Forte preoccupazione
Il Coordinamento Colombaccio Italia esprime forte preoccupazione e profondo disappunto per i contenuti della proposta del nuovo Piano Faunistico Venatorio della Toscana, in particolare per le norme che riguarderanno gli appostamenti fissi se tale documento di pianificazione verrà definitivamente approvato dal Consiglio regionale. Come gruppo di lavoro che opera per tutelare migliaia di appassionati della caccia al colombaccio, non possiamo ignorare il malcontento di una comunità composta da decine di migliaia di cacciatori e da migliaia di appostamenti fissi, una realtà che da decenni costituisce parte integrante della cultura e della tradizione venatoria toscana.
Capanni
I capanni non sono semplici strutture dedicate all’attività venatoria. Sono il frutto di anni di lavoro, cura e manutenzione del territorio. Innumerevoli appostamenti hanno contribuito alla conservazione e gestione di boschi, siepi e aree umide, diventando nel tempo autentici presìdi di biodiversità. Gli appostamenti fissi rappresentano inoltre veri e propri osservatori ornitologici permanenti, dai quali vengono raccolte, anno dopo anno, informazioni preziose sui flussi migratori, sullo stato delle popolazioni di numerose specie.
Rete di monitoraggio diffuso
Proprio grazie alla presenza costante dei cacciatori, questi luoghi costituiscono un’importante rete di monitoraggio diffuso che, in molti casi, ha contribuito e continua a contribuire alla raccolta di dati di interesse scientifico e gestionale, utili anche alla ricerca e alla pianificazione faunistica. Allo stesso tempo, essi rappresentano autentici presìdi del territorio, garantendo una presenza continua nelle aree boscate e rurali che spesso consente di individuare tempestivamente principi di incendio, situazioni di degrado ambientale o altre criticità, offrendo un contributo concreto alla tutela del patrimonio naturale nell’interesse di tutta la collettività. Per questo riteniamo incomprensibile una proposta che introduce nuove limitazioni e divieti generalizzati, soprattutto all’interno delle aree Natura 2000 e perfino delle aree semplicemente proposte come tali e nei SIR, senza che tali restrizioni trovino riscontro nella normativa europea o nazionale.
Minore fruibilità
Preoccupa in particolare l’impostazione che limita la possibilità di nuovi appostamenti, ne impedisce in molti casi la ricollocazione e, in alcune aree, ne riduce persino la fruibilità in caso di cambio di titolarità. Misure che rischiano di compromettere un patrimonio costruito in decenni di passione, sacrifici e investimenti da parte dei cacciatori. Chiediamo che il confronto torni ad essere fondato su dati tecnici, evidenze scientifiche e sulla conoscenza del territorio, evitando scelte ideologiche e divieti indiscriminati che finiscono per colpire una delle forme di caccia più radicate e diffusa. Il Coordinamento Colombaccio Italia continuerà a sostenere con determinazione i cacciatori di colombaccio e il valore degli appostamenti fissi, affinché venga riconosciuto il loro ruolo non solo nella tradizione venatoria toscana, ma anche nella conservazione degli habitat, nella raccolta di dati scientifici, nel monitoraggio dell’avifauna e nella gestione responsabile del patrimonio naturale e del territorio.
































