Nuova norma
Nel dibattito nato attorno alla modifica della legge 157/1992, inserita nella recente Legge di Bilancio, si registra una posizione netta da parte di Italcaccia. L’associazione, tramite il suo presidente nazionale Gianni Corsetti, ha espresso forte contrarietà all’emendamento relativo alle aziende faunistico venatorie. La nuova norma cambia il quadro giuridico delle AFV, consentendo loro di operare con la forma di impresa, individuale o collettiva. Finora queste realtà erano caratterizzate da regole non imprenditoriali, mentre oggi potranno assumere assetti economici più strutturati. I promotori della norma ritengono che ciò garantisca maggiore trasparenza fiscale, tutela amministrativa e una migliore capacità organizzativa. Italcaccia però critica apertamente questo approccio. Secondo l’associazione, l’apertura al modello aziendale comporta rischi significativi per la gestione venatoria in Italia.
Privatizzazione della caccia
Il primo timore riguarda la possibile privatizzazione dell’attività venatoria, con territori e opportunità di caccia gestiti da soggetti privati e accessibili solo a pagamento. Questo andrebbe a indebolire il concetto di caccia sociale, tradizionalmente aperta a tutti i cacciatori tramite gli ATC e controllata da enti pubblici. Un altro punto sollevato riguarda il rischio di speculazione faunistica e di riduzione del territorio libero disponibile. Se le aziende con finalità di lucro aumentassero, la tutela ambientale potrebbe passare in secondo piano rispetto agli interessi economici. Per Italcaccia questo contraddice il principio fondamentale secondo cui la fauna selvatica è patrimonio dello Stato e della collettività, non una risorsa da affidare a logiche di mercato.
Discussione infinita
La posizione dell’associazione si inserisce in una discussione più ampia che divide oggi il mondo venatorio italiano. Alcune associazioni vedono la riforma come una opportunità di crescita, altre temono un cambiamento culturale inaccettabile e potenzialmente dannoso. In conclusione la contrarietà di Italcaccia si basa sull’idea che la caccia debba rimanere un’attività accessibile, regolata da mano pubblica e fondata sulla tutela dell’ambiente e della fauna come bene comune. L’emendamento, pur approvato, lascia aperto un confronto destinato a proseguire nelle sedi politiche e amministrative, soprattutto a livello regionale.







































