Wilderness Italia sull’abbattimento dei lupi in Italia

Wilderness Italia sull’abbattimento dei lupi in Italia; AIW commenta un recente comunicato sulla questione diffuso dall’organizzazione Life Wolfnet.

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AIW - Associazione Italiana Wilderness
AIW – Associazione Italiana Wilderness

Associazione Italiana Wilderness replica alle affermazioni di Life Wolfnet sull’abbattimento del lupo in Italia; hanno calcolato che in Italia negli ultimi tre anni siano stati uccisi 115 lupi ad opera di varie forme di “bracconaggio” o comunque per cause umane.

Uccidere un animale inserito nella lista dei protetti, ai termini di legge è sempre e comunque bracconaggio, anche se a volte può essere atto di difesa di propri interessi o di rivalsa per danni subiti e mai pagati dallo Stato (Stato che però condanna salatamente chi si permette di uccidere un lupo!).

Hanno scritto che la morte di 115 lupi (ai quali onestamente bisogna aggiungere quelli della mortalità naturale) ne metterebbe a rischio la specie, senza spiegare all’opinione pubblica come mai negli USA, dove nei soli Stati dell’Idaho e del Montana (dove la specie è stata reintrodotta 15 anni fa con iniziali 35 esemplari) pur avendone uccisi ben 2.300 nei soli ultimi anni, la popolazione non sia affatto a rischio estinzione (o vogliamo credere che i lupi americani abbiano una prolificità che non hanno i lupi italiani, i quali, al contrario del noto “machismo” latino, non sarebbero all’altezza degli umani?).

Nel 2010 stimai la presenza di 4.500 lupi in Italia, con una mortalità tra naturale ed umana di oltre 1.200 individui tra il 1970 ed il 2010. Ed il lupo anziché estinguersi è aumentato a dismisura (anche col probabile aiutino dei nostri cugini francesi!). Loro, quelli del Life Wolfnet, oggi ci vengono invece a dire che in Appennino sono solo 1.500: e chi ci vuole credere ci creda, perché solo loro sanno come si sia giunti a questa cifra (che fino a pochi mesi or sono lo stesso massimo esperto italiano – il Prof. Luigi Boitani – ha ammesso di non conoscere!).

Strano, poi, il fatto che oggi con migliaia di lupi ufficialmente riconosciuti come presenti, si faccia più “rumore” mediatico nel sostenerne la protezione, di quanto se ne fece quando veramente ce n’era bisogno (anni ’70/’80 del secolo scorso, quando detto “rumore” lo pagavamo tutto di tasca nostra!). Che sia per il fatto che oggi ci sono i progetti Life con i loro numerosi “incaricati” mantenuti dai lauti finanziamenti europei?

Perché non si fanno invece pressioni sul Governo affinché stanzi i danari per indennizzare, come si dovrebbe, i danni dei lupi, anziché spenderne in inutili ricerche di biologia e, magari, per potenziare una altrettanto inutile sorveglianza anti-bracconaggio e, rasentando il ridicolo, una specie di “RIS dei lupi”? Cioè, per impedire altre morti, quando della riduzione del numero dei lupi ce ne sarebbe bisogno più che in America. Ed anzi, sarebbe auspicabile anche una modifica alla legge che tutela il lupo, affinché, proprio per meglio assicurarne la sopravvivenza, se ne permetta il controllo numerico mediante abbattimenti programmati!

Può sembrare una contraddizione, ma è solo così che si può impedire la crescita dell’odio verso il lupo ed allontanare la paura che il lupo suscita in tanti. Invece che si fa? Di fatto si costringono gli allevatori all’illegalità, neanche fossero a tale compito delegati dallo Stato, che, così, se ne lava le mani del problema.

In tutte le nazioni del mondo abitate da lupi, essi sono legalmente cacciati per mantenere basso il loro numero, ovvero in equilibrio con le risorse naturali e le attività sociali degli allevatori: da noi invece si richiedono maggiori azioni atte ad impedire che ciò avvenga! Intoccabili poi, proprio quelli “alpini”, che ragione, logica e scienza dovrebbero indurre ad eliminare del tutto in quanto animali inquinanti la popolazione autoctona dell’Appennino, il Canis lupus italicus.

Di fatto, in modo assolutamente antidemocratico ed illiberale, si pretende che siano gli allevatori a mantenere la nostra popolazione di lupi. Non sarebbe invece il caso – come avviene in TUTTE la Nazioni con popolazioni di Lupo –  che lo facesse lo Stato, anziché spendere altri soldi per “un approccio attento e professionale, teso alla reale conoscenza del fenomeno e a supportare con concretezza gli allevatori che, in alcune zone, risentono degli effetti della presenza del lupo”?

Concretezza, concretezza, ragionevolezza ed onestà intellettuale, perché latitate così tanto in questo Paese di ipocriti, mistificatori, burocrati e predicatori di belle ma poco sensate idee?

Franco Zunino

Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness

( 12 gennaio 2015 )

 

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