Obiezione di coscienza
Anche Paolo Sparvoli, numero uno dell’Associazione Nazionale Libera Caccia, ha voluto dire la sua sulla questione dei motivi etici che potrebbero impedire l’attività venatoria nei terreni, come annunciato trionfalisticamente dal mondo animal-ambientalista: “Il Consiglio di Stato, con la sentenza 895/2026, ha riconosciuto il diritto all’obiezione di coscienza sulla pratica della caccia sui terreni privati“.
Apparente successo animalista
“Di primo acchito, potrebbe sembrare un (quasi) successo della galassia animalista e una (quasi) sconfitta del Piano faunistico venatorio provinciale, dei tanto lodati ATC e della gestione faunistica normata dalla legge 157/02, che prevede già la possibilità di richiedere l’istituzione di fondi chiusi per validi motivi tecnico-scientifici“.
Articolo 842
“In realtà, invece, nella sentenza sfavorevole del Consiglio di Stato (non condivisibile ma da accettare col massimo rispetto), non c’è assolutamente niente che faccia minimamente pensare all’abolizione dell’art. 842 del C.c. e ogni richiesta dovrà, in ogni caso, essere esaminata accuratamente per verificare che non esistano concreti ostacoli all’attuazione del Piano faunistico venatorio che, lo ricordiamo, rappresenta uno strumento gestionale che viene redatto tenendo in massima considerazione non le richieste del mondo venatorio, bensì gli interessi economici, sociali e ambientali dell’intera collettività. Appare, quindi, del tutto eccessivo il tono trionfale di tanti comunicati animalisti che parlano di sentenza storica“.



































