Una motivazione incredibile
Un celebre film di Mario Monicelli, tornato di recente alla ribalta soprattutto nel periodo natalizio, ci ha insegnato quanto alcuni parenti siano “serpenti”. Tutto vero, ma quando si affrontano le questioni legate al possesso del porto d’armi bisognerebbe fare dei distinguo. Distinguo che non ci sono stati nel caso di un uomo residente in provincia di Agrigento a cui la Questura ha negato il rinnovo del porto di fucile a uso sportivo per un motivo incredibile: una parentela acquisita. Possibile? È proprio quello che è successo, ma fortunatamente (per il protagonista della storia) c’è stato il lieto fine.
Il requisito dell’affidabilità
Nonostante fosse incensurato, l’uomo si è visto negato il prezioso documento per il fatto di aver sposato una donna appartenente a una famiglia colpita da misure di prevenzione patrimoniale. Tanto è bastato alla Questura siciliana per far venire meno il requisito dell’affidabilità. Il ricorso al TAR, però, ha rimesso in sesto le cose, sottolineando un principio fondamentale.
Errori su errori
Nello specifico, secondo i giudici amministrativi, l’affidabilità in fatto di porto d’armi deve riguardare gli elementi personali e concreti del richiedente e soltanto di lui. La colpa “acquisita”, come avvenuto in questa situazione, non ha invece ragione di esistere. Tra l’altro, si è scoperto come le memorie difensive del titolare del porto di fucile siano state considerate “assenti”, un errore che ha pesato in maniera determinante sul giudizio.








































