Uno dei portieri italiani più talentuosi
Solo una consonante distingue le parole “cacciatore” e “calciatore” e forse non proprio casualmente il legame tra attività venatoria e lo sport del rettangolo verde è molto stretto. Due, in particolare, sono i Mondiali in cui i grandi protagonisti erano anche grandi appassionati di caccia. Se il titolo del 1938 è stato conquistato, tra gli altri, da Silvio Piola, della spedizione trionfale del 2006 (di cui oggi ricorrono i 20 anni esatti) faceva parte un cacciatore con la C maiuscola, Angelo Peruzzi. Classe 1970, originario di Blera (provincia di Viterbo), è ricordato come uno dei portieri più talentuosi d’Italia, in grado di fare le fortune di squadre come la Juventus e la Lazio: quel 9 luglio 2006 (vittoria ai rigori contro la Francia) era il secondo di Gigi Buffon.
Non un semplice compagno di squadra
Peruzzi non scese mai in campo nel Mondiale disputato in Germania, ma ancora oggi viene ricordato come una delle presenze più preziose nello spogliatoio azzurro. A titolo di esempio si possono citare le parole di un altro campione del mondo, Daniele De Rossi: “Il suo valore va al di là di quello tecnico. Nel periodo più difficile per me durante il Mondiale del 2006, Peruzzi è stato il compagno che più mi è stato vicino”. La Coppa del Mondo vinta a 36 anni è stata per Angelo Peruzzi la più classica delle ciliegine sulla torta, il coronamento di una lunga carriera, costellata da tre scudetti, tre edizioni della Coppa Italia, tre della Supercoppa Italiana, una Coppa Uefa, una Champions League, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa Europea. Proprio dopo quel Mondiale, poi, si ritirò dall’attività agonistica.
Caccia, sempre caccia, fortissimamente caccia
E oggi cosa fa? La caccia è parte integrante delle sue giornate, visto che Peruzzi è tornato nell’amata Blera e non nasconde (come non ha mai nascosto) la passione per i boschi e tutto ciò che gravita attorno ad essi. In una recente intervista ha spiegato come trascorre la sua vita nel Viterbese: “A casa ci sto poco. Curo i miei interessi immobiliari e soprattutto sto all’aria aperta: il mio terreno, i miei boschi, i funghi, la caccia al cinghiale. La famiglia, gli amici, le cose semplici che mi fanno star bene. Il calcio è diventato un cinema, non fa per me”. Infine, un cenno anche a uno dei soprannomi che gli hanno affibbiato in carriera per via della sua stazza e che ha a che fare (ancora una volta) con la caccia: “Mi chiamavano Cinghialone? Non mi piace, preferisco Tyson, me lo mise Liedholm”.

































