Adesione al progetto
Grazie anche al contributo dei cacciatori-monitoratori siciliani che hanno aderito al progetto “Verso il prelievo venatorio sostenibile della Lepre italica (Lepus corsicanus) in Sicilia buone pratiche e azioni di monitoraggio”, è stato possibile condurre una ricerca pubblicata nei giorni scorsi sulla Rivista Mammalian Biology (“Unveiling the gut microbiota of the Italian hare (Lepus corsicanus): a first characterization from Sicily”). Questo nuovo studio ha preso in esame il microbiota intestinale (ovvero l’insieme di tutti i microrganismi che vivono nell’intestino, in questo caso la componente batterica) di un campione di lepri prelevate nel corso del progetto. Per la prima volta in assoluto, lo studio ha caratterizzato geneticamente i phyla e le famiglie batteriche dominanti. Senza entrare troppo negli aspetti tecnici, per i quali si rimanda al lavoro originale, il microbiota delle lepri italiche esaminate era principalmente dominato da Bacillota e Bacteroidota, seguiti da Actinomycetota, con famiglie come Ruminococcaceae, Rickenellaceae e Bacteroidaceae prevalenti.
Metabolismo energetico
È importante considerare che il microbiota intestinale rappresenta un fattore chiave della biologia dell’ospite (lepre), che influenza l’assorbimento dei nutrienti, il metabolismo energetico, la funzione immunitaria, la resistenza alle malattie e il comportamento. Come si può ben comprendere, l’alterazione di queste delicate relazioni tra l’ospite e le comunità microbiche naturali (disbiosi) può ridurre la fitness individuale, sino a comprometterne la salute e la sopravvivenza. Per contro, un microbiota funzionalmente equilibrato è fondamentale per la salute dell’individuo e migliora le sue capacità di risposta ai cambiamenti ambientali e allo stress. Da studi effettuati in passato, principalmente su lepri europee in cattività, sappiamo che questi animali sono facilmente soggetti ad enteriti di varia natura, non di rado fatali. Inoltre, sono note alcune differenze nel microbiota delle lepri europee selvatiche rispetto a quelle allevate. Queste differenze sono legate principalmente alla dieta e all’ambiente, e potrebbero avere un impatto sulla salute e sull’adattabilità degli animali allevati quando immessi in natura. Una fase di adattamento della dieta e del microbiota potrebbe migliorare il successo dei programmi di ripopolamento e reintroduzione.
Miglioramento delle conoscenze
I risultati dello studio sulla lepre italica apportano un significativo miglioramento delle conoscenze in questa specie e forniscono un preciso quadro di riferimento della composizione del microbiota intestinale, utile anche per futuri studi comparativi ed ecologici applicati alla conservazione e alla gestione di questa specie endemica italiana, ad esempio nell’ambito dei prossimi progetti di reintroduzione e di ripopolamento. (Ufficio Studi e Ricerche Federazione Italiana della Caccia)

































