Contrarietà alla caccia
Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha letteralmente stravolto la giurisprudenza in ambito venatorio. Lo scorso 3 febbraio, infatti, i giudici hanno accolto il ricorso di una donna residente in provincia di Ravenna che aveva chiesto di escludere la sua proprietà terriera dalla caccia per motivi etici, nello specifico la sua avversione nei confronti dell’attività venatoria. Può diventare un precedente pesante, ma cosa può succedere nello specifico?
I prossimi passi
Come sottolineato dall’associazione Animal Liberation, ci sarà assistenza nei confronti di coloro che volessero vietare l’ingresso ai cacciatori nelle loro proprietà, anche per motivi etici per l’appunto. Questa la nota dell’ente: “Animal Liberation si dedicherà a informare sull’iter da seguire e assistere i cittadini che vorranno le loro proprietà libere dalla caccia, anche formando una rete di territori di pace“.
Obiezione di coscienza
L’obiezione di coscienza della donna non aveva convinto il Tribunale Amministrativo Regionale dell’Emilia Romagna che aveva dato torto alla stessa, come anche aveva fatto il Servizio Territoriale Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione. Ora invece con la sentenza del Consiglio di Stato rischia di aprirsi una strada completamente nuova.





































