Caccia e Armi: Liguria, chiarimenti sulle munizioni al piombo per gli ungulati

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Cacciatore - Cinghiale - Cane - MunizioniCaccia e Armi: Liguria, Gruppo Cacciatori Finalesi alcuni chiarimenti sulla questione delle munizioni al piombo o monolitiche per la caccia agli ungulati.

A bocce ferme cioè quando le sfere hanno cessato di girare, si può azzardare un ragionamento sulla vicenda delle palle monolitiche. Il diciassette settembre 2012 il TAR Liguria decretava che l’istanza cautelare per la sospensione del calendario venatorio regionale, adottato per l’anno 2012 con atto amministrativo, doveva essere accolta. Accolta unicamente per quanto riguardava l’anticipo della data di apertura di alcune specie che la Regione Liguria aveva anticipato al 16 settembre 2012 invece che nella data consigliata dall’ISPRA del 1° ottobre e perché il Calendario Venatorio Regionale non prevedeva esplicitamente il divieto generalizzato di utilizzo di munizioni di piombo nelle cosiddette zone umide.

L’udienza collegiale del 17 ottobre confermava questa decisione. La Regione Liguria trasmetteva il decreto del TAR a tutti gli interessati lasciando intendere che si trattasse di un precetto del TAR rivolto a tutti i cittadini e non all’Ente che aveva redatto il provvedimento stesso – la Regione! Gli uffici regionali insistevano tanto in questa versione da ipotizzare che la mancata ottemperanza dei cacciatori a questo ordine nono rivolto a loro, potesse costituire la violazione dell’art 650 CP – norma penale che punisce la disobbedienza all’ordine legittimo dell’autorità – pur ammettendo che sino a quel momento non era stata individuata la norma necessaria per l’irrogazione di una sanzione amministrativa.

Questo stato di cose generò un periodo di caos assoluto. I cacciatori appartenenti a squadre di caccia al cinghiale hanno affollato le armerie per giorni, convinti che una autorità avesse emesso un ordine o un’ordinanza che vietava – erga omnes – l’uso delle munizioni di piombo. Si cercarono disperatamente le palle monolitiche in ogni dove, anche nelle regioni vicine e si sospese di fatto al caccia al cinghiale per tre giornate. Come ricorderete nessuno sapeva nulla, gli uffici interrogati proponevano le interpretazioni più stravaganti, avallando di volta in volta deliri comparsi anche sugli organi di stampa e nella rete. Chi riteneva che l’uso delle munizioni di piombo configurasse l’uso di mezzi non consentiti, altri- riportando un asserito, ma difficile da credere, parere giuridico – affermavano che detto uso potesse ricadere nel dettato dell’art. 650 C.P..

La mancanza di certezze lasciava spazio alle paure ancestrali del cacciatore che, annegato in una marea di regole spesso contraddittorie ed incomprensibili, sa di non essere mai al sicuro contribuiva a diffondere voci terroristiche che attribuivano a questo o a quel corpo di vigilanza l’orientamento sanzionatorio più inverosimile e quanto più assurdamente motivato. La confusione fu causata ed aumentò ulteriormente soprattutto per il fatto che nessuno, ebbe il coraggio di dire la verità: l’ordine del TAR era rivolto alla Regione che avrebbe dovuto adeguare i propri atti alla pronuncia del giudice amministrativo e non indirizzato ai cittadini su cui era stata scaricata, in cortocircuito, l’ordinanza.

Oggi ci chiediamo se la mancata comunicazione sia avvenuta perché questo semplice concetto non fu compreso da chi era preposto alla gestione dell’attività venatoria e se tale mancanza debba ancor oggi obbligare tutti i cacciatori che praticano la caccia al cinghiale o di selezione agli altri ungulati a munirsi, a loro spese, di palle monolitiche benchè non prescritte da nessuna legge. Oggi ci chiediamo, perché ancor oggi i diversi corpi di vigilanza eseguono controlli sul possesso di palle monolitiche da parte dei cacciatori anche se non ne risulta sanzionato alcuno per l’assenza del precetto che deve stare alla base di ogni sanzione e a riprova di quanto sopra affermato.

Oggi ci chiediamo, meditando questo avvenimento e altri di cui parleremo più avanti, se i 23.603 cacciatori delle 4 provincie liguri che hanno pagato € 2.124.270 di tasse regionali non avrebbero avuto diritto di ottenere dalla Regione Liguria perlomeno una informazione esatta e tempestiva che evitasse i ridicoli e penosi assembramenti nelle armerie che sopra abbiamo accennato. La Regione, le Provincie gli ATC e le Associazioni Venatorie in qualità di nostri sindacati perchè non ci hanno reso noto chiaramente quello riportato nel testo oppure lo dobbiamo scoprire da soli?
 

Gruppo Cacciatori Finalesi

( 28 febbraio 2013 )

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