesi: “La gestione della fauna selvatica deve basarsi su dati oggettivi e valutazioni scientifiche”, afferma Fabrizio Lobene presidente di Confagricoltura L’Aquila.
Equilibrio del territorio
“Siamo di fronte a una situazione che mette in difficoltà le imprese agricole, espone i cittadini a rischi concreti e rischia di compromettere l’equilibrio del territorio. È necessario affrontare il tema con responsabilità e decisioni tempestive”, prosegue. “Siamo fortemente preoccupati per l’espansione incontrollata del cervo”, dichiara Anna Maria Di Furia, presidente di CIA L’Aquila Teramo. “Non si tratta soltanto dei danni alle colture tradizionali. Oggi il cervo sta raggiungendo anche aree dove sono presenti vigneti di alto pregio che rappresentano una punta di diamante dell’agroalimentare abruzzese. Agricoltori e cittadini non possono più sostenere da soli il peso di una gestione che tarda ad arrivare”, conclude.
La costruzione di una filiera etica
La gestione della fauna selvatica richiede infatti un approccio scientifico e programmato. Un prelievo mirato e regolato consente infatti di garantire l’equilibrio degli ecosistemi, la tutela delle colture agricole, la sicurezza pubblica e la costruzione di una filiera etica, locale e a basso impatto ambientale. Per approfondire il tema e comprendere le ragioni dei ritardi nell’avvio di una gestione efficace della specie in Abruzzo, CIA e Confagricoltura hanno organizzato il convegno “Cervo e territorio: equilibri tra biodiversità, agricoltura e sostenibilità”, in programma l’8 aprile 2026 a Sulmona, presso lo Spazio Pingue.
Gli interventi previsti
L’incontro vedrà la partecipazione di importanti studiosi ed esperti del settore faunistico e ambientale, tra cui Francesco Riga di ISPRA, l’etologo Sandro Lovari, già professore ordinario dell’Università di Siena, Stefano Mattioli, membro del Deer Specialist Group dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), e Marco Apollonio, professore ordinario di zoologia presso l’Università di Sassari. Sono inoltre previsti gli interventi dei direttori dei parchi Luciano Sammarone per il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Luciano Di Martino per il Parco Nazionale della Maiella e Igino Chiuchiarelli per il Parco Regionale Sirente Velino. Ad aprire i lavori saranno i saluti del sindaco di Sulmona, Luca Tirabassi, mentre le conclusioni saranno affidate al vicepresidente della Regione Abruzzo e assessore regionale all’Agricoltura Emanuele Imprudente.
Posizioni ideologiche
Il convegno sarà moderato dal biologo tecnico faunistico Franco Recchia. Il confronto sarà anche l’occasione per affrontare una questione sempre più centrale nel dibattito pubblico: come conciliare la tutela della fauna selvatica con la sicurezza dei cittadini e la sopravvivenza delle imprese agricole. Perché mentre il dibattito spesso resta confinato a posizioni ideologiche, sul territorio la realtà è fatta di vigneti, uliveti, ortofrutticoli, cereali e foraggiere danneggiati, raccolti compromessi e automobilisti che sempre più spesso si trovano davanti animali selvatici sulle strade.


































