Una pericolosa prima volta
Campagna della Val di Cecina. 500 metri di altitudine. Sono da poco le 11 di domenica mattina. È pieno giorno: il sole brilla timido, fa freddo. La vista si perde tra pascoli e staccionate. Una mandria di bovini, bestioni da 600 chili l’uno, pascola liberamente, come ogni giorno, poco distante dalla stalla, fino a quando l’anomalo fuggi fuggi e il frastuono dei campanacci allertano Silvio Giannetti, allevatore di lungo corso. Un branco di lupi, sei esemplari, stava tentando di entrare nel recinto per attaccare gli animali. Almeno questa era la loro intenzione prima che l’intervento tempestivo di Silvio e del figlio mettesse in fuga i carnivori. “È la prima volta che i lupi aggrediscono animali di queste dimensioni e di questa stazza – confessa –. La sparizione delle pecore è tristemente all’ordine del giorno nonostante le tante precauzioni; fino ad oggi però non era mai successo che tentassero di banchettare con i bovini. Siamo accerchiati. Viviamo in un perenne stato di allerta”.
I dati del 2025
L’azienda di Giannetti, condotta insieme al figlio quarantenne, è specializzata nell’allevamento di ovini e bovini da carne da ben quattro generazioni. Fu il bisnonno ad avviare l’attività. Una realtà familiare importante, in un’area rurale molto estesa, disegnata da pascoli e boschi che guardano verso il mare. “Solo lo scorso anno abbiamo subito la perdita di una ventina di pecore, senza contare quelle disperse – racconta –. Le predazioni avvengono anche di giorno, alla luce del sole. Nelle prossime settimane ci saranno le nascite di numerosi vitellini: prede facili per i lupi. Anche per chi è innamorato di questo mestiere diventa difficile oggi mandare avanti un’azienda zootecnica in queste condizioni. Non ce l’abbiamo con il lupo: lui segue il suo istinto, la sua natura. Ma questa esplosione demografica andava gestita prima, evitando il conflitto con le attività agricole”.
Le densità maggiori
L’emergenza lupi è l’incubo di Silvio e di tutti gli allevatori della Val di Cecina e del Volterrano, come del resto lo è per tutta la Toscana, una delle aree in Europa a più alta densità di predazioni. Una minaccia costante e devastante, tale da mettere a rischio la sopravvivenza delle attività economiche, soprattutto quelle zootecniche specializzate nel pascolo brado, tanto da richiedere – su pressione soprattutto di Coldiretti – l’attivazione del percorso comunitario di revisione del livello di protezione da “rigorosamente protetto” a “protetto”: una condizione essenziale per permettere alle Regioni di gestire, con adeguati piani, i conflitti ed intervenire in presenza di branchi o esemplari problematici, conservando allo stesso tempo la specie. “Questa non è una guerra contro il lupo, ma una battaglia a tutela degli allevatori.
Presenze in città
Il risarcimento non è la strada corretta. Ora serve un approccio scientifico e razionale – spiega Marco Pacini, presidente di Coldiretti Pisa –. La presenza dei lupi, ormai in tutta la regione, sta causando enormi difficoltà alle aziende di allevamento, molte delle quali sono state costrette a chiudere. Anche nelle città la loro presenza è diventata frequente, aumentando i casi di predazione di animali domestici. Il declassamento, percorso che abbiamo sostenuto e che riteniamo giusto in questa fase in cui la specie non è più a rischio di estinzione, darà finalmente la possibilità alle Regioni di intervenire a salvaguardia delle aziende, delle aree rurali e delle filiere lattiero-casearie, oggi in forte crisi a causa della graduale sparizione del patrimonio zootecnico. Meno pecore significa meno latte per formaggi e pecorini”.
Piani di gestione
Per facilitare i futuri piani di gestione che anche la Toscana potrà redigere una volta concluso l’iter di declassamento, Coldiretti Toscana, insieme a Federcaccia Toscana, realizzerà il primo monitoraggio del lupo con lo scopo di sapere dove e soprattutto quanti sono gli esemplari. Numeri fondamentali e indispensabili per indirizzare le decisioni. L’innovazione consiste nel passaggio da un approccio basato sulla stima a uno fondato sulla localizzazione territoriale. Non più modelli statici, ma una mappatura puntuale dei branchi, sempre più a loro agio anche in prossimità dei centri abitati. “Lupus Etruriae”, così si chiama il progetto, utilizzerà il videotrappolaggio in punti strategici per ottenere filmati utili al riconoscimento individuale degli esemplari riproduttivi, il wolf howling (emissione di ululati registrati per stimolare la risposta vocale dei branchi) e l’analisi genetica attraverso la raccolta e lo studio di feci, peli e carcasse, per risolvere i casi di ambiguità tra branchi contigui e tra lupi e ibridi. Una delle aziende coinvolte nel monitoraggio ha sede proprio nell’area della Val di Cecina (fonte: Coldiretti Toscana).



































