Fine della campagna
“Oltre 154.000 persone hanno aderito a ‘Niente giustifica la caccia’“. É con queste parole che Almo Nature, azienda di proprietà della Fondazione Capellino e attiva nel settore del petfood, ha annunciato i risultati della campagna che prende di mira in maniera evidente l’attività venatoria. La Fondazione UNA è stata la più attiva nel controbattere a questa campagna, sottolineando proprio nelle ultime ore come la portata si sia “sgonfiata” e come non ci siano state risposte da parte della stessa Almo Nature a domande ben precise sui prodotti messi in commercio.
Il discorso delle crocchette
Proprio il post che ha sottolineato il totale delle adesioni è stato accompagnato da questa precisazione: “Ogni volta che si apre una discussione sulla caccia, c’è chi prova a spostare il discorso sulle crocchette, come se fosse un modo per evitare il punto. Per noi sono due piani diversi. L’industria del petfood (e, in generale, quella della carne) rappresenta un tentativo imperfetto di nutrire un numero enorme di compagni animali (e umani) rispettando la loro natura e le loro esigenze reali: i gatti sono carnivori obbligati e i cani onnivori. La caccia, invece, allo stato attuale, non risponde a un bisogno alimentare: è un’attività ricreativa con un impatto diretto e negativo sulla fauna selvatica e sugli equilibri degli ecosistemi“.
Condanna della caccia
In aggiunta, è stato incollato un link che rimanda alle risposte di Pier Giovanni Capellino, fondatore e Presidente di Almo Nature e della Fondazione Capellino. In particolare, Capellino ha così replicato all’accusa di immoralità, cioè la macellazione di animali per ottenere i prodotti da commercializzare e la contemporanea condanna della caccia: “L’etica guida ogni nostra decisione, anche quando comporta inevitabili contraddizioni. È vero: l’industria della carne — da cui deriva anche il pet food — causa sofferenza a milioni di animali. La caccia colpisce un numero inferiore di vite ma questo non cambia la natura del problema. Un giorno forse, come esseri umani, saremo tutti vegetariani e per cani (onnivori) e gatti (strettamente carnivori) potremo utilizzare la carne coltivata. Oggi però non siamo ancora lì. Come Almo Nature, abbiamo scelto che i profitti generati non siano ricchezza finanziaria a vantaggio di pochi e non generino ulteriore sofferenza: nascono dall’industria della carne, ma vengono restituiti alla natura attraverso i dividendi versati alla Fondazione Capellino e alla società degli umani grazie alle attività benefit condotte da Almo Nature stessa. Non diciamo che sia sufficiente. Ma è un passo concreto e di cambiamento significativo. Signori critici, guardatevi intorno e diteci chi fa meglio, non solo nel nostro settore ma in ogni campo economico. Abbiamo creato un modello unico: la Reintegration Economy. Non restiamo fermi: ci lavoriamo ogni giorno. Il fatto stesso che scriva queste righe lo testimonia“.
Scorrettezza oppure no?
Capellino si sofferma poi sulla scorrettezza del confondere il pet food con la caccia: “Alcune associazioni pro-caccia sostengono che, producendo pet food, non ci sia differenza tra il nostro fare economia e il loro divertimento, che origina dalla tradizione millenaria. È un argomento estremizzato, privo di logica: l’industria del pet food non ha nulla a che fare con l’attività venatoria“.




































