Cambiamenti di habitat
Sono passati quasi 40 anni da quando Lucio Dalla ci metteva in guardia, tramite uno dei suoi brani più famosi, dal lupo. Un invito a stare attenti al grande carnivoro che non può non essere rinnovato dopo aver letto le conclusioni di una ricerca scientifica apparsa sulla rivista dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti. Secondo questo studio, infatti, la specie avrebbe un certo timore nei confronti dell’uomo, ma questo non le impedirebbe di sistemarsi nei pressi dei centri abitati. In poche parole, il cambiamento di habitat non sarebbe traumatico, ancora meno quando si tratterebbe di un branco.
Urbanizzati o meno, poco cambia
La ricerca riguarda molto da vicino il nostro paese perché è stata condotta esaminando 44 luoghi dell’Italia centrale, Toscana ed Emilia Romagna in primis. Lo studio, curato da Istituto Konrad Lorenz per la Ricerca comparata sul comportamento dell’Università di Medicina Veterinaria di Vienna, si è avvalso anche del contributo di due atenei nostrani, quello di Parma e quello di Sassari. I 185 lupi esaminati sono stati suddivisi in base alla provenienza da aree urbanizzate o meno. Ebbene, quelli più urbanizzati si sì sono impauriti nell’ascoltare le registrazioni di suoni umani, ma con una certa cautela. Le registrazioni di voci umane, invece, hanno spaventato molto meno i lupi in branco.
Una prospettiva nuova
I risultati della ricerca scientifica appena descritta mettono a disposizione a questo punto una prospettiva nuova per quel che riguarda i rapporti tra uomo e lupo, conclusioni di cui non si potrà non tenere conto in futuro nella gestione della specie (in attesa di nuovi aggiornamenti sulla questione del declassamento).





































