Leica Magnus 2,4-16×56

Da quando il marchio rosso dell’ottica tedesca ha preso di petto il settore dei cannocchiali da puntamento per gli appassionati c’è modo di valutare le prerogative essenziali che rendono uno strumento più o meno adeguato alle proprie esigenze.

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Il Leica Magnus montato su una carabina Sabatti Rover 870: l’obiettivo da 56 mm dà una certa imponenza, ma i favori che elargisce sul campo sono impagabili
Leica Magnus
Il Leica Magnus montato su una carabina Sabatti Rover 870: l’obiettivo da 56 mm dà una certa imponenza, ma i favori che elargisce sul campo sono impagabili

Gli strumenti ottici realizzati dalla Leica partono dalle mitiche fotocamere per giungere ai binocoli o ai lunghi con la particolarità del primo binotelemetro, grosso e pesante come un mattone: la definizione è del Maestro Carlo che da lungo tempo ne possiede uno e difficilmente lo lascia a casa vista l’intrinseca affidabilità del prodotto. Di strada se n’è percorsa molta e l’arrivo dei cannocchiali da puntamento e dei nuovissimi binocoli con le misurazioni corrette in base ai parametri oramai conosciuti da tutti ha posto la Casa ai vertici del settore. Detto delle ottiche da osservazione oggi ne prendiamo in esame una da mira di grande levatura: la Magnus 2,4-16x56i racchiude le prerogative per soddisfare un ventaglio pressoché totale di esigenze venatorie.

E’ bene partire da una considerazione: negli anni scorsi c’è stata fra i produttori di maggior caratura una corsa alla percentuale di luce trasmessa dalle proprie lenti e 1 o 2 punti in più venivano visti e proposti come un’entità di valore assoluto, tralasciando di sottolineare come questi scostamenti siano irrilevabili dall’occhio umano, pur nelle sue condizioni migliori fra cui si posiziona l’età del soggetto. Oggi si preferisce, e a ragione, puntare maggiormente ai valori che rendono più facile e meno stancante l’impiego del mezzo.

cannocchiale Leica
Anche l’oculare ha una certa imponenza che bilancia visivamente quella dell’obiettivo. Passando al suo contenuto troviamo la ghiera gommata per la regolazione degli ingrandimenti con rialzo di riferimento, la sede della batteria e la regolazione giorno/notte del puntino luminoso, l’anello gommato salva il sopracciglio e mette a fuoco il reticolo

I valori ottici percepibili

Se buttando l’occhio in un cannocchiale, ben posizionato rispetto alla corporatura del tiratore, si avrà l’oculare totalmente chiaro, senza la vignettatura periferica, e l’immagine risulterà nitida si sarà già a buon punto. L’ampiezza della pupilla di uscita è una misura fondamentale per facilitare l’acquisizione del soggetto mirato e Leica presenta quella di maggior valore sul mercato: più è ampia e minore sarà la ricerca della distanza esatta fra occhio e lente, fattore che a caccia, con le posture imposte dalla situazione, si rivela sovente essenziale per un tiro corretto ed eseguito con la dovuta solerzia. Il diametro delle lenti, qui in particolare dell’obiettivo, favorisce la trasmissione di luce con una percezione chiara e immediata del soggetto e di quanto gli sta intorno: serve anche quello per capire, se c’è un movimento in atto, dove la nostra preda andrà a posizionarsi (o almeno così si spera…) ponendo anticipatamente il reticolo nella zona giusta.

cannocchiale da caccia Leica
Il marchio rosso e la scritta in corsivo si distinguono ovunque. La torretta superiore ha i riferimenti per apportare le correzioni in elevazione. Agendo con una piccola brugola si fissa il punto zero in base alla propria munizione

La luminosità fornita dalle misure tiene conto del fattore 7: l’occhio umano, ripetiamo nelle sue condizioni ottimali, può usufruire del diametro della lente frontale pari al prodotto del suddetto fattore 7 moltiplicato per il valore dell’ingrandimento. Si danno quindi come entità massima di luminosità e ingombro dimensionale i 56 mm ricavati appunto dalla moltiplicazione 7×8. C’è poi un altro fattore molto utile, quasi determinante, per apprezzare lo strumento ricavandone un servizio ottimale: il rivestimento chimico delle lenti. I progressi dell’ultimo decennio in tale settore si sono rivelati fenomenali: si è approdati al risultato grazie alle simulazioni su calcolatore dove, in tempi assai ristretti, si sono sondate soluzioni in numeri che solo così è stato possibile raggiungere. Questi rivestimenti stratificati sui vetri ottici elidono i riflessi interni garantendo la trasmissione di luce di cui già si è parlato e insieme l’assenza di aberrazione cromatica, l’alonatura ai bordi del soggetto: i rami spogli di un albero sembrano creati apposta per tale verifica.

ottiche da caccia
La torretta di sinistra regola la parallasse e insieme la messa a fuoco del soggetto inquadrato

Un valore che sempre a caccia si rivela esiziale è poi il contrasto, in pratica lo stacco del soggetto dallo sfondo, sovente più importante della luminosità d’insieme: capita alle effemeridi, quei minuti che precedono o seguono il sorgere o il tramontare del sole, o in quei pomeriggi invernali  quando una scarsa luce lattiginosa confonde tutto. In simili occasioni una manciata di minuti in più insieme alla definizione del selvatico può far la differenza tra lo sparare o il rientrare a casa con le pive nel sacco.

ottiche da caccia
Cavato il cappellotto alla torretta di destra appaiono le indicazioni chiarissime in inglese e tedesco: ai movimenti corrisponde l’impatto del proiettile e uno scatto vale 1 cm a 100 m oppure 0.36 inc. a 100 iarde. Un allestimento ottimale per un impiego soprattutto venatorio

La meccanica

I vetri ottici sono la componente di base per un cannocchiale a cui si lega la parte meccanica: il reticolo è inciso sulla lente, nessun problema quindi anche con calibri dal forte rinculo, e riporta il punto luminoso centrale con le variazioni giorno/notte. I meccanismi di regolazione sono realizzati in acciaio e, senza dilungarci in aspetti tecnici, possiamo dire che a ogni scatto corrisponde un preciso spostamento del punto battuto, quindi anche la torretta balistica offre la certezza di mettere il colpo là dove si vuole, tornando al punto zero con assoluta regolarità. Questa prerogativa rappresenta un valore essenziale.

torrette balistiche Leica
La batteria per l’alimentazione del circuito elettrico inserita nella propria sede. Si notano i riferimenti per la luce diurna o notturna
cannocchiale Leica
Il nome dell’azienda spicca sul fianco destro dell’oculare

Non manca, considerato il massimo ingrandimento a 16x, la regolazione della parallasse posta sulla torretta di sinistra. In conclusione questo modello della linea Magnus si pone come prodotto di alta gamma e i valori in gioco lo indicano quale soluzione ottimale per il tiro a lunga distanza, sia a caccia che in poligono e in ogni condizione di luce; l’escursione poi degli ingrandimenti fino al limite minimo di 2,4x non pone limiti, se non di peso e ingombro, all’uso di quest’ottica per un tiro a bersagli ravvicinati e in movimento.

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