Gestione del territorio
Si profila un duro colpo per la caccia alla migratoria e per la gestione del territorio in Toscana. Il nuovo piano faunistico rischia di andare nella direzione di una drastica riduzione numerica degli appostamenti fissi – attraverso rigidi limiti di densità, ostacoli agli spostamenti, blocchi sui cambi di titolarità e stop alle nuove autorizzazioni – rischiano di smantellare un patrimonio gestionale che conta migliaia di appostamenti potenzialmente interessati. Come UCIM (Unione Cacciatori Italiani Migratoristi), esprimiamo profonda preoccupazione per una scelta politica e amministrativa che si muove in direzione esattamente contraria alla tutela dell’ambiente.
I cacciatori danno più di quello che prendono
Gli appostamenti fissi vengono troppo spesso demonizzati da una narrazione ideologica e priva di fondamenta scientifiche. La realtà dei fatti racconta una storia completamente diversa: l’appostamento non è un mero luogo di prelievo, ma il fulcro di un’incessante opera di ripristino degli habitat e conservazione della biodiversità.
Lavoro quotidiano
Grazie al lavoro quotidiano, agli investimenti e alla passione dei cacciatori, queste aree beneficiano di:
Manutenzione attiva dei micro-habitat: Gestione dei livelli idrici nelle radure d’acqua, potature selettive e contenimento della vegetazione infestante.
Oasi di rifugio e alimentazione: Creazione di zone di sosta vitali non solo per le specie cacciabili, ma per l’intera avifauna migratoria e protetta, oltre che per anfibi e piccoli mammiferi.
Presidio del territorio: Contrasto al degrado ambientale, all’abbandono del suolo e al dissesto idrogeologico nelle aree più interne e svantaggiate.
“I cacciatori portano biodiversità: è infinitamente più quello che diamo al territorio in termini di cura, risorse e ripristino ambientale rispetto a quello che prendiamo con il prelievo venatorio”.
La richiesta
Mentre i progetti scientifici nazionali si orientano a dimostrare il valore ecologico degli appostamenti fissi come veri e propri custodi della natura, la Toscana pensa alla via delle limitazioni burocratiche. Chiediamo alla Regione un’immediata inversione di rotta: la biodiversità si tutela collaborando con chi il territorio lo vive e lo protegge ogni giorno, non ideando norme per ridurne la presenza. Difendere gli appostamenti toscani significa difendere il futuro dell’ambiente e di una tradizione millenaria. (UCIM – FEDERCACCIA)


































