Il futuro della caccia
Ci accusano di fare disinformazione. Noi rispondiamo con le pagine del Piano. Le nostre osservazioni sono puntuali, motivate e riguardano aspetti concreti che incidono sul futuro della caccia e della gestione in Toscana. Se Agribiodiversitalia ritiene infondate le nostre critiche, siamo pronti a indicare, una per una, le pagine e i passaggi del PFVR da cui derivano. Abbiamo letto con attenzione il comunicato diffuso da AB-Agrivenatoria biodiversitalia, sul Piano Faunistico Venatorio Regionale della Toscana. Lo abbiamo letto con lo stesso spirito con cui, da mesi, abbiamo letto, analizzato e studiato il testo del nuovo PFVR. Per questo respingiamo con decisione l’accusa di fare disinformazione. Siamo perfettamente in grado di leggere, comprendere e valutare un provvedimento complesso. Lo dimostrano le osservazioni puntuali e tecnicamente motivate che abbiamo presentato e che sono state condivise, in larga parte, anche da altre associazioni venatorie e da autorevoli esponenti esterni al mondo della caccia. Se, al contrario, oggi solo AB continua a difendere senza riserve questo testo, insieme agli uffici regionali che lo hanno predisposto, crediamo che qualche interrogativo sulla reale equità del Piano rispetto agli interessi dell’intero mondo venatorio debba essere posto.
Le richieste di modifica
La differenza tra noi e AB è semplice e sostanziale. Agrivenatoria biodiversitalia rappresenta legittimamente interessi specifici, riconducibili prevalentemente ad una parte limitata del sistema venatorio, costituita da concessionari di istituti privati e da una ristretta platea di cacciatori. Federcaccia Toscana – Unione Cacciatori Toscani, invece, ha l’onere, l’onore e la responsabilità di rappresentare l’interesse generale dei cacciatori toscani, tutelando tutte le forme di caccia e tutte le tradizioni venatorie, promuovendo al tempo stesso una caccia sociale, sostenibile, fondata su solide basi scientifiche e sempre più riconosciuta come strumento di gestione del territorio e di conservazione della biodiversità. Proprio per questo non possiamo limitarci ad approvare un Piano solo perché “serve”. Abbiamo il dovere di chiedere che sia un buon Piano. Le nostre richieste di modifica non nascono da logiche politiche né da contrapposizioni ideologiche. Nascono dalla lettura del testo. Nel merito abbiamo evidenziato criticità precise.
Gestione attiva del territorio
Innanzitutto, il Piano non valorizza adeguatamente il ruolo del cacciatore quale protagonista della conservazione della biodiversità e della gestione attiva del territorio, né rafforza la centralità degli ATC quale strumento pubblico di governo faunistico. In secondo luogo, il Piano introduce prescrizioni ulteriori e non richieste dalla normativa europea relativamente ai siti della Rete Natura 2000, alla Valutazione Ambientale Strategica, alla Valutazione di Incidenza, agli appostamenti fissi e persino all’utilizzo delle munizioni in piombo, anticipando scelte europee che ancora non sono state definitivamente approvate. Sul tema della Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) è opportuno fare chiarezza, perché anche in questo caso qualcuno preferisce semplificare anziché approfondire. L’articolo 6 della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” stabilisce che qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un sito appartenente alla Rete Natura 2000 debba essere sottoposto a preventiva Valutazione di Incidenza. Tale principio costituisce uno dei pilastri della politica europea di conservazione della biodiversità, ma non significa affatto che ogni attività svolta all’interno di un sito Natura 2000 debba automaticamente essere assoggettata ad una specifica procedura valutativa.
Appostamenti fissi
Questa interpretazione trova un solido fondamento non solo nella Direttiva Habitat, ma anche nella consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e negli orientamenti della Commissione Europea, che hanno sempre ribadito come la Valutazione di Incidenza debba riguardare esclusivamente interventi o attività concretamente suscettibili di produrre effetti significativi sugli obiettivi di conservazione del sito e non possa trasformarsi in un vincolo generalizzato e preventivo. È quindi semplicemente falso sostenere che gli appostamenti fissi siano completamente al riparo da nuovi problemi. Le criticità esistono e derivano proprio dall’introduzione di nuovi vincoli e procedure che rischiano di complicarne inutilmente la gestione futura senza alcun reale valore aggiunto sotto il profilo della tutela ambientale. Abbiamo inoltre denunciato il forte sbilanciamento del Piano a favore degli istituti faunistici privati, attraverso l’ampliamento delle possibilità concesse alle Aziende Faunistico Venatorie e alle Aziende Agrituristico Venatorie, il progressivo indebolimento del sistema della caccia programmata e la disparità di trattamento rispetto agli istituti pubblici nelle procedure autorizzative e di valutazione ambientale.
Commissione di verifica
A ciò si aggiunge una scelta che riteniamo particolarmente grave: il mancato riferimento alla Commissione di verifica prevista dalla normativa, organismo deputato ad analizzare e valutare i risultati gestionali conseguiti dalle Aziende Faunistico Venatorie e a verificare il rispetto degli obiettivi per i quali tali concessioni vengono rilasciate. Eliminare questo fondamentale strumento di controllo significa ridurre trasparenza, verificabilità e garanzie nell’esercizio delle concessioni pubbliche, proprio a vantaggio degli istituti privati. È singolare che proprio chi rappresenta prevalentemente questo settore sostenga che tali osservazioni siano prive di fondamento. Abbiamo espresso contrarietà alle modifiche previste sulla gestione degli ungulati, ritenendo che esse introducano elementi di conflittualità e incertezza senza migliorare un modello gestionale che, negli anni, ha consentito di raggiungere risultati complessivamente equilibrati. La filosofia che emerge dal Piano appare inoltre profondamente contraddittoria: gli ungulati sembrano essere considerati una risorsa quando producono valore economico all’interno delle Aziende Faunistico Venatorie e delle Aziende Agrituristico Venatorie, mentre nel restante territorio regionale vengono sostanzialmente rappresentati come una presenza da ridurre fino ad ipotizzarne una progressiva eliminazione.
Key concepts
Una visione che non condividiamo e che contrasta con qualsiasi moderno modello di gestione faunistica fondato sull’equilibrio ecologico, sul monitoraggio scientifico delle popolazioni e sulla gestione sostenibile delle specie. Abbiamo contestato il richiamo ai Key Concepts e all’Atlante Europeo delle Migrazioni quale riferimento per i futuri calendari venatori, perché rischia di limitare l’autonomia della Regione Toscana e di aumentare il rischio di nuovi contenziosi, anziché ridurlo. Abbiamo infine respinto le prescrizioni formative proposte dal NURV, che sembrano partire da una visione pregiudizialmente negativa dell’attività venatoria anziché riconoscerne il ruolo nella gestione degli habitat e nella conservazione della fauna. Queste sono osservazioni tecniche. Non slogan. Ed è proprio perché abbiamo letto il Piano che chiediamo di modificarlo. Sorprende, invece, che chi oggi accusa altri di fare disinformazione liquidi ogni critica come frutto di interessi politici o di ricerca di visibilità, senza entrare nel merito delle questioni poste.
Disponibilità al chiarimento
Se AB dovesse avere difficoltà ad individuare nel Piano le disposizioni che abbiamo contestato, siamo naturalmente disponibili a fornire i riferimenti puntuali delle pagine e dei relativi passaggi, così da agevolarne una più attenta lettura e un’analisi tecnica approfondita. Continuiamo a ritenere che il Piano Faunistico Venatorio rappresenti uno strumento fondamentale per il futuro della caccia toscana, ma proprio per questo debba essere il più possibile condiviso, equilibrato e rispettoso dell’interesse generale. Un Piano che nasce con l’opposizione di una parte significativa del mondo venatorio difficilmente può essere definito il migliore Piano possibile. Federcaccia Toscana – Unione Cacciatori Toscani continuerà quindi a lavorare, come ha sempre fatto, nell’interesse di tutti i cacciatori, delle diverse forme di caccia, della gestione sostenibile della fauna, della tutela della biodiversità e della difesa di una caccia moderna, sociale, scientificamente fondata e profondamente radicata nella storia e nelle tradizioni della Toscana (Ufficio Stampa Federcaccia toscana-UCT).




































