Abusi nei controlli sulla caccia, FIDC: “Una sentenza che fa parziale giustizia”

Si è concluso il procedimento nato dall’inchiesta sul decesso per infarto di un cacciatore durante una perquisizione.

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Controlli sulla caccia

Controlli sulla cacciaCome ha ricordato la Federazione Italiana della Caccia, si è concluso il procedimento nato dall’inchiesta sul decesso per infarto di un cacciatore durante una perquisizione. L’associazione si era presentata come parte civile. Raffaele Stano, all’epoca sovraintendente dell’allora Corpo Forestale dello Stato, Pasquale Salvemini, Angelo Nitti, Moisè Mario Salvatore Checchia, Domenico Barcone e Giulio Sasso – guardie venatorie volontarie del WWF – erano imputati dei reati di violenza privata, calunnia, falso, falsità ideologica, lesioni personali, morte come conseguenza di altro reato e detenzione abusiva di armi.

Vista la lunghezza del procedimento per alcuni dei reati ascritti è subentrata la prescrizione. Raffaele Stano è stato però condannato alla pena di tre anni e tre mesi di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni per uno dei reati di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, e non ancora prescritto. Anche gli imputati Pasquale Salvemini e Moisè Mario Salvatore Checchia sono stati riconosciuti colpevoli del reato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e condannati a due anni e sei mesi ciascuno. Fu proprio in occasione di uno di questi blitz che nel novembre del 2005 perse la vita il riccionese Sergio Botticelli, letteralmente spaventato a morte mentre, a caccia insieme a tre amici, fu costretto a spogliarsi fino a che morì per arresto cardiocircolatorio causato dallo stato di tensione, terrore e agitazione provocato dalla violenta azione degli imputati.

L’indagine iniziò nel 2005 a seguito della denuncia presentata dai familiari del defunto Botticelli e dai suoi amici cacciatori nonché dalla Federazione Nazionale della Caccia. Ma purtroppo la lunghissima durata del dibattimento di primo grado ha portato il Giudice a dover dichiarare la prescrizione dei reati di violenza privata e morte o lesioni come conseguenza di tale violenza, e contestati rispetto a questo specifico fatto. Solo parziale dunque la soddisfazione per aver visto sanzionato un comportamento gravissimo, reso ancora più odioso per essere stato messo in pratica da un rappresentante dello Stato e da un gruppo di persone che avevano deciso di anteporre la propria ideologia al ruolo di garante della legge, e quindi al di sopra delle parti, che avrebbero dovuto ricoprire.

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