Voti favorevoli e contrari
La proposta di modifica al Regolamento regionale 30 novembre 1999, n. 34 (Prelievo venatorio della specie cinghiale) ha ricevuto, nella seduta di ieri, parere favorevole a maggioranza dalla Terza commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria. I commissari di opposizione hanno espresso voto contrario ritenendo non adeguata la fase di coinvolgimento e confronto con le associazioni venatorie. Il documento, si legge nella relazione, mira a “raggiungere una maggiore efficacia nel prelievo del cinghiale e una più equa fruizione del territorio di caccia introducendo la caccia in girata e regolamentando quella in forma singola per garantire un utilizzo del territorio venatorio più equilibrato ed offrire uno strumento mirato per il controllo demografico della popolazione di cinghiale. Tutto ciò in base all’ordinanza n.1/2026 ‘Piano di azione nazionale per la cattura, l’abbattimento e il destino delle carcasse di cinghiale nelle zone indenni da Peste suina africana’ del Commissario straordinario alla PSA e al vigente ‘Piano regionale di interventi urgenti per il contrasto alla diffusione della PSA’, adottato dalla Giunta regionale nel 2024, che individuano la tecnica della girata tra i metodi di caccia previsti per il depopolamento del cinghiale e dispongono l’incremento del prelievo nel territorio regionale”.
Le osservazioni al documento
Nell’esprimere parere favorevole la Commissione ha predisposto alcune osservazioni al documento. Esse prevedono di: prestare particolare attenzione al rischio che la caccia in braccata vada a favorire la riproduzione dei cinghiali invece di contenerli; rendere note date e luoghi delle battute e delle azioni di caccia, attraverso la segnaletica e internet, a tutela dell’incolumità pubblica; prevedere un monitoraggio, entro aprile 2027, degli effetti raggiunti dalle modifiche al Regolamento.
Chi è stato ascoltato
Prima del voto la Commissione ha ascoltato i rappresentanti di Atc Pg 2, Atc 3, Cpa Terni, EnalCaccia, ArciCaccia, Associazione migratoristi, Coldiretti, Wwf, Cia, Federcaccia, Comitato cacciatori singoli e Libera Caccia che hanno riportato le articolate posizioni delle associazioni venatorie e ambientaliste, degli agricoltori e degli Ambiti di caccia in merito a: opportunità di modificare il regolamento per la caccia al cinghiale 20 giorni prima dell’apertura, introduzione di nuove forme di caccia, regolamentazione delle squadre, previsione di zone e settori esclusivi, attività dei cacciatori singoli, tutela delle produzioni agricole, sicurezza dei cacciatori, differenziazione tra aree vocate e non vocate, compatibilità delle nuove previsioni con le misure di contenimento della peste suina.
Più di un confronto
Ai lavori ha preso parte anche l’assessore regionale Simona Meloni, ricordando che le modifiche al regolamento sul prelievo venatorio della specie cinghiale “sono state oggetto di confronto in più occasioni, con le associazioni venatorie che esprimono molteplici punti di vista. Negli anni i danni all’agricoltura e gli incidenti stradali sono aumentati e quindi è evidente la necessità di un intervento e tutelare tutte le forme di caccia rappresenta un principio di equità. Bloccare questa riforma appare un tentativo di non cambiare nulla: meglio avviare una riforma parziale e progressiva piuttosto che rimanere immobili. La caccia deve basarsi non sui controlli ma sulla serietà di chi la pratica, che deve dichiarare numeri reali sugli abbattimenti, portati avanti in maniera preponderante dalle squadre. È necessario il massimo impegno per proteggere allevatori e agricoltori e raggiungere gli obiettivi indicati dal Commissario”. (fonte: Regione Umbria).

































