L’Italia di fine secolo
Il processo per la scandalo della Banca Romana (il primo di tipo politico-finanziario nella storia del nostro paese) è appena cominciato, Francesco Crispi sta per dimettersi e formare un nuovo Governo e tutti (ma proprio tutti) cantano “Torna a Surriento”. È questa l’Italia del 1894, più precisamente quella che avremmo potuto visitare e scoprire il 26 maggio di quell’anno: non è una data casuale, perché esattamente 132 anni fa veniva fondata l’Unione dei Tiratori Italiani, ente sportivo destinato a durare appena 16 anni ma in grado di gettare le basi organizzative per il tiro sportivo nazionale. È un nome di cui forse oggi ci si è dimenticati ma se il tiro a segno italiano è quello che conosciamo lo dobbiamo anche a questa “creatura embrionale”.
Prima dell’UTI
Come si arrivò esattamente a fondare l’UTI? Le società di tiro a segno, per lo più a scopi militari, erano sorte un po’ in tutta Italia su iniziativa di un “insospettabile”, Giuseppe Garibaldi. Era stato approvato persino un Regio Decreto subito dopo l’Unità d’Italia per sostenere economicamente queste società e già nel 1863 era stata organizzata la prima gara in assoluto (con un invitante montepremi di 100mila lire dell’epoca, equivalenti a circa 75mila euro odierni). Il passaggio successivo fu quello dell’istituzione del Tiro a Segno Nazionale, nel 1882, ma a quel punto diventava necessario curare nel dettaglio gli aspetti sportivi di questa disciplina. Ecco allora l’illuminazione: il 26 maggio del 1894 nacque l’Unione Tiratori Italiani, fortemente voluta da Arturo Magagnini, redattore della rivista “Il Tiratore Italiano”. D’altronde, le società di tiro in Italia erano ben 600 (con il Piemonte e la Lombardia a fare la parte del leone) e un maggiore coordinamento serviva come il pane.
Momento magico iniziale
Il primo presidente fu il senatore Luigi Roux che sancì la nascita dell’UTI presso la sede del Municipio di Milano. Probabilmente neanche i più ottimisti si attendevano un esordio tanto promettente come quello che poi sarebbe diventato realtà: la battaglia di Adua del 1896 e l’impennata pazzesca delle spese militari contribuirono ad aumentare le antipatie nei confronti di questi investimenti e le simpatie verso il rilancio del tiro a segno, considerato un ottimo elemento di risparmio per quel che riguardava i costi degli armamenti. Le agevolazioni concesse all’UTI dalla politica di fine ‘800 e la scelta di presidenti “pesanti” come, ad esempio, Menotti Garibaldi e Giuseppe Zanardelli, resero ancora più magico questo momento.
L’evoluzione dell’Unione
Ben presto, però, ci si accorse che il tiro a segno andava riorganizzato per una più efficiente preparazione militare, tanto è vero che nel 1909 venne messo a punto un progetto di legge per obbligare tutti i cittadini agli esercizi militari, compresi quelli legati al tiro. Ecco allora che l’UTI non aveva più senso di esistere così come era stato concepito inizialmente, con la conseguente trasformazione in UITS, l’Unione Italiana Tiro a Segno, nel 1910. Sedici anni possono sembrare pochi, ma in questo caso hanno fatto decisamente la storia di una delle discipline sportive più gloriose d’Italia.




































