La scelta dei giudici
Negli anni ’80 l’uomo del Monte aveva abituato con i suoi celebri spot a dire sempre di sì. È stato invece un no pesante quello pronunciato dal TAR della Lombardia in merito alla caccia in deroga ai fringuelli e agli storni, provvedimento che si riferisce alla stagione 2025-2026. I giudici amministrativi hanno infatti accolto il ricorso animal-ambientalista che era stato presentato da diverse sigle, nello specifico ENPA, LAC, LAV, LIPU, LNDC e WWF.
La caccia non può essere un’abitudine
Questa la spiegazione da parte della LAC: “Il Tribunale Amministrativo ha ribadito un principio fondamentale: la caccia a specie protette non può essere un’abitudine. La “deroga” prevista dalla Direttiva Uccelli è un’eccezione straordinaria che richiede prove rigorose:
- Assenza di alternative – La Regione non ha dimostrato l’assenza di altre soluzioni soddisfacenti prima di imbracciare i fucili
- Carenza di motivazione – Il TAR ha sottolineato come la delibera regionale mancasse di un’istruttoria seria, limitandosi a replicare schemi bocciati ripetutamente dalla giustizia europea e nazionale”
Corto circuito istituzionale
La Lega per l’Abolizione della Caccia ha poi aggiunto: “LAC unitamente alle altre associazioni denuncia inoltre la volontà di diverse Regioni di voler riaprire le deroghe anche per l’anno in corso, nonostante la chiarezza dei tribunali. Si tratta di un corto circuito istituzionale che espone l’Italia a onerose procedure d’infrazione europee, pagate da tutta la collettività“.





































