No alla propaganda
Dopo il comunicato stampa rilasciato dal Movimento 5 stelle riguardo alle modifiche al Piano Faunistico Venatorio della Toscana, Arci Caccia ha analizzato le principali rivendicazioni: “Giusto per ricondurre le cose sul giusto terreno di sobrietà e sgomberare il terreno dalla propaganda che tanto sembra piacere a molti. La cosa si riduce a generici riferimenti in premessa all’apporto delle associazioni ambientaliste alla gestione. Ricordiamo che gli ambientalisti dovrebbero sedere di diritto nel più importante degli organismi, i comitati di gestione degli ATC. Cosa che da anni si rifiutano di fare”.
Appostamenti fissi
“Degli appostamenti si parla solo per le aree Natura 2000, con obbligo di Vinca (già prevista allo stato attuale e per la quale sembra basti una procedura semplificata) e con un limite di 0,8 capanni per kmq (sono sature solo 19 aree su più di 200). È, comunque, garantito il cambio di titolarità degli appostamenti. Il divieto di caccia alla migratoria (e non solo) nei valichi montani è operativo dal 1994, anno di entrata in vigore della legge 3. Non si capisce l’innovazione. Il limite al prelievo della volpe in tana a caccia (non in controllo) non è solo sbagliato, è ridicolo. La retorica sulla salvaguardia dei cuccioli, grottesca dal punto di vista tecnico e scientifico in ogni stagione, è incomprensibile in un mese in cui ancora non sono iniziati gli accoppiamenti”.
Procedura di infrazione
“La Strategia Europea per la biodiversità prevede “Ampliamento delle Aree Protette: Protezione legale di almeno il 30% delle terre e il 30% dei mari europei e italiani entro il 2030. Almeno un terzo di queste aree (10% del totale) deve rientrare in un regime di tutela rigorosa”. Nel piano si fa riferimento a questa normativa che dovrà essere applicata con il ventaglio di tutele previste dalla regolamentazione europea. In attesa della scadenza della moratoria che tra 7 anni, sembra, accantonerà definitivamente le munizioni in piombo, il Piano prevede un percorso graduale per la sostituzione con munizioni monolitiche dei capi destinati alla filiera e ribadisce il divieto contenuto nel regolamento Reach per l’uso delle munizioni in piombo nelle aree umide all’interno delle aree Rete Natura 2000. L’interpretazione (più favorevole al mondo venatorio) della normativa italiana è stata oggetto di procedura di infrazione ed è stata adeguata al regolamento. Fortunatamente l’obbligo previsto dalla normativa e recepito dal piano confina il divieto in zone appositamente cartografate permettendo al cacciatore di cacciare al riparo di complicazioni”.





































