Sabatti Mini Ranger: la doppiettina in calibro .410 Mag.

Sabatti Mini Ranger .410 - L’eccellenza della Sabatti nel settore venatorio e agonistico delle canne rigate è sempre affiancata da un’estesa produzione di canne lisce realizzate con la stessa cura seguendo i canoni dell’archibugeria e l’orientamento del mercato.

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La valigetta in cui viene consegnata l’arma: un pieghevole illustra una delle prime pistole prodotte da Ludovico Sabatti vissuto dal 1674 al 1745. L’esemplare fa bella mostra di sé al Museo Storico Nazionale di Artiglieria di Torino
Sabatti Mini Ranger .410
Sabatti Mini Ranger .410 – Pronti per partire: due cartucce sono incamerate e si nota l’estrattore monopezzo con ampi settori di presa sui collarini e gambo inferiore con astina superiore di guida per evitare impuntamenti. Di bel disegno il pulsante della chiave, un po’ italico e un po’ austriaco

Sabatti Mini Ranger – E’ innegabile come l’attualità armiera veda alcuni filoni predominanti su altri, logica conseguenza di esigenze venatorie dettate dalla presenza di certa selvaggina, e insieme dallo scoprire nuovi abbinamenti tra fucili e selvatici che danno all’arte dei seguaci di S. Uberto un diverso sapore. La predominanza degli ungulati in tante regioni vede le canne rigate primeggiare nelle richieste della clientela, con la canna liscia in posizione statica per quanto attiene il classico calibro 12: per contro è da osservare il fenomeno del 12/89 scelto da una parte di cacciatori che con un solo fucile potrà coprire il più ampio ventaglio di selvatici immaginabile, dalla quaglia al tacchino selvatico, oppure si passa direttamente al 28 o al .410 Mag., gioiellini di meccanica, di estetica e di rendimento balistico. Intrigante quest’ultima scelta perché impone al cacciatore un affinamento delle proprie capacità di tiro. Abbiamo avuto modo di impiegare sulle starne nella Tenuta Bonicelli di Ceresole d’Alba (CN) un’accattivante doppietta della Sabatti, denominata Mini Ranger, camerata proprio per la cartuccia .410 Mag. e, presentando questo fucile, riteniamo opportuno iniziare il discorso proprio dagli elementi essenziali della balistica. La pretesa di raggiungere con un piccolo calibro gli stessi risultati che si ottengono impiegando il classico calibro 12 è decisamente assurda: è vero per contro che si possono fermare opportunamente gli stessi selvatici, ma usando qualche accortezza non da poco.

Per rendersi conto di un tale asserto basta avere tempo e pazienza ponendosi di fronte a un bersaglio adeguato e comparando le rosate a parità di grossezza del piombo e in analogia di strozzature. Sottolineiamo il temine analogia perché le strozzature vanno in percentuale, non in valore metrico assoluto, e che quindi più si restringe il calibro, e quindi la sezione della canna, e minore sarà la diminuzione da apportare per raggiungere i valori noti, oggi indicati usualmente con le stelle. La carica di pallini è la dirimente primaria considerando come la carica piena normale del 12/70 sia di 36 g e quella del .410 Mag. sia di 19 g: quest’ultima non raggiunge il 53% dell’altra e qualcosa vorrà pur dire. Ci poniamo di fronte al bersaglio e sarà realistico rimanere intorno ai diciotto metri di distanza per verificare qualcosa di congruo e di facilmente ripetibile. In primo luogo si osserverà una rosata discretamente concentrata con la prima canna e, a seguire, la tendenza a un’ulteriore restringimento con la seconda. I fabbricanti infatti tendono opportunamente a questi risultati perché diversamente la dispersione vanificherebbe in pochi metri la presenza, nei settori in cui è suddiviso il bersaglio, di quei cinque pallini del diametro adatto al selvatico, tenuti come regola per l’abbattimento. Il diametro di rosata utile sarà poi sensibilmente inferiore a quello di un calibro 12: senza dilungarci sul discorso è chiaro come per abbattere il selvatico sia necessario sparare con rapidità e accurato puntamento perché ciascuno di questi due fattori si rivelerà essenziale nel raggiungimento del risultato. 

Sabatti Mini Ranger – La tecnica dell’arma

La doppietta Mini Ranger viene consegnata con una pratica valigetta in ABS di colore verde: ricomponendo il fucile si percepisce una sensazione di robustezza e di lavorazione accurata con un’impostazione tecnica dove si deve tener conto del prezzo. La dimensione della bascula integrale, giustamente contenuta rapportandosi al calibro, consente l’impiego dell’acciaio con una favorevole sensazione di compiutezza: il disegno evidenzia i fianchi lisci da cui sporgono i perni della meccanica tipo Anson & Deeley perfezionata, i pronunciati seni tondi a contornare la testa in cui è modellata la sede della chiave con il prolungamento della codetta superiore. Nella chiave si apprezza la leggera convessità che investe non solo il corpo, ma ugualmente la testa del perno integrale mentre il pulsante mostra un gradevole profilo allungato; all’apice della codetta sporge la slitta della sicura dotata di un rilievo per l’appoggio del pollice. Nel dorso piano viene inserito il coperchio inferiore a cui si collega il breve prolungamento del ponticello. Tale sistema rende più spedita la lavorazione delle parti interne, complementari a quelle del monobloc di culatta con cui vengono appaiate le canne ricavando i semipiani con l’innesto dei tenoni: le sedi di questi per contro vengono fresate nel corpo della bascula.

sabatti mini ranger calibro 410
Sabatti Mini Ranger .410 Mag – La valigetta in cui viene consegnata l’arma: un pieghevole illustra una delle prime pistole prodotte da Ludovico Sabatti vissuto dal 1674 al 1745. L’esemplare fa bella mostra di sé al Museo Storico Nazionale di Artiglieria di Torino

Tenute e chiusure risultano semplici ed efficaci: il perno inserito anteriormente viene sgravato dalla spinta in avanti del gruppo canne dall’appoggio del primo tenone, parzialmente a vista, che insiste nello spessore del dorso di bascula, e del secondo contro il blocchetto intermedio; la chiusura viene assicurata dalla slitta scorrevole sotto alla tavola con impegno nelle mortise posteriori dei due tenoni, quindi con una classica doppia Purdey. Da notare come l’aggiustaggio fra le parti sia finito dalle mani di un provetto armaiolo: lo si percepisce dai leggeri segni sui fianchi e sui punti interni dei tenoni a contrasto con le loro sedi nella bascula. Nella faccia piana si notano unicamente i fori per i due percussori, essendo pleonastica una terza chiusura. 

doppietta sabatti mini ranger
Sabatti Mini Ranger .410 Mag – Le punzonature sul fianco sinistro del secondo tenone

 

Sabatti Mini Ranger – Batterie, scatti, canne e calciatura

Le batterie corte mostrano i due denti di armamento sporgenti dal giro di cerniera, comandati, all’abbassamento delle canne, dai contrasti praticati nel testacroce. L’occhio passa su questi elementi notando, con piacere, le striature di frizione segno di un corretto tiraggio del fucile, foriero di una lunga durata. Gli scatti sono affidati a due grilletti sagomati e racchiusi nella guardia dall’ovale di buon disegno. I pesi di sgancio si rivelano piuttosto elevati con una media pari a 3.225 e 2.762 g: senza ritocchi, solo con un certo uso, si raggiungeranno valori ottimali. Le canne evidenziano foratura e raddrizzatura esenti da qualsiasi critica: la lunghezza è pari a 66 cm con camera di 76 mm (3”) e strozzature di ***/*. La linea di mira consiste nella bindella piana e ombreggiata con il mirino sferico in ottone: ecco, proprio per trovar qualcosa diremmo che la larghezza accomoda l’occhio nel puntamento, gratificandolo un po’ meno dal lato estetico se la si compara con la sezione delle canne. I legni a fondo chiaro, trattati per evidenziare sfumature scure di discreto effetto, presentano linee classiche pur con qualche digressione dalle regole della doppietta come l’impugnatura a pistola e l’astina a mezza coda di castoro. La prima soluzione è sempre più richiesta, anche nei due canne affiancate, stante la sua facilità di impugnatura; della seconda vanno apprezzate le corrette proporzioni e la funzionalità perché anche a canne calde non ci si scotta la mano. A terminare segnaliamo come alla nostra versione Standard si affianchi anche una Lusso con calciatura in noce di grado elevato; nelle opzioni per entrambi i modelli si ha a disposizione l’impugnatura all’inglese o a pistola, il monogrillo anziché il bigrillo, le canne da 71 anziché da 66 cm, la finitura tartarugata anziché lucida. 

doppietta in calibro 410 sabatti mini ranger
Sabatti Mini Ranger .410 Mag – Lo spessore delle canne in volata è ragguardevole: d’altra parte i piccoli calibri lavorano a pressioni un po’ più elevate dei medi. Apprezzabile la finitura con le zeppe incassate a regola d’arte e adeguato all’insieme il mirino sferico in ottone

Sabatti Mini Ranger – Conclusioni

Puntuale la Sabatti propone quello che la clientela ha in mente e l’ultimo in scala gerarchica dei piccoli calibri è diventato uno dei più richiesti nell’attuale mercato. La Mini Ranger ha tutte le carte in regola per ben figurare: impiegare un fucile di peso assai contenuto (2.300 g), dal rinculo inavvertibile, con una richiesta di maggior impegno da parte dell’utilizzatore è una risposta sensata e divertente per cacciare con sobrietà assaporando, come cantava il mai dimenticato Lucio Battisti, “nuove sensazioni, giovani emozioni…”. 

Grazie a Lorenzo Verra della Tenuta Bonicelli per l’amichevole accoglienza e la cordiale disponibilità in occasione delle prove sul campo.

Azienda agro turistica venatoria Tenuta Bonicelli – Via Madonna dei Prati nr. 37. CAP. 12040. Ceresole d’Alba (CN). Telefono +39.3289623945. Email: verra.lorenzo@libero.it  Sito web: www.riservadicacciapiemonte.it

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