Caprioli d’inverno. Cronaca di una battuta di caccia al capriolo

Caccia al capriolo. Cronaca di una caccia invernale in compagnia di un migratorista incallito alla sua prima uscita al capriolo.

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Un fantastico tramonto rosso fuoco fa da cornice all'uscita serale
Un fantastico tramonto rosso fuoco fa da cornice all’uscita serale

A metà marzo la stagione sta per terminare. Dopo aver prelevato il classe 0 previsto dal mio piano di abbattimento, mi è stata assegnata una femmina adulta come rientro. Si riparte! Se in estate può capitare che anche durante la settimana riesca a scappare in Toscana per qualche uscita serale, le poche ore di luce durante l’inverno rendono proibitiva la caccia infrasettimanale per chi caccia a diversi chilometri da casa. A marzo, però, le giornate cominciano ad allungarsi, e un tiepido mercoledì pomeriggio, decido di fare un tentativo. Quale migliore occasione per accontentare finalmente il mio amico Lamberto, che da mesi chiede di accompagnarmi in un’uscita di caccia di selezione al capriolo? Lamberto non è certo un ragazzino, ha quasi sessant’anni e molta esperienza venatoria sulle spalle, è un appassionato cacciatore migratorista, ma del tutto profano della caccia agli ungulati. Durante il tragitto in auto verso la Toscana, Lamberto manifesta tutto il suo entusiasmo per un’esperienza tanto nuova per lui. Sembra un ragazzino, pieno di domande e di curiosità, vuole sapere tutto sulla specie capriolo: il ciclo dei palchi, le mute, i comportamenti, la biologia… mi tartassa letteralmente di domande! Sembra di rivivere l’esame di abilitazione … ma il suo entusiasmo è sincero e contagioso, e volentieri assecondo la sua sete di conoscenza.

Giunti sul posto, Lamberto sembra sconcertato per la dovizia di operazioni preliminari da compiere prima di partire: dalla teleprenotazione, al tagliando identificativo dell’auto al posto macchina, alla preparazione dell’attrezzatura… in effetti, la caccia di selezione è tutt’altro che andare nel bosco col fucile in spalla! Giunti all’appostamento iniziamo a guardarci intorno, e sporadicamente tentiamo di comunicare attraverso frasi sussurrate, ma ci accorgiamo ben presto di avere uno l’orecchio più duro dell’altro e, mortificati per le nostre rispettive sordità, ci ritiriamo in un dignitoso silenzio di vigile attesa. I minuti passano infruttuosi, nelle lenti del binocolo non appare nulla. Non sono speranzoso tanto per me, quanto per Lamberto: vorrei si palesasse il folletto, e che con la sua apparizione gli facesse assaporare la magia della caccia di selezione, l’emozione di osservare la natura da una prospettiva diversa da quella offerta da altre forme di caccia.

L'autora sbinocola alla ricerca di una femmina adulta
L’autora sbinocola alla ricerca di una femmina adulta

Le ore trascorrono senza assecondare i miei pensieri. Eppure sono certo che la femmina adulta sia in zona: nelle precedenti uscite (quando ero in cerca del classe 0) l’ho vista in diverse occasioni. Un maschio giovane, con l’esile palco già pulito dal velluto, compie una rapida traversata davanti a noi, concedendoci di ammirarlo per pochi secondi. La furtiva apparizione ci ha ridestato dall’imminente sconforto. Quando è quasi buio, mi rivolgo a Lamberto dicendogli “Questo è il campo su cui puntavo! Ma ormai son quasi certo che qui non uscirà più nulla. Finchè c’è “chiaro”, proviamo a dare un’occhiata nel campo più in là, magari qualche altro capriolo lo vediamo!”.

Scolliniamo sul campo attiguo quando la luce è rarefatta, e appena ci affacciamo scorgo nel binocolo una femmina adulta con due piccoli. “Ecco dov’era la femmina adulta!” esulto a fior di labbra, mentre passo il binocolo a Lamberto per fargli godere la scena. La distanza è notevole, ma notiamo con piacere che il terzetto si sta incamminando verso di noi. Ci avviciniamo furtivi. Il bino-telemetro ora segna 260 metri. Indico a Lamberto di stare fermo e tenere d’occhio la femmina adulta mentre io avanzo di una trentina di metri. Sistemo a terra lo zaino, mi stendo e posiziono la carabina. La luce è oramai scarsissima: metto in modalità notturna il reticolo illuminato e porto verso il massimo gli ingrandimenti dell’ottica. Mi è già successo di sparare al cinghiale in queste condizioni di luce precaria, ma poche volte ho tentato di prelevare un capriolo così a buio. La presenza di Lamberto e l’affidabilità delle mie ottiche mi danno il là per effettuare il tiro. Mi accorgo che il terzetto di caprioli si sta dividendo. I due piccoli si dirigono verso un avvallamento, allontanandosi dalla madre di circa 70-80 metri. A questo punto mi sento sicuro, l’appoggio è stabile e decido di sparare. Il fragore del colpo sorprende me, come è giusto che sia, ma soprattutto il mio accompagnatore, che sbinocolando pochi metri più in dietro ha assistito alla scena. Mi giro verso di lui per sincerarmi sull’esito del tiro e gli scopro un’espressione tra l’esultante e lo sbigottito mentre mi fa segno col pollice in su .“Bravo! Bravo! Non avevo mica capito che volessi sparare?! Così distante… con così poca luce!” mi dice. Mentre pronuncia queste parole rimette gli occhi sul binocolo e concitato esclama “Vince’ attento! Mi sa che è ferita! Se ne va!”.

La fuga del capriolo evidenzia le sue notevoli doti da saltatore
La fuga del capriolo evidenzia le sue notevoli doti da saltatore

Rimetto l’occhio sull’ottica e scorgo due sagome di caprioli che piroettano in prossimità dell’anschuss. Uno in particolare compie saltellando un andirivieni che, in effetti, mima i movimenti convulsi di un animale ferito. Ma osservando meglio la scena concludo che si tratta dei due classe 0 che spaventati dal fragore dello sparo sono accorsi verso la madre trovandola esanime. Mentre ci avviciniamo al punto dello sparo cercando di identificarlo nell’ombra della sera, Lamberto ed io ci scambiamo alcune riflessioni, finalmente parlando con un tono di voce udibile a entrambi. “Non è stata una bella scena! Quei due piccoli spaventati che cercavano protezione dalla madre morta e cercavano di destarla… ma perché non hai sparato a uno dei piccoli risparmiando la femmina?” mi chiede Lamberto. “Considera che i due “piccoli” tra poche settimane compiranno l’anno e quindi sono già dei soggetti perfettamente autonomi dalla madre. Inoltre la caccia di selezione si basa su criteri scientifici di prelievo, dove la tutela della consistenza della specie è l’obiettivo principale. I capi sono assegnati a ciascun cacciatore sulla base delle valutazioni numeriche frutto dei censimenti.

Si rende onore alla splendida F2 prelevata
Si rende onore alla splendida F2 prelevata

In questo modo, se il piano viene rispettato e completato, la distribuzione delle varie classi d’età nella popolazione mantiene un perfetto equilibrio. Ciò che sembra crudele ha un suo razionale, e anche se stasera ci ha fatto un po’ stringere il cuore, è per il bene della specie capriolo!”. Giunti sull’anschuss, troviamo la splendida femmina esanime. La palla l’ha raggiunta precisamente appena sopra il cuore, con un tiro chirurgico che l’ha fulminata sul posto. Le rendiamo gli onori e la ringraziamo, ognuno in cuor suo, per l’emozione che ci ha permesso di condividere questa sera.

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Vincenzo Frascino
Vincenzo Frascino, nato a Castrovillari (CS) nel 1977. Da più di vent’anni vive e lavora a Roma come medico specialista in Radioterapia Oncologica. Eredita la sua passione venatoria dal padre, in un territorio particolarmente vocato per la migratoria. Dopo i primi anni dedicati esclusivamente a colombacci, tordi e beccacce, approda alla caccia agli ungulati. Oggi pratica principalmente la caccia al cinghiale in tutte le sue forme, ma principalmente in braccata, e la caccia di selezione, in particolare al “folletto rosso”. La passione per la fotografia fa si che la sua reflex sia sempre nel suo zaino durante le varie uscite venatorie, immortalando gli istanti più significativi e la scene più emozionanti. Da anni collabora con la rivista specializzata Il Cinghiale International e altre riviste del settore, ed è co-autore di numerosi filmati venatori proposti da CAFF TV e Sky.

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