L’articolo contestato
Nella sezione “Animali” dell’edizione online del Corriere della Sera è stato pubblicato qualche giorno fa un articolo a firma Luca Zanini dedicato all’anticipo delle migrazioni dell’avifauna riconducibile ai cambiamenti climatici in anticipo a causa dei cambiamenti climatici, riportando considerazioni, legittime ma indubbiamente di parte, in merito alla necessità di modificare – inteso come sempre come “restringere” – i periodi in cui è consentito il prelievo venatorio di alcune specie interessate. L’Ufficio Studi e Ricerche di Federcaccia ha quindi inviato al quotidiano una serie di considerazioni che il Corriere della Sera, dimostrando serietà ed equilibrio, ha oggi pubblicato, consentendo così anche alla Caccia di esprimere e far conoscere ai lettori un altro punto di vista.
Date di chiusura
“Federcaccia: «I calendari non si cambiano, l’anticipo delle migrazioni non è dimostrato scientificamente»” titola il quotidiano, che prosegue: “La Federazione italiana della caccia (Fidc) dice no alla richiesta avanzata dalla Lega per la protezione degli uccelli (Lipu) di rivedere le date di chiusura della stagione venatoria sulla base dei dati di una ricerca scientifica pubblicata nei giorni scorsi sulla rivista «Wildlife Biology», coordinata dall’Università di Milano con la collaborazione della stessa Lipu e di altre organizzazioni. Secondo questo studio i cambiamenti climatici avrebbero modificato le abitudini migratorie di molte specie di volatili, che inizierebbero in anticipo rispetto al passato, portando molti uccelli ad intraprendere il volo verso le regioni del Nord Europa nel pieno della stagione di caccia e non dopo la fine della stessa. Con conseguente incremento degli abbattimenti.
La lettera
Federcaccia ritiene che ci sono elementi non condivisibili nelle valutazioni della ricerca e nella sintesi riportata sul Corriere, che ha allargato la questione riferendo anche di alcuni studi effettuati in Grecia e basati su attività di «citizen science», ovvero di osservazioni che si avvalgono della partecipazione di cittadini volontari” prosegue l’articolo, per poi riportare il contenuto della risposta elaborata dal nostro Ufficio Studi, che potete leggere qui sotto.
Abbiamo avuto modo di leggere con attenzione l’articolo pubblicato nella edizione on line del “Corriere della Sera” contenente valutazioni sulla fenologia degli uccelli migratori in Grecia e in Italia, per quest’ultimo Paese con esplicito riferimento a un articolo scientifico apparso recentemente sulla rivista “Wildife Biology” predisposto da LIPU e Università di Milano su 23 specie di uccelli cacciabili in Italia. L’articolo si conclude con una richiesta della LIPU di correggere le date di chiusura della caccia dei calendari venatori delle regioni italiane. Abbiamo analizzato i contenuti e i riferimenti dell’articolo da voi pubblicato e di quello riportato sulla rivista “Wildlife Biology” cui fate riferimento e riteniamo opportuno precisare alcuni aspetti non secondari. Il link riferito al Rapporto WION Climate Tracker è una presentazione giornalistica con interviste che descrivono il fenomeno della permanenza di uccelli in Gran Bretagna in inverno e generiche valutazioni sul riscaldamento climatico che porterebbe a un anticipo delle migrazioni prenuziali, ma senza riferimenti alle specie.
La direzione di volo degli uccelli
Il link al sito gr e il rimando all’interno di questo a uno studio, riguarda la fenologia migratoria studiata con la Citizen Science di alcune specie di rapaci e altri uccelli veleggiatori in Grecia, senza alcun riferimento all’anticipo delle date d’inizio migrazione. In particolare, sia nello studio, sia in un’altra parte del sito, viene esplicitato che la Citizen Science non può sostituire i programmi di monitoraggio scientifico standardizzato e che i risultati ottenuti con questa metodica non sono sufficienti a fornire un quadro nazionale della fenologia migratoria delle specie studiate. In merito ai dati descritti per l’isola di Corfù, non è chiaro come gli autori abbiano potuto distinguere la direzione di volo degli uccelli che hanno raggiunto l’area citata, considerando che tutte le specie citate sono svernanti nel bacino del Mediterraneo; quindi, possono essere presenze dovute a spostamenti invernali o a migrazione post-nuziale ritardata. Infatti, il riscaldamento del clima ha come prima conseguenza il ritardo della migrazione autunnale, e l’arrivo quindi ritardato (anche in gennaio) sui siti di svernamento.
L’arco temporale
Lo studio italiano pubblicato su “Wildlife Biology” riguarda un arco temporale dal 2000 al 2023 e ha inoltre confrontato i risultati con l’Atlante delle Migrazioni il cui dataset si estende sin dal 1930 al 2022. Lo studio non è focalizzato per valutare una variazione nei tempi di migrazione, ma per conoscere la fenologia migratoria coi dati di Citizen Science. Si tratta quindi di dati raccolti da volontari, la cui affidabilità non è verificata e le cui uscite sul campo non sono standardizzate. Inoltre, il lavoro si basa sull’assunzione aprioristica secondo la quale l’aumento o la diminuzione degli avvistamenti nelle celle in cui è stata suddivisa l’Italia indichi l’inizio della migrazione prenuziale. Tale assunzione non è provata da dati sperimentali e pregiudica il valore dei risultati ottenuti. Infatti, le osservazioni nelle celle possono aumentare o diminuire per molteplici fattori, tra cui la frequenza delle uscite dei volontari, l’esperienza di questi, l’aggregazione degli uccelli, gli spostamenti locali e i movimenti invernali dovuti a ricerca di cibo o modifiche del clima. Vi è quindi un importante punto di debolezza che non permette di considerare affidabili i risultati proposti.
Key Concepts
A livello normativo si ricorda che la Commissione europea ha predisposto, quali documenti interpretativi della direttiva Uccelli, il documento Key concepts e la Guida alla Disciplina della Caccia UE. Il documento Key concepts, modificato nel 2021 e nel 2025 per l’Italia, dimostra che i dati italiani sono anticipati fino a cinque decadi rispetto a quelli dei Paesi confinanti o di latitudine simile. Nel testo di commento al documento Key concepts la Commissione europea sottolinea queste discrepanze per varie specie e le spiega come possibili confusioni fra movimenti invernali e inizio reale della migrazione. Addirittura, in due casi (beccaccia e codone) la Commissione di fatto smentisce i dati italiani, affermando che la migrazione in tutto il Mediterraneo ha inizio in febbraio, mentre il dato italiano afferma gennaio. Proprio per armonizzare, almeno in parte, queste discrepanze lo Stato italiano ha modificato per 4 specie i dati Key concepts nel 2025, spostando in avanti di una decade le date d’inizio migrazione prenuziale. Ad oggi le date delle stagioni di caccia devono quindi essere stabilite secondo il documento Key concepts e la Guida alla Disciplina della Caccia UE, che insieme legittimano del tutto la data di chiusura della caccia al 31 gennaio. Per questo motivo le richieste della LIPU non possono trovare accoglimento, e rappresentano speculazioni allarmistiche poco utili alla corretta gestione e conservazione delle popolazioni di uccelli selvatici in Europa (Ufficio Studi e Ricerche Faunistiche e Agro Ambientali).




































