Episodi dimezzati
Un’analisi dell’Università Carlo Bo mostra la reale portata degli incidenti registrato nell’attività venatoria: incidenti dimezzati e un trend di sicurezza superiore a molte discipline outdoor tradizionali. Se guardiamo alla stagione appena conclusa (1 settembre – 31 gennaio), il miglioramento è evidente. Siamo passati dai 62 eventi critici della scorsa stagione ai soli 45 attuali. Ma il dato più importante riguarda il lungo periodo: in soli cinque anni, gli episodi di incidentalità sono diminuiti del 50%. Un progresso che testimonia come la cultura della prevenzione stia diventando il pilastro della pratica moderna.
Caccia e altre attività outdoor a confronto
È spesso la cronaca a dare un’immagine distorta della realtà, ma le statistiche del 2025- 2026 dell’Università di Urbino rimettono le cose in prospettiva. Se isoliamo i decessi legati direttamente all’attività (escludendo malori e cause esterne), la caccia risulta una delle pratiche outdoor con il minor numero di vittime. Mentre l’escursionismo ha registrato purtroppo 140 decessi (principalmente per cadute accidentali) e la balneazione 88, l’attività venatoria si è fermata a quota 9. Un dato che invita a riflettere su quanto la formazione tecnica dei cacciatori stia facendo la differenza rispetto ad attività percepite come “libere” e prive di rischi.
Non solo tradizione
Il calo non è un caso isolato, ma il frutto di una tendenza consolidata. Sebbene il numero di decessi presenti ancora delle oscillazioni fisiologiche, la soglia si è abbassata drasticamente rispetto al passato. Questo miglioramento è attribuibile a una gestione più rigorosa delle aree, alla formazione dei cacciatori e ad un controllo sempre più stretto sulla sicurezza delle armi e dei comportamenti. In conclusione, lo studio dell’Università di Urbino restituisce l’immagine di un settore in profonda trasformazione. La caccia oggi non è solo tradizione, ma una disciplina che punta alla massima tutela dei praticanti e della collettività. I numeri dicono che la strada intrapresa è quella giusta: meno incidenti, più consapevolezza e una sicurezza che cresce stagione dopo stagione (fonte: AB – Agrivenatoria Biodiversitalia).





































