Una etichetta inconfondibile
L’abito fa il monaco. Ogni tanto il celebre modo di dire andrebbe rivisto alla maniera di Manuel Fantoni, personaggio tra i più riusciti del film “Borotalco” di Carlo Verdone. In particolare, l’assenza della negazione è necessaria quando si approfondisce il successo commerciale di uno dei liquori più famosi del mondo, lo Jägermeister. Se l’amaro tedesco è così gettonato, lo deve anche e soprattutto alla sua etichetta inconfondibile e che non può non attirare il cliente: il logo rappresenta infatti un cervo le cui corna fanno da cornice a una croce. I cacciatori sanno benissimo che cosa significa questa immagine: la leggenda di Sant’Uberto, il protettore del mondo venatorio. Forse questo legame tra la caccia e lo Jägermeister non è nota a tutti, altrimenti non si spiegherebbe una predilezione per l’amaro da parte di coloro che con l’attività venatoria non vogliono avere nulla a che fare. Bastano due esempi per capire come il mondo animal-ambientalista si scandalizzi per delle inezie, senza accorgersi allo stesso tempo di come uno dei simboli della caccia sia proprio sotto al loro naso.
Una pubblicità che ha fatto epoca
Il primo caso è quello di Raz Degan, uno dei più celebri testimonial dell’amaro teutonico. Lo slogan “Sono fatti miei” ha fatto la storia delle pubblicità italiane, dominando la scena televisiva negli anni ’90, ma lo stesso Degan è un convinto anticaccia. Anche di recente, l’attore israeliano si è espresso apertamente contro l’attività venatoria, definendola “uno sport senza senso”. Inoltre ha più volte invitato i suoi follower sui social a firmare i referendum per abolire la caccia. Eppure nel 1995, anno di gloria dello spot che lo ha visto protagonista, il cervo era ben evidente nella bottiglia del liquore: anche senza la tecnologia di adesso, sarebbe bastato poco per capire a cosa si riferisse, ma forse l’impegno anticaccia è diventato tale soltanto dopo questa esperienza televisiva.

Uno shot prima dei concerti
Lo stesso discorso si può fare con una delle band hard & heavy più famose di sempre, i Guns N’Roses. Il frontman Axl Rose si è speso pubblicamente per condannare le crudeltà contro gli animali e gli zoo, mentre il bassista Duff McKagan si è scagliato a ripetizione contro l’industria delle pellicce, senza dimenticare l’ex batterista Matt Sorum, apertamente anticaccia e critico come non mai nei confronti dei vip che praticano l’attività venatoria. Tutto giusto e lecito, ma allora perché la band è associata in maniera indissolubile allo Jägermeister? In particolare, uno dei rituali del gruppo americano prevede diversi shot dell’amaro tedesco prima di iniziare i concerti, anzi il tastierista Dizzy Reed lo ha eletto la sua bevanda preferita.
La scelta del logo
L’azienda che produce il liquore non ha mai fatto mistero della propria etichetta. Basta visitare il sito web ufficiale e il disegno viene così descritto: “Il nostro logo accattivante è un riferimento alla leggenda di Sant’Uberto. Un tempo cacciatore selvaggio e spietato, finché un giorno nella foresta gli apparve davanti un possente cervo con una croce luminosa tra le corna. Questa visione portò a una completa trasformazione interiore e lo convertì in un combattente per un approccio più rispettoso alla natura e, in seguito, divenne il santo patrono dei cacciatori. Curt Mast (l’imprenditore che inventò l’amaro NDA) trovò che questa storia struggente si adattava perfettamente al suo potente elisir e adottò il simbolo del cervo in onore del vero Jägermeister”. Agli animal-ambientalisti basterebbe tradurre semplicemente il nome del prodotto per rendersi conto di cosa hanno di fronte: “Jägermeister” vuol dire “Maestro Cacciatore”, più chiaro di così si muore!




































