Caccia in Calabria: Non si è fatta attendere la replica di WWF Calabria verso Federcaccia.
Nel maldestro tentativo di assumere il ruolo di difensore d’ufficio della Regione Calabria, sempre così aperta e disponibile nei confronti di una certa parte, la Federcaccia finisce con l’arrampicarsi sugli specchi , non prima di aver dato ragione, senza neanche accorgersene, alla tesi del WWF secondo cui l’assessorato all’agricoltura si è adeguato pedissequamente alle loro decisioni, piuttosto che alle indicazioni e agli inviti del mondo ambientalista e ai documenti ufficiali dell’ISPRA.
Tutto il resto si rivela come un vano tentativo di sollevare cortine fumogene per nascondere gli errori di valutazione e le forzature che le stesse associazioni venatorie sono state costrette ad ammettere pubblicamente, con accuse e aspre polemiche interne, e che hanno determinato la prevedibilissima bocciatura del calendario venatorio da parte del TAR .
Ma, al di là dei singoli e numerosi casi di contrasto tra le varie “edizioni” del calendario venatorio (ben sei se si considerano anche le bozze!) e le indicazioni, specie per specie, fornite a luglio dall’ISPRA, resta il fatto incontestabile che, di volta in volta, la Regione ha adeguato i provvedimenti sulla base dei “consigli” e dei “documenti” delle associazioni venatorie.
Del resto è stata proprio la Federcaccia ad ascrivere a sé il merito di tale “rapporto privilegiato”, per cui davvero non si capisce perché avremmo dovuto tacere, specie a chi cacciatore non è, il livello di sudditanza e il disinteresse della classe politica in materia di animali selvatici. Se alla Federcaccia ha fatto comodo prima, fino a vantarsene, non si capisce perchè debba dispiacere ora far sapere che la Regione Calabria ha fatto da diligente segretaria.
Perché scegliendo di anticipare la caccia ad alcune specie prima (vedi Quaglia) e di prolungarla ad altre dopo (vedi Beccaccia), pur avendo la possibilità ed essendo stata invitata dal WWF a comportarsi diversamente, la stessa regione ha fatto una chiara scelta politica , favorendo chi gli animali li vuole uccidere “nel rispetto della legge” e rifiutando le proposte di chi, al contrario, si batte semplicemente perché gli stessi animali vengano maggiormente tutelati.
A leggere poi certe dichiarazioni sui censimenti degli uccelli fatti dai cacciatori, sembra quasi di trovarsi di fronte ad un sodalizio di scienziati tutti dediti alla ricerca piuttosto che alla fucilazione sul campo dell’ “oggetto della ricerca”; quando nella realtà gli abbattimenti si verificano senza nessun criterio, visto e considerato che sulle specie cacciabili, a detta della stessa “Guida alla disciplina della caccia” della Commissione Europea, le ricerche sulle specie cacciabili risultano del tutto carenti e soprattutto , senza nessun adeguamento degli abbattimenti alla reale consistenza delle popolazioni cacciate.
Del tutto risibile , da siffatto pulpito, la precisazione dell’appartenenza della fauna al patrimonio della collettività, come se non fossero loro ad appropriarsene con la violenza , in nome di una legge fatta a loro uso e consumo .
Infine, pur di sviare l’attenzione sui massacri di specie assolutamente innocue , adesso agitano lo spauracchio delle malattie portate dai piccioni (per cui i Veneziani dovrebbero essere tutti morti) o del pericolo per i pesci rappresentato dai Cormorani (altro che pesca a strascico, tonnare volanti e spadare!).
E massacrando ogni anno tordi, beccacce, allodole, merli, quaglie ecc. ecc. da quali tremende malattie ci libererebbero i signori della Federcaccia?
La classica favoletta Sì, certo gli animali sono belli, sono simpatici, fanno tenerezza. Tutti gli animali, soprattutto quelli selvatici: i cinghialotti, i cosiddetti “bambi”, i lupi, gli ibis sacri, le cornacchie, i cormorani, le nutrie, i piccioni torraioli, gli storni....
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