La precisazione
Federcaccia Toscana–UCT interviene nel dibattito acceso sul progetto “Lupus Etruriae”, nato dopo le critiche di esponenti politici e associazioni animaliste, chiarendo che non si tratta di alcuna “caccia al lupo” ma di un programma di monitoraggio scientifico affidato a un team accademico qualificato. L’obiettivo è aggiornare i dati sulla presenza del lupo in Toscana, oggi fermi al 2016, e fornire strumenti concreti per una gestione sostenibile che tuteli biodiversità e allevamenti. Una replica netta contro ricostruzioni strumentali, che ha trovato spazio anche su diverse testate giornalistiche.
Polverone mediatico
Per chi, come noi, è abituato ad agire con trasparenza, affrontando correttamente questioni legate all’interesse generale, il “polverone” mediatico sollevato da alcuni rappresentanti della politica regionale e da alcune associazioni animaliste e ambientaliste appare, senza alcun dubbio, come il tentativo di eludere e nascondere un problema su cui si continua a fare finta di niente, rimandando ogni ragionevole scelta a pulsioni emotive prive di qualsiasi fondamento tecnico-scientifico. Vogliamo quindi rispondere con fermezza alle ricostruzioni fantasiose e strumentali diffuse in questi giorni dal consueto “coro” animalista, sostenuto anche da autorevoli esponenti che siedono nella maggioranza di governo della Regione Toscana, in merito al progetto “Lupus Etruriae”.
L’avvio di un percorso ben preciso
Non è in atto alcuna “apertura della stagione di caccia”, bensì l’avvio di un percorso di monitoraggio scientifico rigoroso, finalizzato a garantire la conservazione della biodiversità e la sopravvivenza del comparto zootecnico toscano. Le accuse di parzialità vengono rispedite al mittente ricordando che la direzione tecnico-scientifica del progetto è affidata al Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari. Il gruppo di ricerca, guidato dal prof. Marco Apollonio, vanta un’esperienza trentennale nello studio del lupo e oltre 200 pubblicazioni scientifiche. L’obiettivo non è ideologico, ma tecnico: fornire alla Regione Toscana dati aggiornati sulla reale consistenza e distribuzione dei branchi — fermi ufficialmente al 2016 — utilizzando metodologie innovative come il fototrappolaggio per il riconoscimento individuale, il wolf howling e le analisi genetiche.
Un approccio volto al benessere animale
Il progetto “Lupus Etruriae” si propone inoltre di formare gli allevatori affinché possano valutare il rischio predatorio all’interno delle proprie aziende e adottare misure di prevenzione realmente proporzionate al livello di pericolo. Si tratta di un approccio volto al benessere animale — riducendo lo stress da predazione negli ovini — e alla sostenibilità economica di un settore che rappresenta un’eccellenza regionale. A questo punto siamo noi a proporre ai cittadini una riflessione spontanea: perché i dati, che rappresentano di per sé elementi imprescindibili di conoscenza, fanno così paura? Forse il timore delle associazioni che si oppongono al progetto è proprio questo: che una fotografia scientifica e oggettiva riveli finalmente la reale situazione della popolazione del lupo in Toscana. Il lupo, al pari di decine di altre specie, deve essere tutelato, ma la sua presenza deve essere gestita in modo attivo e adattativo, nell’interesse della biodiversità ambientale e della zootecnia. Proteggere il paesaggio rurale significa anche impedire l’abbandono dei pascoli, ecosistemi prioritari per la Direttiva Habitat, che rischiano di scomparire senza la presenza delle aziende ovine. Chi si oppone alla conoscenza scientifica, forse, teme che la verità dei numeri possa mettere in discussione narrazioni ormai anacronistiche. I dati scientifici rappresentano l’unico strumento in grado di superare i conflitti ideologici e garantire una convivenza possibile.
Conservazione della biodiversità
Vogliamo inoltre ricordare che questo progetto si propone anche di colmare ritardi e lacune rispetto a quanto avrebbero dovuto svolgere gli enti e le istituzioni competenti. Allo stesso tempo, nulla impedisce a organizzazioni e soggetti che intendano offrire un contributo attivo e intellettualmente onesto alla gestione del problema di partecipare a questo percorso, condividendo e ampliando un lavoro nell’interesse comune della conservazione della biodiversità e della collettività. Concludiamo con un’ultima considerazione: Federcaccia Toscana – Unione Cacciatori Toscani non intende sostituirsi a nessuno. Le scelte operative e gestionali non spettano a noi. È evidente — ma riteniamo opportuno ricordarlo — che le decisioni legate al declassamento del lupo, definitivamente approvato nell’aula del Senato nel rispetto della Direttiva Habitat, e le conseguenti future azioni gestionali attraverso appositi piani di gestione, spettano agli enti delegati e, in primo luogo, alla Regione, nel rispetto della legge. Sarà dunque la politica ad assumersi le proprie responsabilità e, se lo riterrà opportuno, a dare seguito alle future scelte di fronte ai cittadini e ai diversi portatori di interesse.
Scienza e conoscenza
È giunto finalmente il tempo di riconoscere come la nostra Associazione, anche per le responsabilità che le competono come principale espressione del mondo venatorio in Toscana ed a livello nazionale, stia portando avanti la propria mission con competenza e professionalità. Prova ne è la continuativa ed affermata collaborazione con i principali enti di ricerca, il mondo accademico ed altri soggetti scientifici, su progetti, anche di natura sperimentale avanzata, sviluppati con pieno riconoscimento, sui più importanti aspetti legati alla gestione faunistica ed alla conservazione della biodiversità. Per noi il faro è e resta la scienza e la conoscenza! Lasciamo agli altri la strada della polemica e della sterile strumentalizzazione (fonte: Federcaccia Toscana – UCT).





































