Un inizio d’anno “scoppiettante”
Se l’Italia piange, la Francia non ride. La tentazione di rivisitare il famoso proverbio in questa maniera è forte in ambito venatorio dopo aver letto quanto successo ai cacciatori transalpini in questo inizio di 2026. Il problema, come accade anche nel nostro paese, è rappresentato dagli animalisti che credono di avere il diritto di offendere una intera categoria con parole pesantissime.
Il post incriminato
La sezione francese della PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) ha diffuso nei giorni scorsi questo post sui social: “La caccia è soprattutto l’assenza dell’empatia e del saper vivere. Sparare per piacere e disprezzare gli altri fruitori della natura: sono dei sociopatici in completa libertà“. Il mondo venatorio transalpino ha reagito immediatamente, parlando di “offese” e “provocazioni gratuite”. Ma cosa è successo per scatenare la sigla animalista?
Generalizzare, generalizzare sempre
Tutto è nato dalla pubblicazione di una foto che mostrava teste e interiora di cinghiali a pochi metri da un ruscello a Seyches, piccolo comune non lontano da Bordeaux. L’indignazione è stata inevitabile e giusta, purtroppo poi è stata additata una intera categoria senza alcun distinguo, la tipica generalizzazione che spesso è così cara al mondo animalista.







































