Confronto tra le parti interessate
Lo scorso 27 novembre 2025 si è svolto presso la sala Puccini della sede nazionale di Federcaccia il workshop dal titolo “Agrivoltaico: opportunità o illusione green?” con lo scopo di avviare un confronto tra le parti interessate sui possibili impatti derivanti dalla diffusione dell’agrivoltaico in Italia. Hanno preso parte ai lavori rappresentanti del MASE, delle Commissioni Parlamentari, dell’ISPRA, della Coldiretti, Università e altre istituzioni locali oltre naturalmente a Federcaccia, che ne è stata la promotrice, che hanno presentato propri contributi e punti di vista sull’argomento. Considerata l’importanza del tema trattato e del dibattito che ne è seguito, Federcaccia ritiene utile e necessario, oltre la cronaca, puntualizzare alcune considerazioni che meglio ne illustrano la posizione.
La tutela dei territori agricoli
Quanto emerso dal confronto è una generale preoccupazione per il rischio di una eccessiva diffusione dell’agrivoltaico, in considerazione degli ingenti incentivi messi a disposizione a livello nazionale. Si teme in particolare che una non attenta e programmata gestione delle domande dei progetti agrivoltaici possa compromettere la tutela di vasti territori agricoli nazionali. Dai dati forniti dal MASE risulta infatti che le domande di nuovi impianti, in certe regioni, hanno già superato le richieste di fabbisogno energetico previsto dal Piano Energetico Nazionale (PNIEC), mettendo così ulteriormente a rischio il territorio attraverso una accresciuta frammentazione e urbanizzazione del suolo agricolo. Un problema alla base, inoltre, è che non è stata effettuata una selezione a livello nazionale di quali aree agricole destinare o no all’agrivoltaico. Attualmente infatti, tutte le zone agricole nazionali sono potenzialmente destinabili all’agrivoltaico a meno che non soggette ad altra vincolistica preesistente.
Produzione di energia rinnovabile
Si è tutti concordi che sia necessario incentivare e incrementare la produzione di energia rinnovabile nel nostro Paese, come quella solare derivante dal voltaico, ma è lecito chiedersi perché si debbano utilizzare suoli agricoli produttivi, destinati prioritariamente alla produzione di derrate alimentari anche di pregio, invece di utilizzare suoli urbanizzati o altre aree con suoli compromessi. I dati esposti dall’ISPRA dimostrano infatti che il fabbisogno energetico previsto per l’agrivoltaico potrebbe essere tranquillamente soddisfatto attraverso la realizzazione del fotovoltaico sulle superfici urbanizzate delle aree industriali attuali senza quindi determinare ulteriori perdite di suoli agricoli. L’agrivoltaico, inoltre, è ancora troppo poco sperimentato nel nostro territorio e probabilmente solo poche tipologie di colture agricole possono convivere con la produzione simultanea di energia. Prima di promuoverlo e diffonderlo massicciamente sarebbe opportuna una sperimentazione scientifica e una professionale valutazione per individuare su quali colture e aree geografiche poter diffondere l’agrivoltaico nel territorio nazionale. Non va poi dimenticato che con l’agrivoltaico la produzione agricola viene comunque compromessa e ridotta e quindi la quota produttiva mancante dovrà essere acquisita annualmente da mercati esteri.
Gli studi sul fotovoltaico
Restano inoltre le problematiche degli impatti ambientali che sono ancora poco studiate e approfondite anche se la maggior parte degli studi effettuati all’estero sul fotovoltaico in aree agricole dimostrano impatti negativi molto elevati sulla biodiversità in genere. Nei confronti della fauna selvatica i problemi principali determinati dagli impianti agrivoltaici sono dovuti alla perdita e frammentazione dell’habitat, alle modifiche stazionali del clima fino ai problemi di collisione diretta; effetti negativi sono stati rilevati su tutte le principali categorie faunistiche (dagli insetti ai mammiferi) e tra le più vulnerabili vi sono sicuramente gli uccelli, in particolare le specie steppiche e migratorie. Altro impatto negativo è l’aspetto paesaggistico, in quanto trattasi di impianti particolarmente estesi e continui, normalmente di diverse decine di ettari, che quindi deturpano radicalmente il contesto sociale e paesaggistico di un vasto territorio. Numerosi infatti sono i casi di proteste e di iniziative locali per ostacolare alcuni di questi progetti attualmente in corso di realizzazione.
Quota energetica
La richiesta conclusiva emersa nel workshop è che venga valutata seriamente l’ipotesi di ridurre radicalmente la superficie di agrivoltaico prevista in modo da non incidere nella perdita di produzione agricola e soprattutto per evitare gli impatti negativi in termini ambientali e paesaggistici. La quota energetica mancante potrà essere facilmente recuperata prevedendo impianti fotovoltaici su suoli urbanizzati. Si auspica poi che l’agrivoltaico venga riservato solo a specifici progetti pilota, in determinate aree campione e con attente valutazioni non solo agronomiche, ma anche a livello di impatto sulla biodiversità. Visto infine l’alto valore ambientale delle aree prative e pascolive in Italia, si chiede inoltre di escludere tali tipologie di colture da ogni forma di impianto agrivoltaico (Ufficio Studi e Ricerche Faunistiche e Agro Ambientali Federazione Italiana della Caccia).





































