Un grande uomo, un grande appassionato di caccia
Un uomo d’altri tempi, ma soprattutto un uomo innamorato della caccia. Sono queste le prime parole che mi vengono in mente pensando a Bruno Modugno, un ricordo che riaffiora in maniera nitida in una giornata che non è come le altre: il 28 gennaio del 1933, esattamente 93 anni fa, il celebre giornalista nasceva a Roma, il primo passo di una vita straordinaria e strettamente legata all’attività venatoria.
Il ricordo di 7 anni fa
Un uomo d’altri tempi appunto, l’impressione che ho avuto nel nostro primo e purtroppo unico incontro. Era il gennaio del 2019 quando mi arrivò, inaspettata, proprio una sua telefonata: aveva intenzione di invitarmi come ospite per la nuova puntata del suo seguitissimo programma, “Parliamo di caccia con Bruno Modugno”, dopo aver letto un articolo dedicato all’emergenza cinghiali. È stata un’esperienza che ancora conservo tra i miei ricordi giornalistici più preziosi: Bruno fu molto loquace e ospitale, mettendomi subito a mio agio e posso dire di aver avuto la fortuna di condividere anche il doppio viaggio in treno da Roma a Milano.
Un curriculum con la C maiuscola
Giornalista della Rai e poi fondatore di “Caccia e Pesca” su Sky, se n’è andato il 22 luglio del 2020 a 87 anni, giusto un anno e mezzo dopo quella puntata. Personaggio televisivo a tutto tondo, ha interpretato letteralmente a 360 gradi le sue passioni più grandi, vale a dire il giornalismo e l’attività venatoria. Nel suo curriculum, infatti, si scorgono incarichi prestigiosi come quello di primo presidente della Fidasc (Federazione italiana discipline con armi sportive da caccia), la conduzione del TG1 delle 13:30 negli anni di piombo, romanzi, scritture di soggetti e sceneggiature per il cinema e la televisione, oltre alla direzione di film e telefilm, senza dimenticare l’apprezzata e sempre puntuale collaborazione con Caccia Passione.





































