I prossimi 5 anni
Nella riunione del Comitato di Gestione dell’ATC Unico di Brescia di martedì scorso è stato presentato dal Presidente Germano Pe e dal tecnico estensore dottor Massimo Ragusa il Piano Poliennale 2026-2030 riferito al territorio di competenza dell’ATC. Un lavoro ponderoso che ha nelle sue premesse l’analisi e l’inquadramento territoriale ed ambientale, con riferimento agli spazi ed all’uso del suolo stesso, e dai quali scaturiscono dei macrodati interessanti sulle quantità di aree antropizzate (più del 22%) rispetto al totale della estensione territoriale di 230.590 ettari. Così come il dato, per noi preoccupante della complessiva diminuzione del numero dei cacciatori aderenti all’ambito, passati dai 19.600 del 2012 ai 10.300 del 2025; praticamente quasi dimezzati nell’arco di una quindicina d’anni, come d’altronde la tendenza del dato generale.
Obiettivi gestionali
Negli obiettivi gestionali di massima, si prevede una riqualificazione e dei miglioramenti ambientali specialmente delle zone sottoposte a protezione ZRC e ZRA, e poi di attuare azioni per favorire le diversificazioni ambientali e favorire un mosaico colturale nell’intero territorio, azioni che però necessitano di intese forti con il mondo agricolo. Così come si prevede l’implementazione di impianti per l’adattamento della selvaggina ai territori prima della liberazione definitiva, voliere a cielo aperto debitamente predisposte per non essere predate da mammiferi. E si prevede anche di spostare gradualmente una parte delle immissioni di avifauna dal periodo di caccia aperta ai periodi primaverili ed estivi, per un adattamento e per una disponibilità di selvaggina meglio adattata ai luoghi di liberazione o anche per la possibile nidificazione della primaverile.
Idee e proposte
Insomma, una diversa idea che possa riqualificare gli sforzi complessivi del nostro mondo venatorio, di cui l’ATC è in parte rappresentativo, per i territori poi da noi frequentati per la nostra passione. Intendendo con questo anche la disponibilità a fornire prestazioni, come con le squadre di lavoro, e le idee e le proposte che non abbiamo mai fatto mancare. Che dire, da una prima considerazione pare che il tentativo progettuale del Comitato di Gestione dell’ATC vada nel senso che abbiamo più volte auspicato; maggiore consapevolezza e responsabilizzazione nei confronti della selvaggina e dell’ambiente in una sinergia con gli altri fruitori dei territori, specialmente con chi vive con il frutto del proprio lavoro agricolo. Certo ci piacerebbe che anche altri che non lesinano le critiche al nostro mondo dessero le stesse disponibilità operative, senza paura di sporcarsi le mani, e senza timore di interagire con noi, che convintamente ci adoperiamo, anche con le amministrazioni comunali, nella difesa complessiva del territorio.



































