La caccia, quella vera
Il 22 luglio di venticinque anni fa scompariva Indro Montanelli. Giornalista, scrittore, intellettuale controcorrente, ma anche uomo profondamente legato alla caccia e al mondo rurale. “La caccia, quella vera, sono i balzi di gioia del tuo cane quando ti vede staccare, prima dell’alba, il fucile dalla parete… l’immersione nel bosco… il risveglio del padule… La caccia è questa, non la smania di ammazzare”. Così scriveva in una celebre risposta a un lettore, riportata più volte dalla stampa venatoria, ricordando che per il vero cacciatore il carniere non è mai il fine, ma soltanto una parte di un’esperienza fatta di natura, silenzi, amicizia e profondo rispetto per l’ambiente.
Il piacere venatorio
E ancora: “A me, di piacere, la caccia ne dava moltissimo, anche quando tornavo a casa a carniere vuoto dopo sei sette ore di scarpinata per monti e valli, spesso da solo perché la natura e il cane, che appartiene alla natura, basta a farti compagnia”. Nello stesso passaggio Montanelli spiegava anche: “Quello dell’uomo che esce da casa con la doppietta a tracolla non è il piacere di uccidere; è quello del ritorno alle sue ataviche origini nell’ambiente delle sue origini, quali sono il bosco e la palude”. Parole che raccontano meglio di qualsiasi definizione il significato più autentico dell’essere cacciatori.
Il riconoscimento FIDC
Per questo, Federazione Italiana della Caccia, allora presieduta da Giacomo Rosini, volle tributargli un riconoscimento speciale e lo insignì nel 1998 dell’onorificenza di “Gentiluomo Cacciatore”, riservata a personalità che, attraverso il proprio esempio e la propria opera, hanno saputo rappresentare i valori più nobili della caccia: passione, misura, cultura, rispetto della natura e difesa della libertà. A venticinque anni dalla sua scomparsa, Federcaccia ricorda Indro Montanelli non solo come uno dei più grandi giornalisti italiani, ma anche come un testimone autorevole di quella concezione della caccia vissuta come esperienza umana, culturale e profondamente legata alla natura. “Non ho mai scritto quello che non pensavo”. Anche per questo, il suo insegnamento continua a parlare ancora oggi. E mai come in questo momento avrebbe bisogno di essere ascoltato (fonte: Federcaccia).



































