Segnalazione alla Polizia
La sentenza è dello scorso 31 luglio, ma vale la pena approfondirla anche a oltre due mesi di distanza. Il TAR di Latina ha affrontato il caso di un uomo a cui è stato revocato il porto d’armi a causa di un motivo molto delicato e personale: le sue cure oncologiche. La Polizia ha infatti accolto la segnalazione della moglie di questa persona, secondo cui il tumore avrebbe richiesto cure continue e conseguente stress, oltre a una inevitabile instabilità psico-fisica. La realtà dei fatti ha detto ben altro.
Il colloquio con lo psicologo
Il protagonista di questa vicenda si è fatto rilasciare il certificato anamnestico per il porto d’armi e, secondo quanto accertato dallo psicologo della Asl, non ci sarebbero state alterazioni della condotta e dell’umore, in pratica una piena affidabilità anche per quel che riguarda la detenzione e utilizzo di armi e munizioni. La revoca della licenza è stata dunque impugnata, ma per la seconda volta la Questura ha detto no. Ecco allora che si è aperta la strada del ricorso alla giustizia amministrativa.
Revoca viziata
Come ha stabilito il TAR, l’inaffidabilità relativa alle armi si riferisce soltanto a informazioni raccolte in ambito familiare, per altro generiche e non meglio precisate. La moglie avrebbe segnalato le cure e lo stress del coniuge alla Polizia in seguito a un suo breve allontanamento da casa (12 ore) dopo un litigio. La revoca della Questura è stata quindi considerata viziata e l’uomo ha riottenuto il porto d’armi.

































