Piano di controllo
Il Coordinamento Colombaccio Italia prosegue con determinazione il proprio percorso di confronto costruttivo con la Regione Emilia-Romagna. Al centro del dialogo vi è l’analisi retrospettiva sull’applicazione del Piano di Controllo del Colombaccio, la cui attuazione si è avviata nell’anno 2025: un tema che richiede un approccio basato su evidenze scientifiche e una visione gestionale di lungo periodo. Desideriamo innanzitutto ringraziare l’Amministrazione Regionale per l’apertura al dialogo, e per le recenti decisioni in merito alla scorsa stagione venatoria: in presenza di un Piano di controllo volto al contenimento delle popolazioni, interpretiamo l’incremento del carniere giornaliero da 15 a 25 capi, come un primo passo di valorizzazione della caccia quale attività di gestione faunistica della specie.
Posizione tecnica
Questa, e altre scelte che confidiamo a venire, non sono solo concessioni ai cacciatori, ma rappresentano una visione strategica: la gestione della specie può e deve passare anzitutto attraverso lo strumento della caccia ordinaria, quindi di quella in deroga, e solo in ultima istanza tramite all’adozione di piani di controllo. La nostra posizione tecnica è chiara: per tutelare efficacemente l’agricoltura e contenere l’espansione incontrollata delle popolazioni, è necessario intervenire anzitutto sull’incremento utile annuo della popolazione (i giovani nati nell’anno); solo laddove strettamente necessario, in forma puntuale e rigidamente controllata, si potrà limitare il capitale (i riproduttori). In tal senso, l’aumento delle giornate, degli orari di caccia e dei relativi carnieri nel mese di settembre sin dalla preapertura, potrebbe essere lo strumento più efficace; a ciò va aggiunto che un’intensificazione del prelievo venatorio nel mese di settembre svolge azione utile alla tutela delle colture agricole sensibili, che in questo periodo sono oramai giunte a maturazione.
Interventi gestionali
Intervenire direttamente sui riproduttori durante il periodo primaverile ed estivo rischia invece di mettere in seria difficoltà la specie a livello conservazionistico. Il ruolo del Coordinamento è quello di monitorare con rigore scientifico gli effetti degli interventi gestionali. Per farlo, operiamo in stretta sinergia con il mondo accademico, garantendo che ogni dato raccolto rispetti i più alti standard di attendibilità. Il nostro obiettivo è quello di fornire alla Regione Emilia-Romagna un quadro chiaro, fornendo i dati raccolti dal Progetto Monitoraggio Nidificanti 2025 (vedi immagine allegata) che verranno messi a confronto con quelli che saranno raccolti nel 2026. Se da questa analisi comparativa emergerà che l’impatto del piano di controllo sulla popolazione nidificante è eccessivo o dannoso per la stabilità della specie, richiederemo ufficialmente alla Regione una rivalutazione e una razionalizzazione del piano di controllo, per garantire un equilibrio sostenibile tra agricoltura e biodiversità.
Invito ai cacciatori
Perché questa strategia sia vincente, i nostri dati devono essere solidi. Più stazioni di ascolto vengono monitorate, più il dato diventa preciso e affidabile: invitiamo tutti i cacciatori e gli appassionati a partecipare attivamente al Progetto Monitoraggio Nidificanti. Abbiamo bisogno di nuovi rilevatori, soprattutto nelle province attualmente meno coperte, per mappare in modo capillare la realtà del nostro territorio secondo il protocollo tecnico (censimenti al canto tra il 1° maggio e il 30 giugno). Il monitoraggio è l’unica arma scientifica che abbiamo per difendere il Colombaccio e la nostra passione non perdendo di vista la necessità della tutela del reddito agricolo e delle loro produzioni. Dimostriamo con i numeri il valore del nostro impegno (fonte: Coordinamento Colombaccio Italia).




































