Caccia e Territorio: Arezzo, agricoltori abbandonano l’ATC a causa dei troppi danni da parte dei cinghiali senza alcun tentativo serio da parte della Provincia di risolvere il problema.
Il Pdl contro la Provincia “Strappo indice di una situazione grave e delicata avanti con azioni e piani di controllo degli ungulati”. In campo i Consiglieri regionali del Pdl Stefano Mugnai e Paolo Ammirati con i colleghi della Commissione regionale Agricoltura Benedetti e Marignani e la Capogruppo Pdl in Provincia di Arezzo Lucia Tanti. Tira la corda oggi e tirala domani, ecco che lo strappo si è consumato, con le associazioni degli agricoltori che ad Arezzo han preso banchi e chicchi e hanno abbandonato, dimettendosi, gli Ambiti Territoriali di Caccia. Motivo? Le scorribande di cinghiali e altri ungulati che devastano loro campi e colture senza che la Provincia di Arezzo proceda a stipulare con loro un accordo sulla questione. “Il fatto ha del clamoroso e testimonia una situazione grave e delicata su cui più volte siamo intervenuti con sollecitazioni che, a livello regionale, qualcosa alla fine hanno prodotto. E ora tocca alla Provincia che, però, nicchia”. L’analisi arriva dal Pdl. La affermano i Consiglieri regionali pidiellini del territorio Stefano Mugnai e Paolo Ammirati, la ribadiscono i loro colleghi di gruppo in Commissione regionale agricoltura Roberto Benedetti e Claudio Marignani, la conferma la capogruppo del Pdl in Provincia di Arezzo Lucia Tanti che più e più volte ha suonato la sveglia proprio alla Provincia su un tema che mette quotidianamente a rischio molte, troppe imprese agricole del territorio.
Anche perché, pungolata dal Pdl, la Toscana qualcosina ha fatto: “Nel 2012 – ricordano i Consiglieri regionali – con l’approvazione del Piano regionale agricolo e forestale, si è ribadito il concetto di massimo controllo sugli ungulati. Lì vengono inoltre stabilite delle “densità obiettivo” basse rispetto a quelle storiche, delegando successivamente alle Province la fissazione dei tempi per la selezione degli ungulati con il parere vincolante dell’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ndr)”. E quindi avanti, incalzano unitamente alla Capogruppo Tanti: “Cosa si aspetta? Più di così gli agricoltori che devono fare? Sono stati inviati i piani di prelievo all’Ispra? A che punto siamo? Su!”.
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