Avvistamenti e soluzioni
Sulla questione lupi in città ha espresso il proprio parere anche la LAC, la Lega per l’Abolizione della Caccia. Ecco in sintesi il suo pensiero: “In merito alla interrogazione del Vicepresidente del Consiglio Regionale Giacomo Rossi sugli avvistamenti di lupi nei centri abitati, nella quale si dichiara che “l’Assessore Bugaro ha già contattato i sindaci anche tramite i Prefetti, comunicando la possibilità di attuare il protocollo ISPRA che prevede la cattura di esemplari in caso di casistiche problematiche ed il consecutivo rilascio in aree idonee”, non si fa altro che ingannare i cittadini ed illuderli con soluzioni vane ed irrealistiche. Innanzitutto perché il lupo, malgrado il suo declassamento, resta comunque una specie protetta e quindi non possono essere i Sindaci, i Prefetti e neppure le singole Regioni a poter decidere se, come e quando “catturare” eventuali esemplari di lupo su un dato territorio e trasferirli in altre “aree idonee”. In secondo luogo, perché quello stesso territorio, che può comprendere anche centri abitati, “liberato” dai lupi, verrebbe in brevissimo tempo rioccupato da un altro branco di lupi”.
Le morti dei lupi
“La dimensione del territorio di un branco di lupi (un branco è composto da 5 o 6 lupi al massimo) sugli Appennini varia tra i 120/200 km² e la sua ampiezza dipende soprattutto dalla disponibilità di prede. Ogni branco delimita con feci ed urine il suo territorio, ed uccide qualsiasi lupo estraneo osi entrarvi, quindi se si spostasse o si eliminasse il branco “occupante”, quel territorio verrebbe subito rioccupato da un altro branco di lupi. Non è vero, inoltre, che la popolazione del lupo in Italia sia in”grande espansione”. Un branco di lupi, infatti, è composto da una coppia “Alfa”, l’unica che si riproduce e da due o tre figli della coppia. Il lupo si riproduce una volta all’anno e da una coppia di lupi nascono da 2 a 6 cuccioli, la metà dei quali, in media, non sopravvive all’anno successivo. I cuccioli che sopravvivono rimangono con la madre e con il branco per uno o due anni al massimo, poi vengono allontanati e vanno in dispersione alla ricerca di nuovi territori e di questi lupi, mediamente, ne sopravvivono solo 1 su 4. Ogni anno, inoltre, si stima che tra i 200 e i 500 lupi in Italia muoiano uccisi da fucilate, veleno, trappole o investiti dalle auto. Quindi è praticamente impossibile che il loro numero aumenti, anzi, è molto più probabile che esso diminuisca”.
Gli allevamenti
“Considerando che nell’ultimo monitoraggio del 2021 I’ISPRA ha censito la presenza di circа 3.300 lupi in tutta Italia, si comprende quando sia bassa la sua densità sul territorio italiano e come il lupo abbia ormai saturato completamente il suo “areale” in Italia, rioccupando quasi totalmente il proprio territorio “storico” da cui era stato sterminato alla metà degli anni ’70 del secolo scorso. Non è assolutamente vero poi che il lupo predi preferibilmente animali di allevamento o domestici e che questo tipo di predazioni siano in aumento. La dieta del lupo è infatti rappresentata per oltre il 70% dal cinghiale, di cui preda gli individui più giovani, contribuendo quindi a farne “invecchiare” la popolazione dell’ungulato, stabilizzandola in numeri tollerabili nei territori da esso controllati. Questo è dimostrato dagli ultimi dati disponibili sugli abbattimenti dei cinghiali nella caccia “programmata” e di “controllo”, che confermano un netto calo della popolazione del cinghiale, proprio grazie al fondamentale ruolo del lupo al vertice della piramide alimentare! Per un altro 25% la sua dieta è composta dagli altri ungulati (caprioli, cervi, daini ecc…) e dalla nutria, specie alloctona ed invasiva, mentre meno del 5% è rappresentato da animali di allevamento e di affezione, che vengono predati esclusivamente perché lasciati incustoditi e senza cani da guardiania (pastori abruzzesi) o senza efficaci misure di protezione”.
































